• Mondo
  • giovedì 14 marzo 2019

Il Regno Unito chiederà un rinvio di Brexit

Il Parlamento ha autorizzato il governo a chiedere una proroga all'Unione Europea, che tra una settimana deciderà se concederla

(AP Photo/Francisco Seco)

Il governo del Regno Unito chiederà una proroga dei termini di uscita dall’Unione Europea, al momento fissata per il prossimo 29 marzo. La decisione è arrivata dopo che la Camera dei comuni ha approvato a larga maggioranza una mozione che autorizza il governo a chiedere il rinvio di Brexit: non più il 29 marzo ma il 30 giugno, a patto che venga trovato un accordo entro il 20 marzo. 412 deputati hanno votato a favore della mozione, mentre 202 hanno votato contro. Tra i contrari al rinvio di Brexit si sono schierati soprattutto alcuni deputati conservatori euroscettici e i membri del DUP, il partito della destra radicale nordirlandese.

Dopo il voto il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn ha criticato i fallimenti e il caos nel governo degli ultimi giorni e in particolare la prima ministra Theresa May e aggiunto che l’accordo da lei proposto «non è più una possibilità percorribile». Secondo Corbyn l’unica soluzione è l’accordo proposto dal suo partito, il Labour, che prevede una forma di unione doganale con il resto d’Europa.

L’Unione Europea dovrà decidere se accogliere la richiesta britannica nel corso del prossimo Consiglio, che si svolgerà il 21 marzo. Per garantire un’estensione dei termini previsti dall’Articolo 50, che come dicevamo fissa l’uscita al prossimo 29 marzo, è necessario un voto all’unanimità di tutti gli stati membri del Consiglio dell’Unione Europea. Secondo gli osservatori è quasi certo che l’Unione Europea concederà la proroga richiesta.

Rimane ancora aperta la questione di cosa faranno il governo e il Parlamento britannico se dovesse essere concessa la proroga. La prima ministra May ha già fatto intendere che punta a riproporre ancora una volta l’accordo sull’uscita che ha raggiunto con l’Unione Europea alla fine dello scorso anno (e che è già stato bocciato due volte dal parlamento, l’ultima martedì scorso). L’opposizione, invece, vorrebbe usare questo periodo per organizzare nuove elezioni oppure per tenere un secondo referendum. La fazione euroscettica del Partito Conservatore, infine, punta ancora a provocare un’uscita dall’Unione Europea senza accordo, il cosiddetto scenario del “no deal” (che può ancora capitare, anche se ieri la maggioranza dei parlamentari si è impegnata a evitarlo).

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di più, e migliori.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la newsletter, una quota minore di inserzioni pubblicitarie, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.