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  • sabato 23 marzo 2019

Il ciclismo del 2019

Le gare più importanti, i favoriti e un po' di altre cose utili o curiose, visto che da oggi si inizia a fare sul serio con la Milano-Sanremo

di Gabriele Gargantini
Una tifosa al Tour de France del 2016(Charlie Crowhurst/Getty Images)

In questo 2019 un ciclista come Vincenzo Nibali ha già percorso più di duemila chilometri in gara, più qualche altro migliaio in allenamento. E ci sono corridori professionisti che hanno già gareggiato in Belgio, Colombia, Australia e Emirati Arabi Uniti. Eppure, per molti, il vero inizio della stagione ciclistica è sabato: perché c’è la Milano-Sanremo, la prima corsa davvero nota e importante dell’anno. A cui seguiranno, ad aprile, il Giro della Fiandre, la Parigi-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi (altre tre “classiche monumento”), a maggio il Giro d’Italia e a luglio il Tour de France. Insomma: è il momento buono per fare il punto della situazione, appuntarsi i giorni in cui fingersi malati al lavoro, provare a fare qualche previsione e farsi venire un po’ di voglia.

Prima, un rapido riassunto degli ultimi tre mesi
La stagione del ciclismo professionistico è iniziata in Australia a gennaio, con una corsa a tappe in cui il problema principale è stato il gran caldo. L’ha vinta il sudafricano Daryl Impey, già vincitore nel 2018. Le altre gare di un certo livello sono state la Omloop Het Nieuwsblad (che si corre nelle Fiandre e prende il nome da un giornale), la Strade Bianche (in Toscana, con molti tratti sterrati) e tre corse a tappe di una settimana circa: lo UAE Tour, la Parigi-Nizza e la Tirreno-Adriatico. Le corse di un giorno di Fiandre e Toscana sono state vinte da Zdeněk Štybar e Julian Alaphilippe, che corrono per la squadra fin qui più forte: la Deceuninck – Quick-Step (l’erede di quella che un po’ di anni fa era la Mapei). La Parigi-Nizza l’ha vinta Egan Bernal, giovane e promettentissimo scalatore colombiano della Sky. Le altre due corse a tappe le ha vinte Primož Roglič, che ha 29 anni e fino al 2011 di lavoro faceva il saltatore con gli sci.

E poi c’è la Milano-Sanremo
Si corre oggi, sabato 23 marzo, e parte davvero da Milano e arriva davvero a Sanremo. Si definiscono “classiche monumento” le cinque corse di un giorno più antiche, note, ambite e quindi difficili: la Milano-Sanremo è anche nota come “Classicissima”, perché è ancora più “classica” delle altre e da più di un secolo è rimasta praticamente invariata. Una volta Fausto Coppi la vinse con un tale vantaggio sul gruppo che il telecronista Niccolò Carosio disse, all’arrivo: «Primo Fausto Coppi. In attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo».

È lunga 291 chilometri ed è l’emblema del perché il ciclismo non piace a quelli a cui non piace. Gran parte della gara consiste quasi sempre nell’attendere i chilometri finali in cui ci sono due possibili esiti: qualcuno riesce ad andare in fuga sul Poggio, una salitina poco prima di Sanremo e arrivare prima del gruppo al traguardo; il gruppo riprende i fuggitivi e fa una volata. Il Poggio non è una salita difficile ma lo diventa dopo tutti quei chilometri di gara, e perché tutti vogliono provare a stare davanti per vincere la prima classica monumento dell’anno. Per quelli a cui piace, piace per la storia, perché è la prima e perché si gioca tutta sull’attesa.

La Milano-Sanremo l’hanno vinta potenti velocisti come Mario Cipollini o, per chi ricorda cosa successe l’anno scorso, anche ciclisti di tutt’altro tipo, come Vincenzo Nibali. I favoriti, comunque, sono sempre i velocisti: quest’anno è lo slovacco Peter Sagan (e sarà così anche per le prossime corse) e l’italiano con più possibilità è Elia Viviani, della Deceuninck – Quick-Step.

Il Giro delle Fiandre
Si correrà il 7 aprile ed è una corsa ciclistica ma anche una sorta di grandissima sagra di paese, nelle Fiandre. Sarà lunga 267 chilometri e le sue difficoltà principali sono due: il pavé e i muri (salite brevi e ripide). E quasi tutti i muri sono in pavé. Il principio secondo cui una ruota fa fatica a girare su dei cubetti spigolosi – e le leggi della gravità – rendono questa corsa difficile per chi la fa e bella per chi la guarda. I muri più famosi sono il il Kappelmuur, il Paterberg e il Koppenberg.

Il Giro delle Fiandre è l’esatto opposto della Milano-Sanremo, perché già a 50 chilometri dall’arrivo possono succedere cose che determineranno l’esito della corsa. È una corsa su strade spesso strette, piene di curve e vento, in cui tutti vogliono stare davanti, su ogni muro. Nibali, che nel 2018 la corse per la prima volta, disse all’arrivo che gli era sembrato di stare in una lavatrice. Nel 1919 vinse Henri Van Lerberghe – un belga soprannominato “il pazzo” – che alla partenza si presentò senza bicicletta e prima dell’arrivo fece in tempo, si dice, a bere tre birre, perché aveva decine di minuti di vantaggio sul secondo.

Nessuno ha mai vinto il Giro delle Fiandre più di tre volte, e 69 volte su 102 ha vinto un belga. Il grande favorito è, di nuovo, Peter Sagan, che va forte in volata ma pure sui muri. Ma ci sono almeno una decina di corridori – molti dei quali belgi – sui cui calendari questa data è cerchiata in rosso, perché puntano a una vittoria. È invece difficile che vinca un italiano: quelli con qualche possibilità sono, comunque, Matteo Trentin e Gianni Moscon.

La Parigi-Roubaix
Si correrà il 14 aprile, è lunga 257 chilometri ed è tutta in pianura, parte da Compiègne ma arriva davvero a Roubaix. Ci saranno più di 50 chilometri in pavé con pietre molto più sconnesse di quelle del Giro delle Fiandre. È dal 2002 che alla Parigi-Roubaix non piove: ed è strano, visto dove si corre. È probabilmente la corsa giusta da far vedere a qualcuno che si lamenta della noia del ciclismo, in particolare se dovesse piovere. I tratti di pavé più noti e duri sono la Foresta di Arenberg e il Carrefour de l’Arbre ed è una delle poche corse che ancora finisce in un velodromo (come era comune nel Novecento). Il primo, alla fine, vince una pietra.

Anche se non dovesse piovere è una corsa diversa dalle altre, dove certe tattiche sono impossibili e i problemi frequenti. Il soprannome più diffuso di questa corsa è “Inferno del Nord” e si dice che un uomo inviato a testare il percorso della corsa, quando a fine Ottocento si pensava di crearla, disse che era un “progetto diabolico”, una “follia inutile”. Se invece volete una citazione un po’ più poetica, il ciclista Sean Kelly disse che «il pavé uno se lo deve sentire dentro» perché «correre sulle pietre vuol dire sfidare la modernità e per battere la modernità ci vuole molto sentimento». L’anno scorso vinse Peter Sagan, figuratevi quindi se non è tra i favoriti anche di questa corsa.

La Liegi-Bastogne-Liegi
Si corre il 28 aprile in Belgio: ma nelle Ardenne della Vallonia, non nelle Fiandre. È nota come “La Decana” perché esiste dal 1892 ed è la classica monumento più antica. Ma se ne parla anche come della “corsa degli italiani”, perché a Liegi c’è da decenni una grande comunità italiana e perché, tolto il Belgio, il paese con più vittorie è l’Italia. È lunga 252 chilometri ed è piena di salite e discese, ben più lunghe di quelle delle Fiandre. La novità di quest’anno è che è cambiato il percorso e l’arrivo sarà in pianura, a Liegi. Che è una novità, perché negli ultimi anni la Liegi-Bastogne-Liegi arrivava ad Ans. I suoi punti più famosi sono la Côte de La Redoute e la Côte de Saint-Nicolas, e dato il nuovo percorso è difficile trovare un favorito: il profilo ideale, comunque, è quello di un corridore in grado di resistere in salita ma anche bravo in volata, perché probabilmente ce ne sarà bisogno.

Il Giro d’Italia
Partirà da Bologna e arriverà a Verona, ma per farlo la prenderà larga e percorrerà più di 3.500 chilometri. Ci saranno tre cronometro, sette arrivi in salita e 46mila metri di dislivello totale. Il punto più alto sarà il Passo Gavia, a 2.618 metri. Le più belle tappe di montagna saranno il 24 maggio (con l’inedita salita del Colle del Nivolet), il 25 maggio (con 4mila metri di dislivello), il 28 maggio (Gavia e Mortirolo) e l’1 giugno (il cosiddetto tappone dolomitico). Il Giro finirà il 2 giugno con una cronometro. L’anno scorso il Giro lo vinse Chris Froome, dopo una notevole impresa nella tappa decisiva. Quest’anno Froome si concentrerà sul Tour de France ma al Giro ci saranno comunque molti dei più forti: l’olandese Tom Dumoulin, che vinse due anni fa; Simon Yates, che quasi vinse un anno fa; e Vincenzo Nibali, che vinse tre anni fa. E poi, entrambi con ottime possibilità di vittoria, Roglič e Bernal. Il Tour de France è ancora la corsa più importante, ma il Giro sta provando a colmare il distacco. Sarà anche la prima grande corsa a tappe in cui la squadra al momento nota come Sky correrà con un nuovo nome, delle nuove divise e un nuovo sponsor.

Il Tour de France
Il Tour de France sarà dal 6 al 28 luglio: con partenza da Bruxelles e arrivo, come da tradizione, sugli Champs-Élysées di Parigi. In Italia ci piace ogni tanto raccontarcela diversamente, ma così come la Parigi-Roubaix è la classica più importante, il Tour è il Tour. Un evento semplicemente più grande del Giro e uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo. Le salite sono meno difficili ma a fare la corsa dura sono spesso i corridori e la pressione intorno a loro. Ci saranno cinque arrivi in salita (La Planche des Belles Filles, Tourmalet, Foix Prat d’Albis, Tignes, Val Thorens) e diverse salite storiche, come il Tourmalet; ma anche alcuni arrivi inediti. L’ultima salita, dell’ultima tappa decisiva, quella di sabato 28 luglio, sarà lunga più di 33 chilometri.

La notizia è che per la prima volta dopo quattro anni non vincerà un corridore della Sky. Ma è molto probabile che a vincere sarà un corridore della Ineos, il nuovo nome della Sky. I favoriti sono infatti Geraint Thomas, vincitore un anno fa, e Chris Froome, vincitore nelle precedenti tre edizioni. Per dire chi saranno i principali sfidanti bisogna aspettare di vedere cosa succederà nei prossimi mesi, in particolare al Giro.

Il resto della stagione
La stagione ciclistica inizia il 15 gennaio e finisce il 22 ottobre, ma la maggior parte degli eventi più importanti sono da qui a luglio. Poi ci saranno: la Vuelta di Spagna, dal 24 agosto al 15 settembre e il Lombardia (l’ultima classica monumento dell’anno) il 12 ottobre. A fine settembre ci saranno anche i Mondiali di ciclismo nello Yorkshire, in Regno Unito: un paese in cui il ciclismo va molto forte negli ultimi anni. Non saranno le uniche gare, ce ne saranno ovviamente anche molte altre, ma un po’ meno importanti.

Il calendario femminile
Il ciclismo maschile continua a essere più seguito di quello femminile, che però negli ultimi anni sta crescendo molto sia nelle prestazioni delle atlete che nel seguito di pubblico. Le gare di ciclismo femminile sono tra l’altro spesso e volentieri meno controllate e bloccate di quelle maschili, cosa che le rende vivaci e imprevedibili. Non siamo però ancora al livello in cui il calendario maschile e quello femminile sono speculari. Non esiste, ad esempio, una versione femminile del Tour de France. Esiste però un sempre più importante Giro d’Italia femminile. Questo, comunque, è il calendario delle gare più importanti:

  • 7 aprile: Giro delle Fiandre
  • 28 aprile: Liegi-Bastogne-Liegi
  • dal 5 al 14 luglio: Il Giro Rosa
  • A fine settembre, i Mondiali in Yorkshire.

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