Il segretario di Stato Mike Pompeo parla alla sede della NATO a Bruxelles. (JOHN THYS/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 1 febbraio 2019

Gli Stati Uniti hanno sospeso la loro adesione al trattato con la Russia sulle armi nucleari

E hanno avviato l'iter per uscirne del tutto, accusando la Russia di non rispettare i patti

Il segretario di Stato Mike Pompeo parla alla sede della NATO a Bruxelles. (JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Gli Stati Uniti hanno sospeso la loro adesione all’importante accordo firmato con la Russia nel 1987 per la non proliferazione delle armi nucleari, dando inizio all’iter formale per l’uscita definitiva dall’accordo. Lo ha annunciato il segretario di Stato dell’amministrazione Trump, Mike Pompeo, come era atteso da tempo. Il trattato – che si chiama INF, “Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty” – fu uno dei passi che portarono alla fine della Guerra fredda e portò alla distruzione di migliaia di missili nucleari.

L’amministrazione Trump sostiene – come aveva già fatto l’amministrazione Obama nel 2014 – che la Russia da tempo abbia smesso di rispettare il trattato, producendo missili nucleari a media gittata, tra i 500 e i 5.500 chilometri, che possono essere lanciati da terra. Prima che l’accordo fosse firmato i paesi europei ne erano molto preoccupati perché l’Unione Sovietica avrebbe potuto usarli contro di loro (per questo venivano chiamati “euromissili”). Il trattato INF fu firmato nel 1987 dall’allora presidente Ronald Reagan e dal capo dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov.

Nel 2014 Obama aveva accusato la Russia di stare testando missili nucleari a media gittata fin dal 2008, ma non aveva rinegoziato l’accordo perché i leader dei paesi europei temevano che facendolo avrebbe avviato un nuovo scontro internazionale sulle armi. Gli Stati Uniti avevano però informato gli altri membri della NATO della presunta violazione del trattato da parte della Russia, una possibilità descritta recentemente dalla NATO come molto probabile. Da più parti – compresa la NATO – si dà ormai per risaputo che la Russia stia violando da anni il trattato, anche se la Russia lo nega.

Parte dell’amministrazione Trump – tra cui il consigliere per la sicurezza John Bolton, da sempre oppositore dei trattati sul controllo delle armi – ritiene che il trattato INF abbia messo gli Stati Uniti in una posizione di svantaggio nei confronti della Russia ma anche della Cina, che non ha restrizioni nella produzione di missili nucleari a media gittata. Lo stesso Trump, parlando mesi fa del trattato, aveva citato la Cina: «Se la Russia lo fa e la Cina lo fa, è inaccettabile che noi continuiamo a rispettare l’accordo». Nel 2017 il capo delle forze militari americane nell’oceano Pacifico, l’ammiraglio Harry Harris, aveva detto al Congresso che circa il 95 per cento dei missili cinesi avrebbe violato il trattato INF, se la Cina ne avesse fatto parte.

Serviranno sei mesi prima che gli Stati Uniti possano uscire del tutto dall’accordo. «Dispiace a tutti noi il fatto che nei prossimi giorni questa decisione venga implementata», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «Il governo di Washington aveva preso questa decisione molto tempo fa».

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