Le rive del fiume Narva al confine tra Estonia e Russia. A sinistra, sulla riva occidentale del fiume si trova il castello di Hermann, a destra sulla riva russa la fortezza di Ivangorod. (Sean Gallup/Getty Images)

Narva, al confine tra Estonia e Russia

Storia di una città che dal 1991 appartiene all'Estonia ma in cui la maggior parte degli abitanti parla russo: gli esperti temono che possa essere la "prossima Crimea"

Le rive del fiume Narva al confine tra Estonia e Russia. A sinistra, sulla riva occidentale del fiume si trova il castello di Hermann, a destra sulla riva russa la fortezza di Ivangorod. (Sean Gallup/Getty Images)

Narva è una città estone sul confine con la Russia: la terza dell’Estonia in termini di popolazione, ma la più importante dal punto di vista geopolitico. Narva infatti ha poco più di 60 mila abitanti, ma la maggior parte sono di etnia e lingua russa. L’Estonia sta facendo di tutto per promuovere la lingua e l’identità nazionale anche ai confini più orientali del paese, per integrare la minoranza russofona, ma dopo quanto successo in Crimea nel 2014 – quando l’invasione e l’annessione russa, in barba al diritto internazionale, furono giustificate dalla presenza di una maggioranza di popolazione russofona – il governo estone e gli alleati NATO hanno iniziato a temere che la stessa cosa possa capitare a Narva. Tra gli addetti ai lavori questa eventualità viene chiamata con il nome di “scenario Narva“.

Da tempo le tre repubbliche baltiche – Estonia, Lettonia e Lituania – si considerano il più probabile obiettivo della Russia, nel caso in cui questa decidesse di annettere a sé altri pezzi dell’ex Unione Sovietica. Tutte e tre le repubbliche baltiche hanno fatto parte dell’Unione Sovietica fino alla sua caduta nel 1991. Nel 2004 sono entrate a far parte dell’Unione Europea e della NATO, l’alleanza militare che oggi raggruppa 29 paesi, fondata durante la Guerra fredda tra i paesi alleati degli Stati Uniti e opposti all’Unione Sovietica.

Oggi la Guerra Fredda è ampiamente finita, ma l’annessione della Crimea alla Russia ha allarmato tutti i paesi vicini e soprattutto le repubbliche baltiche. Anche perché, dopo l’annessione della Crimea, la situazione è precipitata nelle regioni ucraine di Lugansk e del Donbass, dove è ancora in atto un conflitto armato tra separatisti filorussi e esercito ucraino. L’Estonia ha aumentato allora il suo impegno e il suo interesse per Narva, promuovendo progetti artistici e stanziando fondi per migliorare le infrastrutture della città. L’anno scorso, per circa un mese, la presidente dell’Estonia, Kersti Kaljulaid, ha deciso di spostare il suo ufficio da Tallinn, la capitale del paese, a Narva, in un tentativo di incorporare sempre di più la città con il resto del paese.

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I cartelli stradali di Narva sono scritti in estone, una lingua simile al finlandese, che a differenza del russo viene scritta con i caratteri latini. Il problema è che molti abitanti di Narva, soprattutto i più anziani, non parlano l’estone e guardano principalmente le televisioni di stato russe. Sergei Stepanov, un giornalista di un canale estone in lingua russa, ETV Plus, ha detto al New York Times che le persone di Narva guardano principalmente le televisioni russe note per essere uno strumento di propaganda del Cremlino: per questo motivo hanno una visione completamente distorta di quello che sta succedendo in Ucraina.

La differenza principale con la Crimea, però, sta nel fatto che l’Estonia, a differenza dell’Ucraina, è membro della NATO: un tentativo di aggressione da parte della Russia dovrebbe far scattare il cosiddetto articolo 5, cioè portare automaticamente tutte le altre potenze della NATO a difendere l’Estonia. Nella storia dell’alleanza l’articolo 5 è stato invocato una sola volta, dopo gli attentati dell’11 settembre: in sostanza obbliga gli alleati della NATO ad andare in difesa di uno stato membro che viene attaccato.

La minaccia russa ai confini orientali è uno dei motivi per cui l’Estonia è uno dei pochi membri della NATO che spende effettivamente il 2 per cento del suo PIL nazionale nella difesa, come l’organizzazione richiede ma come pochi aderenti fanno: una delle critiche più frequenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump è proprio che i paesi europei non investono abbastanza nella loro sicurezza, e per questo più volte ha alluso alla possibilità che gli Stati Uniti possano ritirarsi dalla NATO, lasciando di fatto scoperta la difesa dell’Unione Europea.

Trump preoccupa tutti in Estonia, dice l’ex ambasciatore estone a Washington, Kalev Stoicescu. Più volte in campagna elettorale Trump aveva definito la NATO uno strumento «obsoleto», mettendo in dubbio proprio il meccanismo dell’articolo 5, dicendo che gli Stati Uniti avrebbero dovuto valutare di volta in volta se intervenire per difendere gli alleati europei. Le affermazioni di Trump – che erano poi state ritrattate diverse volte – avevano preoccupato molto gli estoni soprattutto dopo che quest’estate erano emerse delle nuove dichiarazioni di Trump, il quale avrebbe affermato di fronte agli altri leader mondiali che è giusto che la Crimea faccia parte della Russia perché molte persone che vivono nel territorio parlano russo.

Di fatto per ora il Congresso statunitense costituisce ancora uno strumento di controllo, e negli ultimi tempi si è mosso per evitare che Trump danneggi l’alleanza: l’anno scorso aveva approvato una risoluzione in cui veniva riaffermato l’impegno degli Stati Uniti nel mantenere viva la NATO, e la scorsa settimana la Camera ha approvata a larga maggioranza una mozione – proposta anche da alcuni senatori – per evitare che il presidente ritiri il paese dall’alleanza militare senza il consenso del Congresso. Manca ancora il voto al Senato, ma gli esperti ritengono che la mozione passerà senza problemi.