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  • domenica 29 luglio 2018

Chi è Geraint Thomas, il vincitore del Tour de France

Prima di oggi non aveva mai terminato tra i primi dieci un Grande Giro, e aveva iniziato il Tour da gregario di Chris Froome

di Gabriele Gargantini
(JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Geraint Thomas, corridore britannico del Team Sky, ha vinto il Tour de France, dopo essere stato in Maglia gialla dalla fine dell’11ª tappa, corsa il 18 luglio. Thomas ha 32 anni (non pochi nel ciclismo su strada) e prima di oggi non aveva mai terminato tra i primi dieci un Grande Giro; ha però vinto due ori olimpici nel ciclismo su pista, nel 2008 e nel 2012. Al secondo posto è arrivato l’olandese Tom Dumoulin, che era arrivato secondo anche al Giro d’Italia. Al terzo posto è arrivato Chris Froome, britannico della Sky, che invece l’ultimo Giro d’Italia lo ha vinto. Thomas è il primo gallese a vincere il Tour de France.

A inizio Tour, il favorito per la vittoria finale era Froome, che aveva vinto quattro degli ultimi cinque Tour e che nell’ultimo anno aveva vinto, nell’ordine, Tour de France, Vuelta di Spagna e Giro d’Italia. Thomas ha quindi vinto un po’ a sorpresa: perché non era mai andato così forte in vita sua e perché era al Tour per fare da gregario a Froome: il più forte corridore da corse a tappe dell’ultimo decennio e uno dei più forti di sempre.

I dati potrebbero far pensare che Thomas sia saltato fuori all’improvviso, a un’età in cui molti corridori iniziano invece a rendere meno che in passato. Ma non è così: Thomas è un forte corridore da anni, solo che in alcune occasioni è stato particolarmente sfortunato e in altre il suo obiettivo non era vincere, ma aiutare Froome a farlo. È un po’ una storia che si ripete. Nel 2012 il Tour lo vinse Bradley Wiggins: corridore britannico che arrivava dal ciclismo su pista e che la Sky – ricca e forte squadra britannica – trasformò in un vincitore di Tour de France. Dopo Wiggins fu il turno – per quattro anni, interrotti solo da una vittoria di Vincenzo Nibali nel 2014 – di Froome, che non arrivava dal ciclismo su pista ma è britannico ed era stato gregario di Wiggins. Ora è successo che abbia vinto Thomas: corridore gallese (quindi britannico), arriva dal ciclismo su pista ed è stato gregario di Froome.

(JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Thomas è nato il 25 maggio 1986 a Birchgrov, un quartiere di Cardiff, la capitale del Galles, e ha frequentato le superiori a Whitchurch: lo stesso posto dove hanno studiato, un paio di anni dopo di lui, anche il calciatore Gareth Bale e l’ex rugbista Sam Warburton. Thomas ha detto che da ragazzo provò a giocare a rugby, ma si accorse che gli altri si irrobustivano e crescevano, e lui no. Provò quindi un po’ di altri sport ma li scartò uno dopo l’altro. Ha per esempio detto di aver abbandonato il nuoto, nonostante fosse bravino, perché ci si allenava la mattina presto. Si dedicòs quindi al ciclismo su pista, ottenendo risultati sempre migliori. È rimasto un grande appassionato di rugby. Nel settembre 2015, annunciando che non avrebbe partecipato ai Mondiali di ciclismo su strada, scrisse su Facebook: «Piani per il futuro: guardare i Mondiali di rugby e sposarsi; ma non necessariamente in questo ordine».

Nella sua carriera da pistard, Thomas ha vinto tre Mondiali (nel 2007, nel 2008 e nel 2012) e due medaglie d’oro alle Olimpiadi di Pechino e Londra. La sua disciplina è stata l’inseguimento a squadre: quella in cui due squadre da quattro corridori ciascuna partono dai lati opposti della pista e vince chi ci mette il minor tempo a percorrere quattro chilometri o, caso molto più raro, raggiunge la squadra avversaria. È un tipo di sforzo diversissimo da quello richiesto per vincere un Tour de France. In un caso si tratta di essere veloce per pochi chilometri, su pista; nell’altro bisogna essere il più veloce nel percorrere migliaia di chilometri, resistendo a condizioni varie e, soprattutto, facendo svariate salite.

Nel 2005, durante un allenamento in Australia, a Thomas fu asportata la milza in seguito a una caduta causata da un pezzo di metallo staccatosi dalla ruota del corridore che gli stava davanti.

Nel 2008 a Pechino, Thomas partecipò – insieme a Wiggins – alla gara olimpica di inseguimento dopo che nel 2007 aveva già debuttato al Tour de France, finendo al 140° posto.

Paul Manning, Ed Clancy, Geraint Thomas e Bradley Wiggins, nel 2008 a Pechino (DANIEL GARCIA/AFP/Getty Images)

Nel 2012 Thomas, che ancora era un pistard, più che un ciclista su strada, vinse la gara olimpica di inseguimento. Wiggins non c’era più, perché era andato a vincere il Tour de France.

Per diversi anni Thomas ha quindi alternato le corse su pista a quelle su strada. Nella prima fase della sua carriera la strada però era un’attività secondaria. Parlando del suo primo Tour, corso nel 2007, ha detto: «C’erano gare in cui mi sentivo di poter dire la mia. Ma poi vai al Tour, capisci il divario e pensi: com’è possibile che qualcuno possa correre, per vincere, una gara in cui io faccio fatica anche solo ad arrivare alla fine?».

Thomas ha corso per molti anni insieme a Froome, facendogli sempre da gregario. I due corrono insieme dal 2008 e tra loro c’è solo un anno di differenza. Prima del 2010 Froome, che non arriva dal ciclismo su pista, era praticamente sconosciuto. Thomas aveva invece già vinto un oro olimpico. Tra i due, quasi tutti avrebbero puntato su Thomas. Invece, quello che diventò davvero fortissimo fu Froome, per motivi che un paio di anni fa spiegammo qui.

Anche dopo aver abbandonato la pista a favore della strada, Thomas restò un corridore da tutti considerato meno forte di Froome. Se ne parlava come di un affidabile gregario, molto forte a cronometro e sufficientemente bravo, ma non eccellente, in salita. Mentre Froome vinceva quattro Tour, un Giro d’Italia e una Vuelta, Thomas si faceva notare con dei buoni piazzamenti al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix e con una vittoria alla E3 Harelbeke (una classica del Nord Europa), una vittoria di tappa in una cronometro del Tour e, soprattutto, la vittoria nella classifica generale alla Parigi-Nizza del 2016, al Tour of the Alps del 2017 e al Giro del Delfinato del 2018 (tre corse a tappe di qualche giorno, non di tre settimane come il Tour).

Una buona sintesi della carriera di Thomas prima che vincesse questo Tour ci fu nella terza e ultima settimana del Tour del 2015. A pochi giorni dalla fine Thomas era quarto in classifica quando, per colpa del francese Warren Barguil, uscì di strada in discesa, sbatté contro un palo e cadde a terra.

A chi lo soccorse, chiedendogli come si chiamasse per accertarsi che non avesse avuto gravi traumi, rispose: «Chris Froome». Scherzava. Nell’incidente si ruppe gli occhiali, o forse li perse. Thomas è noto per usare un paio piuttosto particolare di occhiali da bici (gli Oakley Jawbones). La sera dopo l’incidente la sua compagna Sara Elen mise su Twitter una foto di un nuovo paio di quegli stessi occhiali, scrivendo: «Guarda cosa ho trovato». Lui condivise quel tweet scrivendo: «Ecco perché la sposerò». In effetti poi la sposò: a inizio ottobre, prima della fine dei Mondiali di rugby.

Nonostante la brutta botta, Thomas riuscì a risalire in bicicletta e arrivare con soli 40 secondi di distacco dai corridori con cui si trovava al momento della caduta. Due giorni più tardi, in una difficile tappa di montagna perse però più di venti minuti dal primo, Vincenzo Nibali, e finì il Tour al quindicesimo posto. In quel giro Thomas avrebbe potuto farsi notare con un ottimo piazzamento in classifica ma, forse per i postumi della caduta o forse per altri problemi di tenuta fisica, perse molte posizioni a un giorno dalla fine.

Quella caduta è stata solo una fra tante. Come ha scritto William Fotheringham sul Guardian, «il numero di lesioni accumulate dal gallese è leggendario». Non sempre per colpa sua: nel 2017 dovette per esempio ritirarsi dal Giro d’Italia dopo che, insieme ad altri, finì contro una moto della polizia che, senza preavviso, si era fermata nel posto sbagliato della strada.

Insomma: un po’ per errori o problemi suoi e un po’ per sfortuna, fino a oggi Thomas non era mai andato oltre un 80° posto nella classifica generale del Giro, un 69° posto nella classifica generale della Vuelta e due 15esimi posti al Tour de France, nel 2015 e nel 2016. Ma chi seguiva il ciclismo si era accorto da almeno un paio d’anni che era un corridore di alto livello: sempre ottimo a cronometro e in costante crescita sulle salite.

A chi segue poco il ciclismo e si chiede come possa Thomas, uno che fino a qualche settimana fa non era poi così noto ai non appassionati, aver vinto la più importante corsa ciclistica al mondo, si può rispondere con una serie di motivi.

Thomas è riuscito a migliorarsi anno dopo anno. In passato però non era stato quasi mai libero di fare la sua corsa e si era dovuto sacrificare (ma era il suo lavoro) per Froome; o comunque aveva avuto qualche problema nell’arco delle tre settimane. Quest’anno non ha dovuto aiutare Froome perché le situazioni dei primi giorni di corsa l’hanno portato ad avere una classifica migliore del suo capitano e, nella seconda parte del Tour, si è capito che Thomas andava più forte di Froome.

È probabilmente una conseguenza del fatto che Froome, così come Doumulin, abbia corso il Giro d’Italia. Thomas ha invece pianificato tutta la sua preparazione in funzione del Tour, senza pensare troppo alle altre corse. Tra quelli degli ultimi anni, comunque, questo Tour è stato quello con il maggior numero di forti corridori al via e nonostante qualche ritiro importante – per esempio quelli di Richie Porte o Vincenzo Nibali – c’erano molti avversari di altissimo livello. Nessuno è andato meglio di Thomas.

(PHILIPPE LOPEZ/AFP/Getty Images)

A chi si chiede come sia possibile che, fatta eccezione per la vittoria di Nibali nel 2014, il Tour sia stato sempre vinto da britannici (nonostante il Regno Unito non sia noto per le sue montagne), le risposte principali sono due: nel Regno Unito le corse su pista sono molto più seguite che in Italia (qual è l’ultima volta che avete visitato, o anche solo visto, un velodromo?); nel Regno Unito c’è la Sky, una squadra che negli ultimi anni ha investito tantissimi soldi nel ciclismo su strada.

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