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  • lunedì 8 ottobre 2018

Jair Bolsonaro ha vinto il primo turno delle presidenziali in Brasile

Il candidato di destra è arrivato al 46 per cento e andrà al ballottaggio con Fernando Haddad del Partito dei lavoratori, che ha preso il 29 per cento

(FERNANDO SOUZA/AFP/Getty Images)

Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra noto per le sue frasi contro gay, donne e neri e per la sua ammirazione nei confronti della dittatura brasiliana, è arrivato molto vicino a vincere al primo turno le presidenziali in Brasile. Nonostante non fosse sostenuto da un grande partito e avesse speso considerabilmente meno degli altri partiti in campagna elettorale, il 63enne ex militare Bolsonaro è arrivato al 46 per cento dei voti e andrà al ballottaggio con Fernando Haddad, esponente del Partito dei lavoratori (PT: il partito degli ex presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff), che ha ottenuto il 29,3 per cento dei voti. Con il 50 per cento dei voti, Bolsonaro avrebbe potuto evitare il ballottaggio, che si terrà invece il 28 ottobre.

È probabile che ora molti degli altri partiti brasiliani si schiereranno con Haddad per evitare la vittoria di Bolsonaro, considerato per molti versi un pericolo per la democrazia. Dopo una campagna elettorale in cui si è parlato molto di criminalità e corruzione e dove Bolsonaro si è fatto notare per le sue promesse di intervenire duramente e in modo autoritario, non è però detto che Bolsonaro non riesca a diventare presidente del Brasile.

Chi è Jair Bolsonaro
Nel 1993, quando era un deputato della Camera bassa del Parlamento brasiliano, Bolsonaro fece un discorso che sconvolse diversi suoi colleghi: si disse estimatore del regime militare che era da poco finito in Brasile e aggiunse che la democrazia non era in grado di risolvere i gravi problemi che affliggevano il paese. Da allora, ha scritto Reuters, le sue idee non sono cambiate più di tanto.

Jair Bolsonaro durante un comizio a Brasilia, il 5 settembre 2018 (EVARISTO SA/AFP/Getty Images)

Oggi Bolsonaro appartiene al Partito social-liberale, di orientamento conservatore, nazionalista e populista di destra. È considerato per molti versi simile a Donald Trump, ma secondo diversi osservatori sarebbe più azzeccato il paragone con il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi e con il presidente filippino Rodrigo Duterte, entrambi leader autoritari che negli ultimi anni hanno rafforzato il loro potere e hanno limitato molte libertà e diritti fondamentali. Bolsonaro è appoggiato tra gli altri dai cristiani evangelici, un quarto dell’elettorato brasiliano, che con lui condividono le proposte di eliminare l’educazione sessuale nelle scuole, negare i diritti agli omosessuali e ostacolare qualsiasi tentativo di allentare le severi leggi ancora in vigore sull’aborto.

Tra le altre cose, Bolsonaro è famoso per aver detto a una collega deputata che non si meritava nemmeno di essere stuprata da lui (Bolsonaro ha poi detto a un giornale che voleva dire che la donna era brutta e non era il suo tipo, aggiungendo successivamente che il suo era sarcasmo). Nel 2011 disse in un’intervista che non sarebbe mai in grado di «amare un figlio se fosse gay» e che nel caso preferirebbe che il proprio figlio «morisse in un incidente». Attualmente è sotto indagine per alcune affermazioni razziste contro gli afrobrasiliani.

I temi della campagna elettorale: criminalità e corruzione
Criminalità e corruzione sono stati i due temi che hanno dominato la campagna elettorale e sui quali ha puntato di più Bolsonaro.

Lo scorso anno in Brasile ci sono stati 63.880 omicidi, un record. I diversi candidati si sono confrontati sulle soluzioni da adottare per arginare i crimini più violenti e in particolare le violenze e le rivalità tra le gang. Bolsonaro ha definito inaccettabile il fatto che molti brasiliani si sentano prigionieri a casa loro e che abbiano paura di uscire per strada, e ha promesso di rendere più flessibili le leggi riguardanti la vendita di armi, sostenendo che tutti i cittadini debbano avere il diritto di difendersi dai criminali. Bolsonaro ha anche detto che «non possiamo trattare i criminali come persone normali che devono essere rispettate», e ha aggiunto che la polizia dovrebbe sparare contro di loro «10, 15, 30» proiettili ciascuno.

Il secondo grande tema della campagna elettorale è stata la corruzione, che ha condizionato in misura diversa tutti gli ultimi governi che ha avuto il Brasile. Il più colpito dagli scandali è stato il Partito dei lavoratori, la forza politica a cui appartiene l’ex presidente Lula, che lo scorso settembre ha ritirato la sua candidatura alle elezioni dopo essere stato condannato a 12 anni di carcere. Il candidato presidente del partito, Haddad, ha basato la sua campagna sull’idea che, sotto la sua presidenza, il Brasile potrà tornare al boom economico degli anni di Lula. Ma il tema della corruzione – abilmente sfruttato da Bolsonaro – sembra essere stato il più efficace agli occhi di molti brasiliani scontenti della politica tradizionale.

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