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  • Martedì 12 giugno 2018

Guida ai Mondiali: ?? Spagna

La nazionale spagnola ha tutte le qualità per far dimenticare gli ultimi deludenti risultati, ma dovrà risolvere le questioni legate al suo attacco

I giocatori della Spagna dopo il gol segnato alla Germania in amichevole lo scorso marzo (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)
I giocatori della Spagna dopo il gol segnato alla Germania in amichevole lo scorso marzo (PATRIK STOLLARZ/AFP/Getty Images)

Mondiali 2018 iniziano il 14 giugno. Questa è l’ultima delle sette guide che il Post ha dedicato alle Nazionali di calcio più importanti del torneo: quelle da cui, con ogni probabilità, verrà fuori la vincitrice della 21ª edizione della Coppa del Mondo. 


 

Dal 2008 a oggi le squadre di calcio spagnole hanno vinto sette edizioni della Champions League, mancando la vittoria soltanto in tre annate. Il trofeo più importante del calcio professionistico per club non si muove dalla Spagna dal 2013 ed è a Madrid ininterrottamente da tre anni. Il dominio spagnolo sul calcio europeo è evidente anche dai vincitori delle ultime dieci edizioni dell’Europa League, il secondo torneo europeo in ordine di importanza: con l’ultima vittoria dell’Atletico Madrid, il totale dei successi spagnoli arriva a sei, uno in meno rispetto alla Champions League. Ma il 2008 non ha segnato solo l’inizio della miglior epoca di sempre per le squadre spagnole: fu anche l’anno in cui la nazionale, sull’onda delle vittorie del Barcellona allenato da Pep Guardiola, una delle migliori squadre nella storia del calcio, vinse il suo secondo torneo internazionale a distanza di 44 anni dal primo.

La vittoria degli Europei del 2008 estese il successo del calcio spagnolo anche in campo internazionale. Quell’anno la Spagna diede anche inizio a uno dei cicli più vincenti per una squadra nazionale. Con due diversi allenatori, Luis Aragones e Vicente del Bosque, e uno stabile gruppo di giocatori come colonna portante della squadra, vinse i Mondiali in Sudafrica del 2010, i primi della sua storia, e due anni dopo rivinse gli Europei battendo in finale l’Italia con un netto 4-0. Due anni dopo, tuttavia, il ciclo vincente della Spagna si interruppe in maniera abbastanza brusca. Ai Mondiali del 2014 — preceduti da una finale di Confederations Cup persa malamente contro il Brasile — la Spagna venne eliminata ai gironi dopo due sconfitte nette contro Olanda (5-1) e Cile (2-0), che poi furono fra le rivelazioni del torneo.

Andres Iniesta, Iker Casillas e Fernando Torres escono dal campo dopo la sconfitta contro il Cile ai Mondiali del 2014 (Julian Finney/Getty Images)

Dopo l’eliminazione, nonostante fosse arrivata ben prima del previsto, Del Bosque venne riconfermato alla guida della nazionale e la portò agli Europei del 2016. Nella fase a gironi la Spagna, dopo aver vinto le prime due partite, perse l’ultima contro la Croazia nei minuti finali e la sconfitta la fece incontrare con l’Italia di Antonio Conte agli ottavi di finale. Pur avendo una squadra sulla carta inferiore, l’Italia eliminò la Spagna vincendo 2-0 e sancì la definitiva chiusura del ciclo spagnolo.

Il nuovo gruppo

Negli ultimi dieci anni la nazionale spagnola si è un po’ rinnovata: è stata composta da alcuni dei migliori calciatori in attività e da un gruppo in particolare che ha costituito l’ossatura principale della squadra. Ai Mondiali in Russia Andres Iniesta, Sergio Ramos e David Silva saranno ancora fra i titolari, dopo aver fatto parte della squadra che nel 2008 vinse gli Europei a Vienna. La generazione più vecchia è rimasta in squadra fino a due anni fa e otto giocatori della squadra che venne eliminata dall’Italia in semifinale nel 2016 sono stati essenziali nelle partite di qualificazione.

Pur essendo stata formata dallo stesso gruppo di giocatori, peraltro tutti molto forti, negli anni la Spagna ha subito dei piccoli cambiamenti che, uniti probabilmente alla coesione del gruppo e alle sue motivazioni, hanno portato ai risultati deludenti degli ultimi due tornei. Nelle convocazioni ai Mondiali in Russia il nuovo allenatore Julen Lopetegui ha quindi cercato di invertire l’andamento negativo escludendo molti giocatori esperti e ancora oggi ai più alti livelli del calcio professionistico, come Cesc Fabregas, Javi Martinez e Juan Mata, preferendo loro i più giovani.

Il portiere titolare è ancora David de Gea, uno dei migliori al mondo nel suo ruolo e probabilmente il più forte portiere della Premier League inglese. La difesa sarebbe dovuta essere la solita, formata dai terzini Dani Carvajal e Jordi Alba e dai centrali Gerard Pique e Sergio Ramos: una delle più forti al mondo. Tuttavia l’infortunio di Carvajal nella finale di Champions League potrebbe aver alzato le probabilità di vedere al suo posto il ventiduenne della Real Sociedad Alvaro Odriozola, uno dei giovani più attesi al Mondiale. Nel corso della stagione Odriozola ha dato l’impressione di poter diventare uno dei più forti nel suo ruolo, ma gioca in una squadra di seconda fascia come la Real Sociedad e ha ancora molte cose da dimostrare.

A centrocampo, Sergio Busquets e Thiago Alcantara danno equilibrio e qualità alla formazione. Davanti a loro giocherà Isco, trequartista del Real Madrid, affiancato dall’esterno David Silva e da Andres Iniesta. Quest’ultimo, considerato uno dei migliori calciatori spagnoli della storia, ha da poco compiuto 34 anni e da un paio di settimane ha lasciato il Barcellona per andare a terminare la propria carriera in Giappone, con la squadra del Vissel Kobe. Questo sarà quindi il suo ultimo torneo con la Spagna, a cui la sua carriera sarà per sempre associata per via del gol segnato nella finale dei Mondiali 2010 contro l’Olanda.

Il problema principale è l’attacco?

Il reparto offensivo è probabilmente una delle cause principali dei recenti risultati negativi della Spagna nei tornei internazionali. I successi ottenuti fra il 2008 e il 2012 furono infatti possibili anche per la presenza in squadra di David Villa e Fernando Torres, due attaccanti di fama mondiale che erano particolarmente predisposti a giocare nella Spagna, il cui sistema di gioco replicava, seppur in modo più attenuato, il “tiqui taca”, ossia lo stile di gioco che Guardiola diede al suo Barcellona. David Villa era uno degli attaccanti di quella squadra, e quindi non ebbe problemi a replicarlo con la Spagna. Torres invece era un attaccante estremamente intelligente dal punto di vista tattico e dotato di un grande senso della posizione: caratteristiche che gli permisero di rendersi molto utile anche in nazionale.

Da quando Villa e Torres hanno lasciato la nazionale, la Spagna ha faticato a trovare dei sostituti adeguati. Negli Europei vinti nel 2012 giocò addirittura senza un vero e proprio centravanti. Questo fu possibile per via della quantità di registi e centrocampisti con spiccate doti offensive a disposizione della squadra: nella finale vinta contro l’Italia, per esempio, giocarono insieme Xabi Alonso, Busquets, Xavi, Fabregas, Iniesta e Silva. Finì 4-0 e la Spagna ebbe il controllo del campo e del possesso palla dal primo all’ultimo minuto, dando sempre l’idea di eseguire tutto con estrema facilità.

Fra il 2012 e il 2013 l’attaccante di origini brasiliane Diego Costa iniziò a farsi conoscere grazie alla sue impressionanti prestazioni con l’Atletico Madrid. Del Bosque puntò quindi su di lui, ma la scelta ebbe la conseguenza di rendere molto meno efficace l’intero sistema di gioco spagnolo, date le diverse caratteristiche di Diego Costa, un giocatore né abituato né così adatto a essere il centravanti di una squadra che pratica un possesso palla complesso e prolungato. Poi fu il turno di Alvaro Morata, ma il risultato, come si notò agli Europei del 2016, non cambiò più di tanto. Morata non è nemmeno stato convocato per i Mondiali in Russia, anche per via della sua stagione complicata al Chelsea.

Diego Costa, David de Gea e Rodrigo Moreno in allenamento con la Spagna il 5 giugno (JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images)

Lopetegui darà probabilmente spazio sia a Diego Costa, tornato nuovamente in squadra, che a Rodrigo Moreno, attaccante di origini brasiliane che gioca nel Valencia. Ma dato che Diego Costa ha saltato l’intera prima parte di stagione, e nella seconda ha comunque giocato poco, Rodrigo potrebbe partire come titolare e giocarsi le sue possibilità. L’attaccante del Valencia viene dalla miglior stagione della sua carriera (19 gol in 37 partite) e possiede peraltro caratteristiche adatte a inserirsi bene nel gioco della Spagna, impostato ancora principalmente sul possesso della palla. La sua utilità per il sistema di gioco spagnolo è in parte confermata dalle indiscrezioni per cui Pep Guardiola lo vorrebbe con sé al Manchester City dal prossimo anno.