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  • martedì 13 marzo 2018

Sulle armi Trump scherzava, di nuovo

Dopo la strage di Parkland aveva proposto di alzare l'età minima per la vendita delle armi, ma non se n'è fatto niente, come sempre

Donald Trump (Jeff Swensen/Getty Images)

Il presidente statunitense Donald Trump ha detto ieri che la sua amministrazione non alzerà il limite di età per l’acquisto di certi tipi di armi da fuoco, contrariamente a quanto aveva annunciato in precedenza. Trump – che dopo la strage di Parkland, in Florida, aveva fatto qualche apertura sulla possibile approvazione di una nuova legislazione sulle armi – ha giustificato il suo passo indietro dicendo che la proposta non avrebbe avuto sufficiente appoggio politico. L’impressione è che Trump abbia subìto le forti pressioni della National Rifle Association (NRA), la principale lobby delle armi che si era opposta alla proposta iniziale e che ha moltissima influenza sul Congresso statunitense, in particolare sui deputati e senatori del Partito Repubblicano.

Il passo indietro di Trump non è stato completamente inaspettato. Da almeno trent’anni l’approvazione di leggi più severe sulla vendita e il possesso delle armi viene ostacolata dall’influenza della NRA, e sia Repubblicani che Democratici continuano a essere in una posizione scomoda per fare materialmente qualcosa. I primi temono che sostenendo leggi più severe sulle armi possano essere insidiati da candidati di estrema destra alle prossime primarie per la Camera e il Senato, mentre i secondi pensano che il rapporto costi/benefici di infilarsi in una battaglia del genere non sia così favorevole: per ottenere un risultato piccolo come l’aumento dell’età minima per comprare i fucili d’assalto – in particolare si parlava di alzare l’età da 18 a 21 anni – avrebbero dovuto mobilitare l’intero partito e mettere in conto l’opposizione della NRA.

Dopo la strage di Parkland però le cose sembravano poter andare in modo un po’ diverso. A febbraio Trump non aveva solo parlato della proposta di alzare l’età minima per l’acquisto di armi, ma aveva anche rivendicato apertamente la sua indipendenza dalla NRA, accusando direttamente un senatore Repubblicano di subire troppe pressioni dalla potente lobby. Poi le cose sono andate in maniera diversa, anche perché la stessa NRA ha reagito rapidamente: venerdì scorso ha annunciato che avrebbe fatto causa allo stato della Florida, che aveva appena approvato una legge per alzare il limite di età per l’acquisto dei fucili.

Due giorni dopo, domenica, Trump ha annunciato il piano della sua amministrazione per rispondere alla strage di Parkland e in generale alle stragi con armi da fuoco nelle scuole americane. Il piano è molto più modesto e limitato di quanto inizialmente annunciato. Oltre all’esclusione della proposta di alzare l’età minima per l’acquisto di armi, il piano prevede di addestrare gli insegnanti americani a usare un’arma da fuoco e permettere loro di portarla a scuola in modo da rispondere a un eventuale attacco. Anche i tanto annunciati controlli sui precedenti penali e sulla salute mentale degli acquirenti di armi da fuoco – un altro tema di cui si parla dopo ogni sparatoria – sono stati ridimensionati e Trump è tornato a parlare di cambiamenti progressivi.

Il piano della Casa Bianca prevede inoltre la creazione di una Commissione federale sulla sicurezza nelle scuole incaricata di studiare ulteriormente alcune delle proposte fatte nelle ultime settimane. Il fatto è che poco prima lo stesso Trump aveva definito questo tipo di comitati e commissioni «inefficaci»: non fanno altro che «parlare, parlare e parlare», aveva detto sabato durante un comizio. Di fatto Trump ha lasciato di nuovo l’iniziativa al Congresso e ai singoli stati, rendendo più improbabile l’ipotesi di un vero cambiamento sulla legislazione relativa all’acquisto e al possesso di armi negli Stati Uniti.

La proposta dell’amministrazione Trump non sembra quindi avere alcuna ambizione di cambiare le cose. Già in passato Trump aveva fatto annunci sorprendenti sulla questione della vendita delle armi, senza però poi darvi seguito. Per esempio a febbraio aveva detto di aver dato mandato al procuratore generale degli Stati Uniti, Jeff Sessions (più o meno il corrispettivo del nostro ministro della Giustizia), di proporre delle leggi che rendessero illegali i cosiddetti “bump stocks”, i dispostivi per aumentare la frequenza degli spari delle armi, di cui si parlò molto dopo la strage di ottobre a Las Vegas. Anche di quella proposta non si è fatto niente.

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