Devonte Hart nella famosa fotografia in cui abbraccia il sergente Bret Barnum, il 25 novembre 2014, a Portland, in Oregon (Johnny Huu Nguyen via AP, File)
  • Mondo
  • sabato 31 marzo 2018

La famiglia di Devonte Hart è precipitata da una scogliera

È il ragazzo afroamericano di una delle foto più famose degli ultimi anni: è disperso come due sue sorelle, mentre altri 5 membri della sua famiglia sono morti

Devonte Hart nella famosa fotografia in cui abbraccia il sergente Bret Barnum, il 25 novembre 2014, a Portland, in Oregon (Johnny Huu Nguyen via AP, File)

Il 26 marzo ai piedi di una scogliera nel nord della California, vicino a Mendocino, è stata trovata un’automobile precipitata e i corpi di alcune delle persone che erano a bordo: una coppia di donne sposate, Jennifer e Sarah Hart, e i loro figli adottivi. Se ne parla anche in Italia perché nel 2014 uno dei ragazzi, Devonte Hart, era finito su tutti i giornali: era il ragazzino afroamericano fotografato mentre abbracciava un poliziotto bianco alla manifestazione di Portland, in Oregon, organizzata contro la decisione di non incriminare il poliziotto Darren Wilson per l’uccisione del diciottenne nero Michael Brown.

Jennifer e Sarah Hart, entrambe 38enni, erano residenti a Woodland, nello stato di Washington, e avevano sei figli adottivi: Martin (19 anni), Hannah (16), Devonte (15), Abigail (14), Jeremiah (14) e Sierra (12). Finora sono stati ritrovati solo i corpi di Martin, Abigail e Jeremiah, oltre a quelli delle due donne; per questo la polizia non ha ancora dichiarato morti Hannah, Devonte e Sierra Hart, ma ritiene probabile che anche loro fossero sull’automobile quando questa è precipitata nell’oceano Pacifico. Alla guida del veicolo c’era Jennifer Hart.

Devonte Hart, a sinistra, nel giugno del 2014 insieme a parte della sua famiglia (Thomas Boyd/The Oregonian via AP)

Devonte Hart fu adottato a quattro anni: sua madre biologica era tossicodipendente e lui subì svariate forme di abusi nella prima infanzia. Tra le altre cose era stato costretto a bere e fumare, e gli avevano anche sparato contro. Con le madri adottive, però, la sua vita si era normalizzata, stando agli articoli su di lui usciti nel 2014. La storia dell’abbraccio con il poliziotto alla manifestazione di Portland fu raccontata così dalle madri:

«Tremava mentre reggeva un cartello con scritto “Free Hug” (“Abbracci gratis”, ndr), tutto solo davanti a una barricata della polizia. Mentre le lacrime gli scendevano dagli occhi e gli bagnavano il maglione, li guardava non sapendo come avrebbero reagito. Dopo un po’ un poliziotto gli si è avvicinato e gli ha dato la mano. All’inizio c’era un po’ di disagio… Ci furono delle domande generiche su quale fosse la sua materia preferita e cosa gli piacesse fare in estate, ma quella che contava è arrivata dritta al cuore. Ha chiesto a Devonte perché stava piangendo. Lui parlò delle sue preoccupazioni sulla brutalità della polizia verso i giovani neri, e ricevette una reazione inaspettata e apparentemente autentica (per Devonte). “Sì – e sospirò – lo so. Mi dispiace. Mi dispiace”. Poi il poliziotto gli ha chiesto se poteva avere uno di quegli abbracci».

Anche i fratelli adottivi di Devonte Hart provenivano da contesti familiari difficili prima di essere adottati. Tuttavia, stando a quanto riportano New York Times e Washington Post, sembra che anche nella nuova casa ci fossero dei problemi. I vicini della famiglia a Woodland, Bruce e Dana DeKalb, hanno raccontato ai giornali di aver chiamato i servizi sociali per far controllare la famiglia visto che dal 15 marzo Devonte Hart aveva fatto loro visita più volte per chiedere del cibo. Dana DeKalb ha detto che Devonte le aveva raccontato che ogni tanto per punizione Jennifer e Sarah Hart lasciavano i figli senza cibo e proibivano loro di uscire. Il 23 marzo un assistente dei servizi sociali era andato a far visita alla famiglia, ma nessuno aveva risposto. Tra venerdì sera e sabato mattina la famiglia Hart aveva lasciato Woodland per la California.

Gli amici della famiglia hanno detto ai giornali che non c’era nulla di strano nella partenza, visto che spesso le Hart organizzavano delle gite. Hanno anche descritto le due donne come ottime madri, nonostante nel 2011 Sarah Hart fosse stata condannata per una aggressione domestica minore, quando aveva sculacciato una delle sue figlie, che all’epoca aveva sei anni, con particolare forza.

La polizia non ha ancora stabilito perché l’automobile delle Hart, un suv GMC Yukon del 2003, sia finita fuori strada e sia precipitata dalla scogliera. Sull’asfalto della Highway 1, la strada che la famiglia Hart stava percorrendo, non ci sono segni di sbandate. Lo sceriffo della contea di Mendocino Tom Allman, che sta conducendo le indagini su ciò che è successo, ha detto che non ci sono prove per dire che l’incidente sia stato frutto di un «atto intenzionale».

La scogliera da cui è precipitata l’automobile della famiglia Hart, il 28 marzo 2018 (Alameda County Sheriff’s Office via AP)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.