I vincitori del festival di Cannes

"Fjord" del regista Cristian Mungiu ha vinto la Palma d'oro

Cristian Mungiu (AP Photo/Andreea Alexandru)
Cristian Mungiu (AP Photo/Andreea Alexandru)
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Con la cerimonia di assegnazione dei premi, si è conclusa la 79esima edizione del festival del cinema di Cannes. Ha vinto la Palma d’oro il film Fjord del regista e sceneggiatore rumeno Cristian Mungiu. È la seconda Palma d’oro di Mungio: nel 2007 Mungiu l’aveva già vinta per 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni

Fjord racconta la storia di una coppia pentecostale composta da un uomo rumeno e una donna norvegese che, dopo la morte dei genitori di lui, si trasferisce con i cinque figli da Bucarest alla Norvegia, in un isolato villaggio su un fiordo. Un giorno la loro figlia arriva a scuola con alcune contusioni che fanno nascere sospetti sulla rigida educazione religiosa della famiglia. Nel film, tra gli altri, recita Renate Reinsve, candidata come miglior attrice agli ultimi Oscar per Sentimental Value.

Il Grand Prix della Giuria, il riconoscimento più importante dopo la Palma d’oro, è andato a Minotaur, del regista russo Andrey Zvyagintsev, che attualmente non può tornare in Russia. Minotaur è un thriller politico ambientato nella Russia del 2022, nel periodo dell’invasione dell’Ucraina. Il protagonista è Gleb, dirigente d’azienda che con l’inizio della guerra perde clienti e collaboratori importanti e scopre anche il tradimento della moglie.

Il Premio della giuria è stato assegnato a Das Geträumte Abenteuer (The Dreamed Adventure) della regista tedesca Valeska Grisebach. Il film è ambientato al confine tra Bulgaria e Turchia, e racconta la storia di un’archeologa che decide di aiutare una sua vecchia conoscenza e si trova coinvolta in attività illegali.

Il premio Caméra d’Or è andato al film Ben’Imana della regista e sceneggiatrice Marie Clémentine Dusabejambo, del Ruanda.

Il premio per la miglior regia è stato vinto dai registi spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo per il film La bola negra, e dal regista polacco Pawel Pawlikowski per Fatherland. La bola negra è un film drammatico ispirato all’omonimo romanzo incompiuto di Federico García Lorca e alla pièce teatrale La piedra oscura di Alberto Conejero, coautore della sceneggiatura. Racconta le storie di tre uomini gay in tre epoche diverse, il 1932, il 1937 e il 2017. Fatherland invece è un film in bianco e nero, ambientato negli anni della Guerra fredda. Parla del ritorno in Germania dall’esilio statunitense dello scrittore Thomas Mann, insieme alla figlia Erika.

Il premio per il miglior attore è andato a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, per il loro ruolo nel film Coward, che parla di un giovane soldato che si innamora di un commilitone durante la prima guerra mondiale. Anche il premio per la miglior interpretazione femminile è andato a parimerito a due attrici: Virginie Efira e Tao Okamoto per i loro ruoli in All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, un film ispirato a un libro sulla corrispondenza epistolare tra una filosofa con un cancro terminale e un’antropologa medica.

Il premio per la miglior sceneggiatura è stato assegnato a Emmanuel Marre per il film Notre salut, un dramma storico che racconta la Resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale e il regime di Vichy. La Palma d’oro per il miglior cortometraggio è stata vinta da Para los contrincantes, del regista argentino Federico Luis.

La giuria di quest’anno era guidata dal regista sudcoreano Park Chan-wook, noto per Old Boy e No Other Choice. Ne facevano parte anche l’attrice statunitense Demi Moore, l’attore svedese Stellan Skarsgård (candidato all’ultimo Oscar come miglior attore non protagonista per Sentimental Value), il regista cileno Diego Céspedes, l’attore ivoriano Isaach de Bankolé, lo sceneggiatore irlandese-scozzese Paul Laverty, l’attrice irlandese-etiope Ruth Negga, la regista belga Laura Wandel e la regista cinese-statunitense Chloé Zhao.