Krzysztof Piatek dopo il gol segnato in Coppa Italia al Napoli (Getty Images)
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  • lunedì 4 febbraio 2019

Come mai tutti questi polacchi forti in Serie A

Piatek, Milik, Zielinski e gli altri non sono arrivati in Italia per caso, e non saranno gli ultimi

Krzysztof Piatek dopo il gol segnato in Coppa Italia al Napoli (Getty Images)

I campionati di calcio europei sono i più ricchi e competitivi al mondo e per questo accolgono giocatori da decine di paesi diversi: ciascuno dei cinque maggiori campionati del continente è formato per almeno il quaranta per cento da giocatori stranieri. In ognuno di questi campionati ci sono dei “blocchi” di giocatori che provengono da una cerchia ristretta di paesi esteri, a volte anche da uno solo. In Premier League, dove gli stranieri sono oltre il 67 per cento del totale, il numero di calciatori spagnoli (32) e francesi (29) supera di circa un terzo le altre nazionalità più rappresentate. Nella Bundesliga tedesca, per motivi culturali e linguistici, ci si affida di più agli austriaci, che rappresentano l’undici per cento del campionato. Nella Serie A italiana i brasiliani (34) hanno ormai distanziato gli argentini (24), più presenti in Spagna.

Come nel caso degli austriaci in Bundesliga e degli argentini in Spagna, queste “preferenze” possono essere motivate da ragioni culturali e linguistiche, ma anche dalla tradizione, dall’andamento del mercato e in alcuni casi dalle strategie dei club. Qualche anno fa, per esempio, il Catania era formato in prevalenza da giocatori argentini perché il club li riteneva più convenienti: alcuni di questi, come Alejandro “El Papu” Gomez e Lucas Castro, sono ancora qui. All’epoca anche l’Inter – squadra con una lunga tradizione argentina – ne aveva di più, e allora la Serie A era la loro destinazione preferita. Queste dinamiche però tendono a cambiare col tempo, e nell’ultimo decennio il campionato italiano ha aumentato l’acquisto di giocatori provenienti dai piccoli campionati dei paesi dell’ex Jugoslavia, dove si trovano alcuni dei migliori settori giovanili del continente. L’ultima tendenza di questo genere in Serie A sembra stia interessando invece i calciatori provenienti dalla Polonia.

Milik, Bereszynski e Zielinski in Napoli-Sampdoria (Getty Images)

Solo nell’ultima giornata di campionato ci sono stati tre marcatori polacchi: Krzysztof Piatek, nuovo acquisto del Milan, Arkadiusz Milik, da tre anni a Napoli, e Mariusz Stepinski del Chievo. Milik e Stepinski sono passati da Olanda, Germania e Francia prima di arrivare in Italia, ma Piatek è stato comprato direttamente dal campionato polacco, così come Karol Linetty, Bartosz Bereszynski e Dawid Kownacki della Sampdoria, Piotr Zielinski del Napoli e Pawel Jaroszynski del Chievo. Solo cinque anni fa i polacchi in Serie A erano sei; ora sono quattordici e sono la sesta nazionalità più rappresentata, peraltro con tanti giocatori in grandi squadre (per esempio Wojciech Szczesny, portiere titolare della Juventus).

C’è una ragione precisa dietro questo incremento. La situazione finanziaria dei club di Serie A, nonostante si trovi in lieve ripresa, non può ancora confrontarsi con quella della Premier League (il campionato più ricco del mondo), della Liga spagnola o con la storica solidità delle società tedesche. Questo vuol dire che le squadre di Serie A vengono spesso superate nel mercato quando si tratta di giocatori di qualità provenienti da campionati come Belgio e Portogallo, dai quali negli ultimi anni stanno uscendo alcuni dei più grandi talenti europei. La qualità dei movimenti calcistici di questi paesi alza notevolmente il prezzo dei giocatori prodotti. L’ultima cessione di rilievo del campionato belga, per esempio, è stata quella del centrocampista Youri Tielemans, ceduto due anni fa al Monaco per 27 milioni di euro a 19 anni; dal campionato portoghese, invece, la scorsa estate il Manchester United ha comprato Diogo Dalot, terzino diciottenne, per 22 milioni di euro.

La maglia di Wojciech Szczesny (Getty Images)

Per rimanere competitive anche sul mercato, le squadre di Serie A più attive nello scouting, come Genoa e Udinese, hanno quindi dovuto trovare nuove zone geografiche da “battere”: così facendo hanno trovato il campionato polacco e tante altre le hanno seguite. Da almeno un decennio la federazione polacca sta lavorando per ristrutturare il proprio campionato, ancora oggi fra i meno competitivi d’Europa nonostante i quasi 40 milioni di abitanti del paese. L’organizzazione degli Europei del 2012 ha dato una grossa mano con le infrastrutture, e oggi quasi tutte le squadre della prima divisione giocano in stadi nuovi o ristrutturati e dispongono di strutture societarie moderne, quello che serviva a un paese dalla storia travagliata ma con una lunga tradizione calcistica.

La strada è ancora lunga e il livello tattico del campionato è molto basso, ma i primi benefici li ha avuti la nazionale, che nonostante i pessimi Mondiali disputati in Russia dispone di tanti di giocatori di qualità oltre a quelli in Serie A: Robert Lewandowski del Bayern Monaco è uno dei migliori centravanti al mondo e Lukasz Piszczek da dieci anni è uno dei pilastri del Borussia Dortmund. Le giovanili dei club nazionali, su tutte quelle di Legia Varsavia e Lech Poznan, da tempo crescono molti giovani interessanti.

Per le squadre di Serie A i migliori giocatori del campionato polacco garantiscono quindi qualità e convenienza, e viceversa: ora quello italiano è il loro campionato preferito, persino più del vicino campionato tedesco. In Serie A hanno dato prova di ambientarsi facilmente e in pochi hanno deluso le aspettative (tra questi l’ormai ex promessa Rafal Wolski): la storia sorprendente di Krzysztof Piatek, scovato a Cracovia dal Genoa neanche un anno fa, comprato per meno di 5 milioni di euro e dopo sei mesi rivenduto a 35 milioni al Milan, ne è l’ultima prova.

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