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  • martedì 2 ottobre 2018

Gli ultimi dati sugli sbarchi in Italia

Li ha messi insieme l'ISPI, mostrando come sono cambiate le cose nei primi mesi del governo M5S-Lega: meno sbarchi, più morti

Lampedusa, Italia (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

L’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ha pubblicato gli ultimi dati sugli sbarchi di migranti in Italia, cercando di fare un po’ di chiarezza sull’operato del governo M5S-Lega e sulle sue conseguenze.

Lo studio dell’ISPI, realizzato dal ricercatore Matteo Villa, ha confrontato i dati disponibili prendendo in considerazione tre periodi di tempo: i 12 mesi precedenti al calo degli sbarchi, dal 16 luglio 2016 al 15 luglio 2017; il periodo delle “politiche Minniti”, cioè quelle adottate dal ministro dell’Interno dell’ultimo governo di centrosinistra, dal 16 luglio 2017 al 31 maggio 2018; e il periodo delle “politiche Salvini”, iniziato dopo l’entrata in carica dell’attuale governo, dall’1 giugno al 30 settembre 2018. Nel suo studio, Villa ha mostrato come sono cambiati nel tempo il numero dei migranti sbarcati in Italia, il numero delle persone morte o disperse nel Mediterraneo mentre tentavano la traversata, e il costo-opportunità di adottare politiche sempre più rigide sull’immigrazione.

Gli sbarchi continuano a calare
Tra il luglio 2016 e il luglio 2017, quando il presidente del Consiglio era già Paolo Gentiloni, in Italia sbarcavano di media 532 migranti al giorno, per un totale di 195mila persone nel corso di un anno. Il governo di centrosinistra iniziò allora ad adottare politiche più stringenti, prima con l’adozione dei cosiddetti “decreti Minniti” e poi con un controverso e criticato accordo concluso dal governo italiano con alcune milizie libiche che si occupavano tra le altre cose di traffico di esseri umani.

Nel periodo delle “politiche Minniti”, scrive l’ISPI, gli sbarchi scesero a 117 al giorno, una diminuzione del 78 per cento rispetto al periodo precedente. Questo numero si è ridotto ulteriormente durante il “periodo Salvini”, quando il governo ha cominciato a impedire alle navi delle ong di attraccare sulle coste italiane e ha preteso una revisione del concetto di “porto sicuro”, creando molta confusione tra operatori del settore e navi mercantili e militari. Da giugno a settembre 2018 gli sbarchi sono arrivati a 61 al giorno, in media.

Non ci sono mai stati così tanti morti e dispersi nel Mediterraneo
Tra i dati più interessanti elaborati da Villa ci sono quelli relativi ai morti e dispersi nel Mediterraneo, che negli ultimi mesi invece sono aumentati sensibilmente.

Nei 12 mesi precedenti al calo degli sbarchi, i morti e i dispersi erano in media 11,7 al giorno. Durante il “periodo Minniti” erano scesi a 3,2, ma sono tornati a salire sensibilmente con Salvini, in particolare a causa delle dure politiche adottate contro le ong, che hanno reso molto più rischiosa la traversata nel Mediterraneo. Negli ultimi quattro mesi sono stati registrati 8 morti e dispersi in media al giorno, pari al 19 per cento di tutti quelli che hanno tentato di arrivare in Italia via mare: «una percentuale mai registrata lungo la rotta del Mediterraneo centrale da quando si dispone di statistiche sufficientemente accurate», ha scritto Villa.

Le politiche di Salvini sono efficaci?
Se si guardano i numeri e le politiche migratorie adottate negli ultimi anni, ha scritto Villa, si possono fare alcune considerazioni sull’efficacia delle misure anti-immigrazione introdotte dal governo Lega-M5S.

Negli ultimi mesi Salvini ha detto più volte che con il governo Lega-M5S gli sbarchi e il numero di morti nel Mediterraneo si sono ridotti, un’affermazione vera solo a metà. Come si è visto, il numero dei migranti arrivati da giugno a oggi sulle coste italiane è stato inferiore rispetto a quello registrato nel “periodo Minniti”, durante il quale però c’era stato il crollo più significativo. Villa scrive: «Dal momento che il calo degli sbarchi era già in gran parte avvenuto nel corso dei mesi precedenti l’inizio del governo Conte, in termini assoluti i “risultati” delle politiche Salvini in termini di minori sbarchi in Italia sono ancora più modesti».

La parte falsa delle affermazioni di Salvini riguarda invece la percentuale dei morti e dei dispersi, che a settembre ha raggiunto livelli record, confermando una tendenza che si era già vista nei mesi precedenti. Villa conclude scrivendo: «A quattro mesi dall’inizio della stretta sui salvataggi in mare, alla luce dei numeri in nostro possesso, appare come minimo dubbia l’utilità delle politiche di deterrenza nei confronti del soccorso in mare che, a fronte di una riduzione relativamente modesta degli sbarchi in Italia, ha coinciso con un forte aumento del numero di morti e dispersi».

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