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  • martedì 3 luglio 2018

L’accordo sui migranti in Germania

Nasceranno "centri di transito" lungo i confini per fare verifiche più rapide sui richiedenti asilo: non dovrebbe cambiare molto, ma Angela Merkel ha evitato la crisi di governo

La cancelliera tedesca Angela Merkel (ADAM BERRY/AFP/Getty Images)

Dopo ore di riunione, nella serata di lunedì la cancelliera tedesca Angela Merkel ha stretto un accordo con il ministro dell’Interno Horst Seehofer sui migranti, evitando le sue dimissioni e una crisi che avrebbe potuto indebolire il governo in Germania. Il patto prevede l’istituzione di “centri di transito” lungo i confini tedeschi nei quali condurre verifiche più rapide e accurate dei richiedenti asilo, respingendoli se necessario negli stati dell’Unione Europea dove avevano presentato richiesta al loro arrivo dai paesi extracomunitari, in accordo con quegli stati. Secondo molti osservatori, il nuovo sistema non influirà più di tanto sulle politiche per i migranti, come invece avrebbe voluto Seehofer con misure più incisive.

Seehofer è anche il leader dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU, il partito conservatore regionale storico alleato della CDU di Merkel), il partito conservatore regionale attivo unicamente in Baviera, dove affronterà a ottobre una delicata elezione regionale incalzato dai partiti di estrema destra che potrebbero, per la prima volta dal dopoguerra, sottrargli la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento locale. Aveva chiesto politiche più severe nella gestione dei migranti, compresa la possibilità di espellere le persone arrivate in Germania che hanno presentato richiesta di asilo in un altro paese europeo, anche senza accordi con quei paesi. Merkel era contraria a soluzioni unilaterali e che non coinvolgessero gli altri paesi, linea che ha potuto mantenere offrendo solo qualche concessione a Seehofer, messo in difficoltà dal suo stesso partito nelle ultime ore, e che è stata quindi sufficiente per far rientrare la crisi. Seehofer non si dimetterà da ministro dell’Interno e riprenderà la collaborazione con Merkel, alla quale non ha comunque risparmiato critiche negli ultimi anni, soprattutto sulla sua scelta nel 2015 di accogliere un milione di migranti.

Al termine dell’incontro, Seehofer ha detto ai giornalisti che l’accordo permette di “prevenire l’immigrazione illegale lungo il confine tra Austria e Germania”, ma non ha fornito molti altri dettagli. Il patto dovrà essere approvato anche dal Partito Socialista di Germania, che governa in coalizione con Merkel. I principali partiti sono impegnati da tempo a mostrare di avere piani più severi sul tema dell’immigrazione, anche per arginare i successi elettorali del partito di estrema destra e apertamente xenofobo Alternativa per la Germania.

Dopo le forti pressioni ricevute dalla CSU, la settimana scorsa Angela Merkel aveva proposto un accordo piuttosto vago agli altri leader europei riuniti a Bruxelles, con l’impegno a costruire nuovi centri per i richiedenti asilo e a rendere più rigido il sistema dell’accoglienza in Germania. Questa soluzione – che deve essere ancora definita nei dettagli e che è soggetta al mantenimento degli impegni da parte degli altri paesi europei – era stata definita da Merkel in linea con le richieste della CSU, culminate nella minaccia da parte di Seehofer di espellere tutti i richiedenti asilo che si trovano in Germania, ma abbiano fatto richiesta di asilo in altri paesi dell’Unione Europea.

È il tema dei cosiddetti secondary movements: Merkel intende scoraggiarli, e ha lavorato in questo senso anche all’ultimo Consiglio europeo, ma ha sempre detto di essere contraria alle espulsioni delle persone già in Germania, sostenendo che sia più opportuno coinvolgere gli altri stati europei e cercare la loro collaborazione. La cancelliera teme che una chiusura, per quanto parziale, dei confini della Germania possa mettere a rischio il principio di libera circolazione delle persone e delle merci, uno dei risultati più importanti raggiunti nell’Unione Europea e che ha contribuito a rendere più dinamico il suo sistema economico a partire proprio da quello tedesco.

Nel fine settimana Seehofer aveva irrigidito la propria posizione, cosa che però non era piaciuta a diversi membri della CSU, contrari alla prospettiva di aprire una crisi vera e propria, che avrebbe potuto portare alla fine del governo Merkel. Senza un chiaro sostegno del suo partito, e con le critiche dagli altri componenti della coalizione e di parte dell’opinione pubblica, Seehofer ha rivisto le sue posizioni e accettato il compromesso sui centri di controllo ai confini.

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