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  • domenica 21 ottobre 2018

Gli Stati Uniti usciranno da un importante trattato sul nucleare con la Russia

L'avevano firmato Reagan e Gorbaciov nel 1987, ma secondo Trump e la NATO la Russia lo sta violando da tempo

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parla ai giornalisti del trattato con la Russia sui missili nucleari prima di imbarcarsi sull'Air Force One a Elko, in Nevada, 20 ottobre 2018 (NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images)

Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti si ritireranno dal cosiddetto trattato INF (da “Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty”), un accordo con la Russia per cui nessuno dei due paesi può avere un certo tipo di missili nucleari. Trump ha accusato la Russia di non aver rispettato il trattato negli ultimi anni, come già fatto dall’ex presidente Barack Obama nel 2014, e si è lamentato del fatto che gli Stati Uniti stanno rinunciando a sviluppare armi che invece la Russia sta producendo. Ci vorranno sei mesi perché gli Stati Uniti escano ufficialmente dal trattato.

Il trattato INF fu firmato nel 1987 dall’allora presidente Ronald Reagan e dal capo dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov e fu uno dei primi passi che portarono alla fine della Guerra Fredda. Riguarda missili nucleari a media gittata, tra i 500 e i 5.500 chilometri, che possono essere lanciati da terra: prima che l’accordo fosse firmato i paesi europei ne erano molto preoccupati perché l’Unione Sovietica avrebbe potuto usarli contro di loro (per questo venivano chiamati “euromissili”). Per capirci: sono lo stesso genere di missili che la Corea del Nord ha testato per tutto il 2017.

Circa 2.700 missili, Pershing americani e SS-20 sovietici, furono distrutti dopo la firma del trattato nel 1987.

L’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, a destra, e l’allora leader dell’Unione Sovietica Michail Gorbaciov nell’atto di scambiarsi le penne durante la cerimonia in cui firmarono il trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) alla Casa Bianca, l’8 dicembre 1987 (AP Photo/Bob Daugherty)

Nel 2014 Obama aveva accusato la Russia di stare testando missili nucleari a media gittata fin dal 2008, ma non aveva rinegoziato l’accordo perché i leader dei paesi europei temevano che facendolo avrebbe avviato un nuovo scontro internazionale sulle armi. Gli Stati Uniti avevano però informato gli altri membri della NATO della presunta violazione del trattato da parte della Russia, una possibilità descritta recentemente dalla NATO come molto probabile. Questo mese il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha detto di essere molto preoccupato per «la mancanza di rispetto degli impegni internazionali, compreso il trattato INF, da parte della Russia». La Russia ha negato di aver sviluppato dei missili che violino il trattato.

Parte dell’amministrazione Trump – tra cui il consigliere per la sicurezza John Bolton, da sempre oppositore dei trattati sul controllo delle armi – ritiene che il trattato INF abbia messo gli Stati Uniti in una posizione di svantaggio nei confronti della Cina, che non ha restrizioni nella produzione di missili nucleari a media gittata. Lo stesso Trump, annunciando il ritiro dal trattato, ha citato la Cina: «[Faremo così] a meno che la Russia e la Cina vengano da noi a dirci “Siamo tutti più ragionevoli e facciamo che nessuno di noi svilupperà queste armi”. Ma se la Russia lo fa e la Cina lo fa, è inaccettabile che noi continuiamo a rispettare l’accordo». Nel 2017 il capo delle forze militari americane nell’oceano Pacifico, l’ammiraglio Harry Harris, aveva detto al Congresso che circa il 95 per cento dei missili cinesi avrebbero violato il trattato INF, se la Cina ne avesse fatto parte.

La prossima settimana Bolton dovrebbe discutere il ritiro dall’accordo con la Russia durante un viaggio a Mosca. Sia Bolton che Tim Morrison, il più importante consigliere sulle armi del Consiglio per la sicurezza nazionale, sono contrari anche a un altro accordo tra Stati Uniti e Russia che riguarda le armi: il cosiddetto New Start firmato da Obama e dall’allora presidente russo Dmitri Medvedev nel 2010. L’accordo, che prevede che Stati Uniti e Russia non abbiano più di 1.550 testate nucleari ciascuno, scadrà nel 2021 a meno che i due paesi non decidano di rinnovarlo.

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