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  • martedì 12 giugno 2018

Quello che rimane della “rotta balcanica” passa per la Bosnia

Perché dall'inizio dell'anno sono arrivati cinquemila migranti, il quintuplo di quanti ne erano arrivati in tutto il 2017

(ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Quando nel 2015 centinaia di migliaia di migranti percorsero la cosiddetta “rotta balcanica” per arrivare in Europa, la Bosnia fu uno dei pochi paesi a non essere attraversati dal flusso migratorio. A tenerla fuori dalla rotta fu soprattutto la sua posizione geografica: passare per il territorio bosniaco significava allungare il percorso per arrivare in Croazia, il primo paese dell’Unione Europea che si incontra arrivando da sud. Ora però le cose sono cambiate: la rotta si è chiusa nei primi mesi del 2016 grazie agli accordi fra UE e Turchia e l’inasprimento dei controlli alle frontiere in tutto l’est Europa. Migliaia di persone erano però rimaste bloccate in Serbia, Albania e Montenegro, e ora stanno provando una rotta alternativa che passa per la Bosnia.

I numeri raccontano bene le dinamiche degli ultimi mesi. In tutto il 2017 in Bosnia erano state registrate 755 richieste di protezione internazionale; nei primi cinque mesi del 2018, stando a Balkan Insights, sono diventate 4.215. Altre centinaia di persone sono entrate illegalmente e non hanno chiesto protezione: il numero totale degli arrivi è intorno alle cinquemila persone. I migranti sono diventati quindi improvvisamente visibili alla popolazione: a fine aprile Reuters scriveva che «centinaia di uomini, donne e bambini stanno dormendo nei parchi pubblici di Sarajevo e di due paesi bosniaci al confine con la Croazia». Molte ong locali si sono attivate per assistere i migranti, memori di quando furono i bosniaci a migrare all’estero in seguito alla guerra civile combattuta fra il 1992 e il 1995.

Le autorità bosniache, invece, hanno deciso un approccio più duro. A metà maggio il primo ministro Denis Zvizdić ha annunciato che avrebbe rinforzato la polizia di frontiera per impedire gli ingressi illegali. La Bosnia ha anche parzialmente incolpato la Serbia del recente incremento del flusso: lo scorso anno la Serbia ha stretto un accordo bilaterale con l’Iran per eliminare la necessità di un visto per viaggiare da un paese all’altro. Il risultato è che circa il 10 per cento dei richiedenti asilo arrivati quest’anno in Bosnia sono iraniani. «Arrivano in Serbia e poi attraversano illegalmente la Bosnia per entrare nell’UE», ha spiegato il ministro bosniaco per la Sicurezza, Dragan Mektić.

Gli arrivi hanno anche causato un dibattito politico. Milorad Dodik, che governa in modo piuttosto autoritario la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, una delle tre entità in cui è divisa la Bosnia, ha accusato i bosniaci musulmani di avere progettato un piano segreto per popolare di migranti musulmani il paese. L’Economist sostiene insomma che stia già tirando un’aria da campagna elettorale: le elezioni politiche sono in programma per l’8 ottobre.

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