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  • domenica 10 giugno 2018

Il G7 è finito molto male

Trump ha ritirato il suo sostegno al comunicato congiunto finale, e ha portato lo scontro sui dazi con Canada e stati europei a un nuovo livello

La fotografia di questo G7 che probabilmente rimarrà più impressa: la cancelliera tedesca Angela Merkel, al centro, parla al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il 9 giugno 2018 (Jesco Denzel/Governo federale tedesco via AP)

In un finale che ha colto di sorpresa la maggior parte degli osservatori, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato il sostegno degli Stati Uniti al comunicato congiunto presentato alla fine del G7, il summit delle sette nazioni con le economie più avanzate del mondo, che si è svolto questo weekend a Charlevoix, in Canada. Gli Stati Uniti avevano in realtà dato il proprio consenso al comunicato, che era stato preparato a fatica dopo due giorni di scontri e tensioni ruotati principalmente intorno ai dazi commerciali. Quando ormai era sull’Air Force One diretto verso Singapore, dove incontrerà il dittatore nordcoreano Kim Jong-un, Trump ha scritto dei tweet molto ostili verso il primo ministro canadese Justin Trudeau, ritirando il sostegno al comunicato.

Al centro dello scontro tra Stati Uniti da una parte e Canada e paesi europei dall’altra ci sono i dazi imposti alla fine di maggio da Trump sulle importazioni di acciaio e alluminio: i primi, al 10 per cento, i secondi al 25 per cento. Sono percentuali altissime – la media dei dazi sulle merci scambiate tra Stati Uniti ed Europa è sotto il 3 per cento – e sono state decise da Trump come misura protezionista per combattere la troppa e competitiva offerta di acciaio e alluminio dall’estero – che però arriva soprattutto dalla Cina, e non da Europa o Canada – e favorire le aziende statunitensi.

Gli altri leader del G7 sono molto contrari e preoccupati delle conseguenze economiche dei dazi, e hanno provato a convincere Trump a sospenderli o mitigarli. Le trattative sono state portate avanti soprattutto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron, ma senza successo. Sia Trudeau che la prima ministra britannica Theresa May si sono arrabbiati con Trump per aver definito la questione dei dazi «una misura di sicurezza nazionale».

Nonostante Trump avesse inizialmente approvato il comunicato, si è probabilmente arrabbiato dopo aver visto dall’aereo la conferenza stampa con la quale Trudeau, in quanto leader ospitante, aveva chiuso i lavori del G7, abbandonato da Trump in anticipo. Trudeau aveva ammesso le divergenze emerse con gli Stati Uniti ma aveva comunque definito il summit “un successo”, annunciando dei dazi sulle importazioni dagli Stati Uniti in risposta a quelli decisi da Trump. Trudeau ha detto: «i canadesi sono gentili e ragionevoli ma non si fanno maltrattare».

Il presidente degli Stati Uniti, a quel punto, ha definito “false” le dichiarazioni di Trudeau in presentazione al comunicato, aggiungendo che il primo ministro canadese è “disonesto” e “debole”. Trump ci è andato molto pesante con le accuse agli alleati del G7, che secondo il Guardian è stato il più teso e tumultuoso dei suoi 43 anni di storia. Ha detto che gli Stati Uniti sono diventati un «salvadanaio da rapinare», e che questa situazione finirà con i dazi. Ha aggiunto che se gli altri paesi risponderanno a loro volta con dei dazi faranno «un errore», perché «vinceremo quella guerra mille e mille volte». L’Unione Europea ha già avviato un sistema di dazi in risposta a quelli statunitensi, su importazioni di vario tipo, dai liquori alle moto Harley-Davidson.

Il G7, secondo gli osservatori, ha quindi peggiorato una situazione già molto tesa, incrinando ulteriormente i rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e gli alleati storici, dai quali sono oggi molto isolati. La situazione è precipitata nel giro di poche ore: ai reporter sull’Air Force One era stato detto che gli Stati Uniti avrebbero firmato il comunicato, e dopo i tweet di Trump è arrivata loro una mail dell’ufficio stampa presidenziale evidentemente preparata prima del cambio di linea di Trump.

Macron, commentando le parole di Trump, ha detto che la Francia e gli altri paesi europei mantengono il loro sostegno al comunicato congiunto, aggiungendo: «Dobbiamo essere seri e rispettosi delle persone che rappresentiamo. Prendiamo degli impegni e dobbiamo mantenerli. La cooperazione internazionale non può essere dettata da scatti d’ira e affermazioni campate in aria».

Il G7 era già cominciato nel verso sbagliato a proposito della Russia: Trump aveva chiesto che venisse riammessa al G8, seguito solo dal presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, che poi aveva però cambiato idea adeguandosi alla posizione degli altri paesi europei, contrari alla fine delle sanzioni. L’accordo sul nucleare iraniano, dal quale Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti a maggio, e quello di Parigi sul cambiamento climatico, dal quale Trump ha fatto uscire il paese, sono stati gli altri due principali motivi di tensione al summit. Sabato, era stato criticato per essere arrivato tardi a un incontro sull’uguaglianza di genere: si era seduto al tavolo – molto lentamente e platealmente – quando la relazione iniziale di Trudeau era già finita.

Conte, intanto, ha tenuto una delle sue prime conferenze stampa in cui ha risposto alle domande dei giornalisti. Ha parlato di «bilancio complessivamente positivo» per il summit, aggiungendo che nell’incontro bilaterale Trump si è congratulato con lui e ha espresso «entusiasmo» e «curiosità» sulla formazione del governo. Trump, ha detto Conte, lo ha invitato alla Casa Bianca, come detto anche da Trump su Twitter. Rispondendo a una domanda sulle ong che lavorano nel mar Mediterraneo per soccorrere i migranti, Conte ha detto: «Questo governo non ce l’ha certo con le organizzazioni non governative, e non ritiene che siano il problema».

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