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  • giovedì 6 settembre 2018

La Corte Suprema indiana ha legalizzato i rapporti sessuali omosessuali

Erano illegali per via di una legge arcaica e ormai poco applicata, che però causava ancora ingiustizie e abusi

La Corte Suprema dell’India ha deciso che i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non sono illegali. I rapporti omosessuali erano considerati un reato dalla fine del’Ottocento, quando fu introdotta la cosiddetta “Section 377” che vietava tutti i rapporti sessuali “contro natura” e prevedeva pene che potevano arrivare al carcere a vita.

La legge – approvata quando l’India era una colonia britannica – era ormai scarsamente applicata, ma aveva comunque portato a qualche condanna e rendeva molto difficile la vita delle persone omosessuali nel paese. Il divieto di sesso omosessuale era stato abolito da un tribunale di Nuova Delhi nel 2009, ma era stato reintegrato dalla Corte Suprema quattro anni più tardi causando critiche e proteste. Nel 2013, infatti, la Corte Suprema aveva affermato che meno di 200 persone erano state condannate per atti omosessuali in base alla legislazione vigente e aveva rimandato la decisione al Parlamento. Gli attivisti dicono invece da tempo che la sezione di quel codice viene regolarmente utilizzata per ricattare e intimidire le persone non eterosessuali.

Nella lettura della sentenza di oggi, il giudice della Corte Suprema Dipak Misra ha detto che «criminalizzare il rapporto omosessuale è irrazionale, arbitrario e manifestamente incostituzionale». Ha anche detto che il sesso consensuale tra adulti in uno spazio privato non può essere negato, in quanto «è una questione di scelta individuale», e che le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali devono avere gli stessi diritti degli altri membri della società. E ancora: «L’orientamento sessuale è naturale e le persone non ne hanno il controllo». La decisione della Corte Suprema è stata unanime: tutti e cinque i giudici hanno votato a favore della depenalizzazione. Alcune parti della “Section 377” resteranno comunque in vigore: quelle che riguardano il sesso con gli animali e con i bambini.

Fuori dal tribunale erano in attesa decine e decine di attivisti che hanno cominciato ad applaudire e a piangere non appena hanno avuto la notizia.

La sentenza è arrivata dopo un ricorso presentato da alcuni attivisti sulla costituzionalità della “Section 377”: secondo i promotori, quell’articolo del codice penale violava i diritti fondamentali previsti dagli articoli 14 e 21 della Costituzione sul diritto all’uguaglianza e sul diritto alla vita. La Corte Suprema ha dato loro ragione. Un altro giudice, leggendo separatamente le proprie motivazioni, ha detto che la storia si deve scusare con le persone discriminate e con le loro famiglie per l’ostracismo e la persecuzione che hanno dovuto affrontare a causa dell’ignoranza della società.