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  • mercoledì 13 marzo 2019

Il Parlamento britannico ha respinto il “no deal”

Cioè l'uscita dall'Unione Europea senza accordo: oggi si vota per chiedere una proroga di Brexit

(AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Il Parlamento britannico ha approvato una mozione non vincolante che chiede al governo di escludere la possibilità di uscire dall’Unione Europea senza accordo, il cosiddetto “no deal” ritenuto da molti una situazione potenzialmente catastrofica. Il voto è stata l’ennesima sconfitta per la prima ministra Theresa May, poiché è avvenuto su una mozione modificata da un emendamento a cui il governo era contrario. La mozione originale era contraria al “no deal”, ma in termini meno netti rispetto a quelli posti dall’emendamento. In tutto, 312 parlamentari hanno votato a favore della mozione emendata e 308 hanno votato contro. La mozione non è vincolante e in alcune circostanze il Regno Unito potrebbe comunque trovarsi fuori dall’Unione Europea senza un accordo.

Nella proposta presentata dal governo si diceva che la Camera dei Comuni rifiutava un’uscita senza accordo il prossimo 29 marzo, ma diceva anche che il “no deal” rimaneva comunque lo scenario predefinito se non fosse stato raggiunto un accordo tra Regno Unito e Unione Europea. L’approvazione della mozione emendata che esclude l’uscita senza accordo è arrivata a sorpresa. L’emendamento era stato presentato dalla deputata conservatrice Caroline Spelman ed è stato sostenuto da tutti i partiti di opposizione, mentre il governo ha cercato di bloccarne in tutti i modi l’approvazione.

In seguito al voto di questa sera, la ministra per le persone disabili Sarah Newton, che ha votato a favore della mozione, si è dimessa. Domani si terrà una nuova votazione in cui il governo chiederà ai deputati di autorizzare una richiesta all’Unione Europea per posticipare Brexit, fissata al momento per il prossimo 29 marzo, data dopo la quale il Regno Unito sarà considerato fuori dall’Unione. La mozione dovrebbe essere approvata da una larga maggioranza. Diversi leader europei hanno lasciato intendere che una proroga potrebbe essere accettata, ma in ogni caso ci sarà bisogno di un voto all’unanimità da parte del Consiglio dell’Unione Europea, che dovrebbe riunirsi nei prossimi giorni.

Non è chiaro cosa accadrà se la proroga sarà concessa, anche perché non è chiaro cosa dovrebbe cambiare durante il periodo di proroga. Molto dipenderà da quanto sarà lunga: fonti del governo britannico dicono di aspettarsi una proroga fino alla fine del 2019, mentre fonti europee dicono che è più probabile un’estensione di alcuni mesi. In questo periodo, il governo May potrà tentare nuovamente di far passare il suo accordo, potrebbe dimettersi o essere costretto a dare le dimissioni. Potrebbero esserci nuove elezioni oppure un secondo referendum.

Nella sua dichiarazione dopo il voto, May ha fatto capire che è ancora in cerca di approvazione per il suo accordo, bocciato ieri sera per la seconda volta. Ha detto che se il parlamento lo approverà, allora chiederà all’Unione Europea una proroga breve necessaria ad approvare i dettagli tecnici dell’accordo. Se invece non ci sarà un voto favorevole, dovrà chiedere una proroga più lunga, che servirà ad avere il tempo di tenere un eventuale secondo referendum.

Nonostante il voto di oggi, è ancora possibile che il Regno Unito esca dall’Unione senza aver raggiunto alcun accordo. Gli unici modi di evitare con sicurezza un “no deal” sono revocare l’Articolo 50 e quindi rinunciare a Brexit oppure raggiungere un accordo con l’Unione Europea per un’uscita concordata. L’unico accordo esistente al momento, però, quello raggiunto alla fine dell’anno scorso dalla prima Theresa May, è stato bocciato due volte da una larga maggioranza in Parlamento, l’ultima ieri sera.