Il presidente del Bayern Monaco Uli Hoeness firma autografi all'Allianz Arena (GUENTER SCHIFFMANN/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 22 Marzo 2018

Il calcio tedesco potrebbe cambiare

Si sta discutendo di abolire la regola che garantisce che i tifosi abbiano la maggioranza delle quote dei club di prima e seconda divisione

Il presidente del Bayern Monaco Uli Hoeness firma autografi all'Allianz Arena (GUENTER SCHIFFMANN/AFP/Getty Images)

In questi giorni nel campionato tedesco si sta discutendo molto di una delle regole più distintive del calcio locale, quella del cosiddetto “50+1”. È la regola che stabilisce che la quota di maggioranza all’interno di ogni club debba essere riservata ai soci – quindi a tifosi e sostenitori – e proibisce di intestare la maggioranza a un unico soggetto. Questa formula vale per tutte le squadre di prima e seconda divisione ed è considerata uno dei pilastri del successo raggiunto dal calcio tedesco, l’unico fra i maggiori campionati europei ad aver pochissime squadre con proprietà straniere. Da alcuni anni, e in particolare negli ultimi mesi, sono però sempre di più i dirigenti che lo ritengono un freno alla crescita economica: i 36 club tedeschi si sono riuniti oggi a Francoforte per discuterne.

L’azionariato popolare è considerato uno strumento per mantenere saldi i rapporti fra i club, i sostenitori e il territorio e ciò che mantiene in primo piano la gestione sportiva e comunitaria. Le persone che possiedono azioni e quote della società partecipano ai consigli direttivi e hanno diritto di voto nelle assemblee, dove tutte insieme detengono la maggioranza. Un tempo l’ingresso di società private nei club era addirittura vietato e l’attuale sistema esiste del 1998, anche se le squadre di calcio tedesche sono sempre state gestite da associazioni senza scopi di lucro. L’ottimo stato di salute economica dei club, il controllo dei debiti e i prezzi dei biglietti mantenuti bassi sono fra i maggiori benefici portati dal “50+1”.

Esistono alcune eccezioni alla regola, ma solo per ragioni storiche: riguardano il Bayer Leverkusen, nata come squadra aziendale dell’azienda farmaceutica Bayer, il Wolfsburg, la vecchia squadra degli operai della Volkswagen, di cui ora è proprietà, e l’Hoffenheim, club acquistato da Dietmar Hopp, proprietario dell’azienda di software gestionali SAP. A loro la federazione tedesca ha permesso l’acquisto delle quote di maggioranza poiché sostenevano economicamente i club da più di vent’anni.

Il “50+1” è stato tuttavia più volte criticato e in alcuni casi anche aggirato. Nel 2009 l’azienda austriaca Red Bull, per poter diventare l’unica proprietaria del Lipsia, creò una società a garanzia limitata per un gruppo ristretto di soci e stabilì una quota di entrata di 800 euro, quasi dieci volte di più di quanto richiesto dai club tedeschi più noti. Nello stesso anno Martin Kind, proprietario dell’omonima azienda di apparecchi acustici e della squadra di Hannover, mise in discussione la regola e propose di abolirla. Si arrivò a una votazione a cui parteciparono i club di prima e seconda divisione, che però scelsero quasi all’unanimità di conservarla.

Uli Hoeness, presidente del Bayern Monaco, e Dietrich Mateschitz, proprietario di Red Bull in tribuna per un Lipsia-Bayern Monaco (ROBERT MICHAEL/AFP/Getty Images)

Negli ultimi mesi alcuni club hanno nuovamente proposto di modificare il “50+1” perché secondo loro non permetterebbe alle squadre tedesche di stare al passo dei club più ricchi d’Europa e inoltre scoraggerebbe i grandi investimenti, sia tedeschi che stranieri. La federazione tedesca ha fatto capire che sarebbe favorevole a un cambiamento che però tenga in considerazione la storia del movimento calcistico nazionale e il forte legame tra squadre e sostenitori.

Undici anni fa un solo club votò a favore dell’abolizione del “50+1” – l’Hannover 96 di Martin Kind – ma ora la situazione sembra cambiata e i club dichiaratamente contrari all’abolizione sarebbero di meno. Per modificare lo statuto del campionato però, i favorevoli dovrebbero essere due terzi dei 36 votanti. Karl-Heinze Rummenigge, direttore amministrativo del Bayern Monaco, la squadra tedesca più importante, si è detto favorevole all’abolizione: «Spero che la federazione elimini la regola del “50+1”. Penso che ogni club debba decidere autonomamente se vuole aprirsi agli investitori, e fino a che punto, o se si rifiuta totalmente di farlo».

Esistono diverse alternative al sistema del “50+1”, e ancora non è stata specificata quale sarebbe la più apprezzata dai club tedeschi in caso di abolizione. Con ogni probabilità la presenza di soci sostenitori nei club rimarrebbe, ma verrebbe trasformata in minoranza a favore dei privati, che così avrebbero più libertà di gestione. Alcuni aspetti ritenuti particolarmente importanti dai tifosi, per esempio il prezzo dei biglietti, potrebbero essere “protetti” da norme pensate appositamente. Inoltre potrebbe essere mantenuta la trasparenza nei metodi di gestione, con la possibilità da parte dei soci di visionare qualsiasi documento ufficiale prodotto dalla dirigenza.