(AP Photo/Alvaro Barrientos)
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  • sabato 25 agosto 2018

Inizia la Vuelta e chissà chi la vince

I più forti non ci sono e uno molto forte, Vincenzo Nibali, c'è ma non è in gran forma: si parte oggi

(AP Photo/Alvaro Barrientos)

Inizia oggi la 73ª edizione della Vuelta di Spagna, il più imprevedibile Grande Giro del ciclismo su strada. La corsa a tappe di tre settimane parte stasera da Malaga con una cronometro di otto chilometri e finirà tra 3.250 chilometri a Madrid, il 16 settembre. La Vuelta si concluderà due settimane prima della prova su strada dei Mondiali di ciclismo di Innsbruck, in Austria: la gara che Vincenzo Nibali, che sarà tra i partenti della Vuelta, sta preparando da diversi mesi.

A differenza di Giro d’Italia e Tour de France, la Vuelta esiste da meno di un secolo ed è solitamente imprevedibile per varie ragioni, fra cui il momento dell’anno in cui si corre e il suo percorso. Arriva infatti dopo il Giro e il Tour, che si corrono a maggio e luglio, ed è per molti l’ultima possibilità per raddrizzare una stagione andata storta. Ha poi moltissime salite e tante tappe ondulate; e in questo periodo dell’anno, le energie sono ormai quelle che sono. Aggiungeteci che ad agosto, nel sud della Spagna, fa molto caldo.

È davvero difficile prevedere chi dopo l’ultima tappa indosserà la Maglia Rossa – quella per il primo in classifica, che al Giro è rosa e al Tour è gialla – perché mancano i due dominatori dei Grandi Giri degli ultimi anni (Chris Froome e Tom Dumoulin) e perché prima che inizi la corsa è sempre difficile capire in quali condizioni ci arrivano i partecipanti.

Un po’ di numeri
Le tappe ondulate o collinari saranno sei; le gare a cronometro due (il breve crono-prologo di oggi e una cronometro di 32 chilometri nella 16ª tappa); le tappe di alta montagna cinque e gli arrivi in salita nove. Si supereranno più volte i duemila metri d’altezza e i metri totali di dislivello positivo saranno più di 45mila; vuol dire scalare l’Everest più di cinque volte, partendo ogni volta dal livello del mare. I Gran premi della montagna saranno 46. I corridori alla partenza saranno 176, otto per ognuna delle 22 squadre. Un quinto circa dei corridori sono spagnoli ma l’Italia, con 20 corridori, è il paese straniero più rappresentato.

I favoriti
L’anno scorso la Vuelta fu vinta da Chris Froome, che dopo aver vinto il Giro di quest’anno ed essere arrivato terzo al Tour si sta godendo il meritato riposo. Nell’ultima tappa di montagna vinse Alberto Contador, che poi si è ritirato. Quest’anno sarà tutto diverso. I favoriti sono:

– Nairo Quintana: è colombiano, ha 28 anni e ha già vinto un Giro e una Vuelta (nel 2016) arrivando tre volte sul podio al Tour. All’ultimo Tour – il suo vero obiettivo stagionale – è andato malino, ma l’assenza di alcuni avversari e la netta predominanza di chilometri in salita sui chilometri a cronometro giocano dalla sua parte. In squadra con lui c’è anche Alejandro Valverde, che ha dieci anni in più di lui e che e la Vuelta l’ha vinta nel 2009.

Richie Porte: è australiano, ha 33 anni, è un ex gregario di Froome che da un po’ di anni si è messo in proprio e quando si parla di lui bisogna dire due cose. Primo: è almeno un paio d’anni che prima di ogni Grande Giro a cui partecipa è tra i grandi favoriti. Seconda: non solo non ha mai vinto un Grande Giro, non è nemmeno mai finito sul podio finale. È oggettivamente talentuoso, ma è anche molto sfortunato e non particolarmente abile nel guidare la bicicletta (e non è chiaro, in molte delle sue cadute, dove inizi la sfortuna e dove inizi l’imperizia alla guida). A proposito di sfortuna: ha detto di non essere al meglio e che ha appena avuto una gastroenterite.

Simon Yates: è britannico e ha 26 anni. Nel 2016 è arrivato sesto alla Vuelta, nel 2017 settimo al Tour, nel 2018 è stato per un po’ di tappe in Maglia rosa, è andato molto forte e poi è andato in crisi negli ultimi giorni. Alla Vuelta correrà nella stessa squadra anche il fratello gemello Adam Yates, ma – almeno per questo Tour – tutti puntano su Simon.

Miguel Angel Lopez: è colombiano, ha 24 anni e i suoi migliori piazzamenti ai Grandi Giri sono un ottavo posto alla Vuelta del 2017 e un terzo posto al Giro del 2018. Va molto forte in salita ed è uno dei giovani più promettenti del ciclismo su strada. Il suo soprannome è “Superman” da quando respinse due ladri che lo accoltellarono a una gamba per rubargli una bici, per poi andare a correre una gara con quella stessa bici.

Il fatto che non ci sia un unico vero favorito ha come conseguenza che quelli con qualche possibilità di prendersi la Maglia rossa siano davvero tanti. Tra quelli che meritano almeno una menzione, giusto per portarci avanti nel-caso-in-cui, ci sono Rigoberto Uran, Wilco Kelderman, George Bennet, Thibaut Pinot e Ilnur Zakarin.

Ne mancano due, Vincenzo Nibali e Fabio Aru, e finalmente ne parliamo: Nibali è da anni tra i favoriti di ogni corsa a tappe a cui partecipa e quest’anno sembrava molto in forma al Tour, prima che uno spettatore lo facesse cadere causandogli una frattura della decima vertebra toracica.

Nibali ha detto di essere venuto alla Vuelta per farsi la gamba in vista del Mondiale, che sarà una corsa lunga e difficile con quasi cinquemila metri di dislivello: ideale per le sue caratteristiche. È meglio non crearsi troppe aspettative nei suoi confronti. Ma stiamo parlando di Nibali, e quindi non si sa mai. Aru punta sulla Vuelta per rimediare a un Giro d’Italia in cui si è ritirato dopo non essere mai stato davvero competitivo. Entrambi hanno già vinto la Vuelta: Nibali nel 2010 e Aru nel 2015. Un altro italiano che è alla Vuelta per puntare a un buon piazzamento in classifica generale è Davide Formolo, che ha 25 anni.

Altri italiani da tenere d’occhio sono Elia Viviani e Matteo Trentin, che in alcune tappe pianeggianti o con piccole salite proveranno a giocarsela con il campione del mondo Peter Sagan, che è da considerarsi favorito per la vittoria di ogni tappa che vada da “totalmente pianeggiante” a “collinare”.

Anche chi segue poco il ciclismo sa che da qualche anno la squadra dominante nelle corse a tappe è la Sky. Quest’anno alla Vuelta la Sky non avrà né Froome, né Geraint Thomas (vincitore dell’ultimo Tour) e nemmeno Egan Bernal (talentuosissimo giovane che si è fatto male alcune settimane fa nella Classica di San Sebastian). La Sky è comunque una squadra molto forte e proverà a fare classifica con Michal Kwiatkowski, uno dei super-gregari di Froome. È difficile che sia in grado di stare con i migliori su tutte le lunghe salite, ma può essere interessante capire dove arriverà. Un altro possibile capitano della Sky è David de la Cruz che ha 29 anni e non è mai andato oltre un settimo posto in un Grande Giro. La Vuelta sarà anche il primo Grande giro di Pavel Sivakov, russo di 21 anni che corre per la Sky, di cui si dice un gran bene.

Le tappe
La tappa di oggi non sarà una tappa vera e propria. Il primo arrivo in salita sarà nella seconda tappa, al Caminito del Rey, e la prima vera montagna (La Alfaguara) si scalerà nella quarta.

Nella 14ª tappa ci sarà una salita con pendenze oltre il 23 per cento, nella 17ª un complicato arrivo nei Paesi Baschi, sul Balcón de Bizkaia, con gli ultimi chilometri di salita in cui la pendenza è sempre sopra il 10 per cento e spesso si avvicina al 20. Ci saranno salite anche nella 17ª e nella 18ª tappa, ma quella da non perdere è la 20ª, che si correrà il 15 settembre da Escaldes-Engordany al Coll de la Gallina, ad Andorra. Sarà lunga solo un centinaio di chilometri ma ci saranno sei salite, per un dislivello totale di circa quattromila metri.

Tutte le tappe della Vuelta saranno trasmesse da Eurosport e si potranno quindi anche vedere abbonandosi a Eurosport Player o sfruttando un abbonamento a Now TV, che tra i canali del pacchetto sport comprende anche Eurosport. La tappa di oggi partirà tardi, le altre saranno di pomeriggio, come al solito.

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