Il primo film di Bollywood su un amore gay

Racconta una classica storia d'amore contrastata, ma questa volta tra due ragazze: ed è una notizia

Venerdì 1 febbraio è uscito nei cinema indiani Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga (Cosa ho provato quando ho visto quella ragazza), il primo film della prolifica industria cinematografica indiana – detta anche Bollywood, il corrispettivo indiano di Hollywood – ad affrontare direttamente il tema dell’omosessualità, raccontando la storia d’amore tra due ragazze come qualcosa di normale e non di perverso o immorale. La trama, scrive il Guardian, potrebbe essere quella di un qualsiasi film di Bollywood, dove l’amore proibito e contrastato va per la maggiore: un padre cerca di far sposare la figlia con uno scrittore che è innamorato di lei, ma lei rifiuta dicendo di amare già qualcun altro. Solo che stavolta questo “qualcun altro” è una ragazza.

Nella campagna pubblicitaria il tema del film non è comunque affrontato esplicitamente; il sottotitolo si limita a presentarlo come «la storia d’amore più sorprendente dell’anno». Questo anche per evitare proteste e danni contro i cinema che lo proiettano: quelli che nel 1996 proiettarono Fire, su una relazione lesbica tra due cognate, vennero infatti devastati dai fanatici indù. Ek Ladki verrà invece proiettato in zone più liberali, come la capitale Delhi, Mumbai e altre grosse città, ed è già stato presentato in un festival di cinema indipendente.

In India l’omosessualità è ancora un argomento controverso e soltanto lo scorso settembre la Corte Suprema indiana ha legalizzato i rapporti omosessuali, che erano considerati un reato a causa di una legge coloniale introdotta a fine Ottocento, che prevedeva tra le pene anche il carcere a vita. La legge era comunque scarsamente applicata. La regista di Ek Ladki, Shelly Chopra Dhar, ha detto che ora bisogna cambiare l’atteggiamento delle persone, come sta cercando di fare con il suo film.

Finora, infatti, i film indiani che hanno parlato di omosessualità l’hanno presentata come qualcosa di estremo e perverso. In Fire, per esempio, la protagonista si trova una donna come amante perché il marito non vuole più fare sesso con lei; in Heroine (2012) la protagonista sceglie di avere rapporti sessuali con le donne come «parte della sua decadenza morale». Ancora nel 2016 un personaggio gay del film Kapoor & Sons venne interpretato da un attore pakistano, Fawad Khan, perché nessun attore indiano famoso voleva la parte temendo un danno di immagine. L’omosessualità era stata trattata con naturalezza soltanto in Dedh Ishqiya, del 2014: il regista Abhishek Chaubey lo aveva però fatto servendosi di un espediente, evitando cioè di dire esplicitamente che le due protagoniste avevano una relazione e limitandosi a suggerirla; nessuno però avrebbe potuto dire con certezza che non si trattava di una forte amicizia.

Il film di Dhar fa parte di una serie recente di film di Bollywood che hanno affrontato temi controversi o proibiti: per esempio Veere Di Wedding (2018), che aveva un personaggio gay in un ruolo minore, è il primo a mostrare una donna che si masturba, e Pad Man (2018) ha raccontato la storia di Arunachalam Muruganantham, che introdusse gli assorbenti igienici in India. Per sfidare ancora di più gli stereotipi, Dhar ha ambientato Ek Ladki non in una grande città, ma in provincia, contraddicendo l’idea che l’omosessualità sia «una cosa moderna che viene dall’Occidente» e quindi si trova di più nei grandi centri, ha spiegato. Alla fine, conclude il Guardian, il successo del film dipenderà da una qualità molto tradizionale: se sarà divertente o meno. Dhar per prima ricorda che «la regola d’oro del cinema è saper intrattenere. Se non la segui, allora non fai cinema».

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