Il palazzo Berlaymont, la sede della Commissione Europea, a Bruxelles, il 24 aprile 2015 (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Ci sono due Bruxelles, e non vanno d’accordo

C'è la capitale del Belgio e poi c'è la città che ospita le istituzioni europee e migliaia di diplomatici, e la loro convivenza non è sempre semplice

Il palazzo Berlaymont, la sede della Commissione Europea, a Bruxelles, il 24 aprile 2015 (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Bruxelles, oltre a essere la capitale del Belgio, è la sede di sei istituzioni dell’Unione Europea e di 42 organizzazioni intergovernative. Ci lavorano 5.400 diplomatici, più che in qualsiasi altra città del mondo. Un articolo di Politico spiega che nonostante il 16,7 per cento dei residenti di Bruxelles lavori per le istituzioni internazionali (la Commissione Europea da sola impiega più di cinquemila belgi), il resto degli 1,2 milioni di abitanti della città non è sempre contento della loro presenza. La ragione principale è il modo in cui questa presenza ha modificato e sta continuando a modificare Bruxelles a livello urbanistico, come testimonia tra le altre cose il fatto che il quartiere delle istituzioni sia come una zona distaccata, una città dentro la città.

La storia di Bruxelles come sede di istituzioni internazionali cominciò nel 1958, quando fu scelta come sede temporanea della Comunità Economica Europea (CEE). Dal 1967 ospita la sede centrale della NATO e nel 1992 divenne formalmente il quartier generale delle istituzioni dell’Unione Europea. I palazzi che le ospitano si trovano nel cosiddetto Quartier Léopold, dal nome del primo re del Belgio, che oggi viene comunemente chiamato anche Quartiere Europeo. Il modo in cui è stato sviluppato e si è espanso nel tempo, trasformandosi dal quartiere elegante che era alla zona di uffici e viali ad alto scorrimento, è stato molto contestato dai residenti, che ritengono di non essere stati consultati a sufficienza.

Nel 2016 le autorità locali di Bruxelles crearono la figura del commissario per l’Europa e le organizzazioni internazionali, nella speranza che aprendo una mediazione tra gli abitanti della città e le istituzioni che vi hanno sede si potesse migliorare la convivenza tra gli uni e le altre. Una o due volte all’anno organizza degli incontri tra l’amministrazione di Bruxelles e i leader delle istituzioni europee per discutere i progetti che non piacciono alla cittadinanza. L’attuale commissario Alain Hutchinson, che è un ex parlamentare europeo, ha ammesso a Politico che le istituzioni internazionali, quelle europee comprese, potrebbero impegnarsi di più nel loro rapporto con la città che le ospita.

I lavori in corso nell’area della rotatoria intitolata a Robert Schuman, il 25 settembre 2015; sono durati anni (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)

Come esempio, Hutchinson ha citato il fatto che la Commissione Europea chiede spesso che sia garantito un certo numero di parcheggi ai propri dipendenti, facendo aumentare il traffico nel centro della città. Allo stesso tempo, però, la stessa Commissione non ha assegnato a Bruxelles il riconoscimento di “European Green Capital”. Ma gli esempi di tensione tra i brussellesi e le istituzioni europee hanno una storia lunga che comincia almeno dagli anni Sessanta, quando diverse case furono espropriate per la costruzione del palazzo Berlaymont, la sede della Commissione.

Marco Schmitt, un architetto e presidente dell’associazione Quartier Léopold, fondata per difendere i diritti delle persone che abitano nel quartiere, ha detto a Politico che il Quartiere Europeo è stato progettato senza una visione di lungo termine, non solo all’epoca delle prime costruzioni, ma anche di recente. Secondo Schmitt ci sono molti problemi con il grande progetto urbano Loi, avviato nel 2008, che prevede la costruzione di alloggi, uffici e spazi pubblici. Tra le cose previste dal progetto c’è la costruzione di un grattacielo di 94 metri, cioè molto più alto rispetto al panorama di Bruxelles. Un’altra parte del progetto criticata da Schmitt è la costruzione di un grande spazio con uffici per più di 5.250 persone, due asili nidi, negozi e ristoranti, che creerà delle ulteriori divisioni tra chi lavora nelle istituzioni europee e il resto degli abitanti di Bruxelles.

In futuro anche la gestione del palazzo Paul-Henri Spaak, la sede di Bruxelles del Parlamento Europeo (molto più usata di quella di Strasburgo, anche se meno nota), potrebbe essere fonte di tensioni. L’edificio ha solo 25 anni ma ha già bisogno di essere ristrutturato per vari problemi strutturali (nel 2012 ad esempio si scoprì che tre delle travi che sorreggono il soffitto dell’emiciclo erano danneggiate) e potrebbe essere ammodernato o addirittura demolito e ricostruito nei prossimi anni. Secondo Hutchinson quando si deciderà di intervenire sull’edificio sarà fondamentale non renderlo più grande, per non infastidire gli abitanti di Bruxelles.

I palazzi intitolati a Paul Henri Spaak (a destra) e ad Altiero Spinelli (a sinistra) a Bruxelles, il 17 maggio 2014 (CTK via AP Images)

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