La sede di YouTube a San Bruno, California, 3 aprile 2018 (AP Photo/Jeff Chiu)
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  • mercoledì 4 aprile 2018

L’attacco nella sede di YouTube, in ordine

Che cosa è successo ieri nella sede californiana della società, dove una donna ha sparato e ferito tre persone prima di uccidersi

La sede di YouTube a San Bruno, California, 3 aprile 2018 (AP Photo/Jeff Chiu)

Martedì 3 aprile una donna è entrata nella sede di YouTube a San Bruno, in California, e ha sparato con una pistola contro alcune persone, ferendone tre prima di uccidersi. La sparatoria è avvenuta intorno alle 13 locali (le 22 in Italia) mentre era in corso una normale giornata di lavoro in una delle aziende più conosciute di Internet, controllata da Google. L’autrice dell’attacco è stata identificata dalla polizia alcune ore dopo: si chiamava Nasim Najafi Aghdam ed era trentenne. Le sue motivazioni non sono ancora note, ma sui social network aveva pubblicato in passato critiche nei confronti di YouTube.

La sede di YouTube
San Bruno è una piccola città di circa 43mila persone una quindicina di chilometri a sud di San Francisco. YouTube è una delle aziende più grandi della città, con molti lavoratori che raggiungono ogni giorno la sua sede facendo i pendolari dall’area urbana di San Francisco. L’azienda mantiene una sede separata rispetto al grande campus di Google a Mountain View, a circa 30 chilometri di distanza. La sede di San Bruno è nei pressi di uno svincolo autostradale su una collina: non è molto ampia, se confrontata con le sedi di altre aziende di Internet nella zona. È costituita da 4 edifici di dimensioni simili collegati tra loro, con un cortile con un punto di ristoro per i dipendenti.

(Google Maps)

Sparatoria
Tra i primi a dare la notizia della sparatoria sui social network c’è stato Vadim Lavrusik, un impiegato di YouTube con esperienza giornalistica. Lo ha fatto con un tweet, cui sono seguite diverse altre segnalazioni da parte di dipendenti di YouTube, che chiedevano aiuto e dicevano di essersi barricati in alcuni uffici, in attesa dell’intervento della polizia.

Pochi minuti prima una persona – che si è poi scoperto essere Aghdam – era entrata in uno dei cortili interni e aveva iniziato a sparare; aveva poi raggiunto uno degli ingressi e si era uccisa.

Nonostante le ricorrenti minacce legate al terrorismo, la sede di YouTube non ha particolari accorgimenti di sicurezza. Come le sedi di molte altre grandi aziende, gli spazi sono aperti e ci sono numerose possibilità di libero accesso agli uffici, per comunicare apertura e dare un senso di inclusione ai dipendenti e ai visitatori esterni.

L’arrivo della polizia
I primi agenti sono arrivati circa due minuti dopo avere ricevuto le segnalazioni e le richieste di aiuto. Centinaia di impiegati di YouTube avevano iniziato ad abbandonare la sede, alcuni senza avere un’idea precisa di cosa stesse accadendo. C’è chi ha pensato che ci fosse stato un lieve terremoto, altri che parte dell’edificio fosse andata a fuoco.

Sui social network sono circolate fotografie e video dei dipendenti che uscivano con le mani alzate, scortati da alcuni agenti. Molti di loro sono stati perquisiti dalla polizia, alla ricerca di indizi o possibili complici dell’autore dell’attacco.

I poliziotti hanno isolato e perlustrato la zona, trovando una donna morta, quasi da subito sospettata di essere stata l’autrice dell’attacco. Aveva ferite mortali che si era procurata da sola, probabilmente con la stessa pistola usata nella sparatoria.

Feriti
Zach Vorhies, uno sviluppatore, ha spiegato che al momento della sparatoria era alla sua scrivania, quando ha sentito attivarsi l’allarme antincendio. È uscito di corsa dall’ufficio dirigendosi verso un’uscita posteriore, poi ha sentito qualcuno urlare e ha visto un uomo a terra in una delle aree esterne della mensa. Aveva una macchia di sangue sull’addome ed era disteso sulla schiena. A poca distanza c’era una persona che stava urlando: «Vieni da me». Inizialmente Vorhies ha pensato si trattasse dell’assalitore, ma non ha visto armi e ha quindi concluso che fosse qualcuno che stava cercando di attirare l’attenzione dell’autore dell’attacco. Pochi istanti dopo sul posto è arrivato un poliziotto che ha portato al sicuro Vorhies.

Dopo la sparatoria, il Zuckerberg San Francisco General Hospital ha annunciato di avere ricevuto tre pazienti: una donna di 32 anni in condizioni gravi, un uomo di 36 anni in condizioni critiche e un’altra donna di 27 anni in condizioni stabili. Una quarta persona è rimasta ferita durante l’assalto, ma a quanto sembra non per colpi di pistola.

L’autrice dell’attacco
Non sappiamo ancora molto su Nasim Najafi Aghdam, l’autrice della sparatoria. Viveva a Menefee, una città nella California meridionale più o meno a metà strada tra San Diego e Los Angeles. Aveva diversi profili attivi sui social network, compreso un account su YouTube, dove gestiva alcuni canali in inglese, turco e farsi. Pubblicava video di vario tipo, comprese parodie musicali e istruzioni su come fare esercizi fisici. Aveva anche pubblicato video che discutevano temi come la violenza sugli animali e la cucina vegana. Non sembra che fosse radicalizzata o vicina all’estremismo islamista: in un video pubblicato su Instagram, e commentato in farsi, Aghdam prendeva in giro lo hijab e chiedeva ironicamente se stava bene, indossandolo. «Il suo post sembra essere una dichiarazione anti-hijab», ha scritto l’esperta di Iran Golnaz Esfandiari.

Aghdam aveva espresso critiche nei confronti di YouTube in diverse circostanze. A metà febbraio, per esempio, aveva pubblicato un video su Facebook nel quale accusava YouTube di avere cambiato le regole, comportando un calo nelle visualizzazioni dei suoi contenuti. Aveva detto di essersi messa in contatto con l’assistenza del servizio, ma di avere ricevuto risposte deludenti. Le era stato detto che i video con i suoi esercizi fisici contenevano scene inappropriate, specialmente per un pubblico più giovane, e che questo aveva comportato la sospensione di alcune pubblicità dai video, dalle quali Aghdam ricavava denaro.

Sui suoi canali YouTube, Aghdam aveva criticato molto duramente le limitazioni imposte dall’azienda, che di fatto non le consentivano di ricavare qualche soldo dagli annunci pubblicitari, bloccati per via dei contenuti che diffondeva. Uno dei canali mostrava come immagine di apertura una scritta in cui diceva di subire la censura di YouTube. Su Facebook e Instagram aveva pubblicato fotografie e scritte in cui sosteneva di essere penalizzata e rivendicava che tutti i suoi follower fossero reali e non bot.

Il padre di Aghdam ha spiegato che la figlia era sparita per qualche giorno e che era stata poi trovata dalla polizia nei pressi di Mountain View, dove ha sede Google. Aveva anche detto alla polizia di temere che la figlia volesse fare qualcosa contro YouTube perché “odiava” l’azienda. Dopo averla ritrovata assopita in un’automobile a Mountain View, la polizia aveva avvisato la famiglia.

Poco dopo l’attacco di martedì, YouTube ha sospeso tutti i canali di Aghdam, che non sono quindi più accessibili. Il materiale pubblicato in questi mesi sarà analizzato dalla polizia alla ricerca di altre informazioni sull’autrice della sparatoria.

Sparatorie e genere
È piuttosto raro che negli Stati Uniti sia una donna a compiere una sparatoria di massa. Negli ultimi 30 anni ci sono stati tre soli casi, negli innumerevoli episodi di violenza con armi da fuoco che hanno riguardato scuole, luoghi di culto, centri commerciali e posti di lavoro statunitensi. Inoltre, nei 230 casi di sparatorie catalogati dalla polizia di New York tra il 1966 e il 2012 negli Stati Uniti, solo 8 hanno riguardato donne.

Negli anni sono state pubblicate diverse ricerche sul genere e le caratteristiche comuni tra gli autori delle sparatorie di massa, ma non ci sono ancora risposte definitive. Solitamente, più l’attacco è estremo e violento, più è alta la probabilità che a condurlo sia un uomo. Le motivazioni sono numerose, a partire dal fatto che gli uomini hanno spesso reazioni più violente e incontrollate delle donne. Cause fisiche e psicologiche del diverso comportamento sono ancora oggetto di studio e molto resta da chiarire. Sappiamo comunque che, negli Stati Uniti, in generale le donne commettono molti meno omicidi rispetto agli uomini: in media il 10-13 per cento delle morti violente sono causate da donne. Gli omicidi con arma da fuoco sono compiuti solo nell’8 per cento dei casi da donne.

Le reazioni nella Silicon Valley
Il CEO di Google, Sundar Pichai, ha scritto un breve comunicato indirizzato ai dipendenti della sua azienda, confermando che nei prossimi giorni: “Continueremo a offrire il nostro sostegno per aiutare tutti nella famiglia di Google a riprendersi da questa tragedia inimmaginabile”.

Molti altri CEO e dirigenti delle più grandi aziende della Silicon Valley hanno pubblicato messaggi di solidarietà nei confronti dei dipendenti di YouTube. Tim Cook, il CEO di Apple, ha inviato un pensiero “alle vittime e alle loro famiglie”.

Molte delle informazioni sull’attacco alla sede di YouTube sono circolate su Twitter, social network dove di solito le notizie arrivano più tempestivamente. Insieme alle segnalazioni di aiuto, e alle immagini da San Bruno, sono state però pubblicate anche diverse notizie false e alcuni account dei dipendenti di YouTube sono stati violati. Oltre a inviare messaggi di solidarietà, il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ha ammesso il problema e annunciato di essere al lavoro per migliorare la gestione di situazioni in rapida evoluzione come una sparatoria di massa.

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