Particolare della copertina del numero speciale di "Ms." sulla Women's March

Né signore né signorine

La storia di Sheila Michaels, morta a giugno a 78 anni: la femminista grazie alla quale in inglese c'è un'alternativa a Miss e Mrs.

Particolare della copertina del numero speciale di "Ms." sulla Women's March

Il 22 giugno a New York è morta Sheila Michaels, un’attivista femminista a cui viene attribuito il merito di aver diffuso l’uso del titolo di cortesia inglese Ms. in alternativa a Miss, cioè “Signorina”, e a Mrs., cioè “Signora”. Ms. si pronuncia più o meno “Mizz” e a differenza dei titoli di cortesia alternativi non dice nulla sullo stato civile della donna per cui lo si usa, cioè non dice se sia sposata – o lo sia stata – oppure no, come Mr. per gli uomini. Grazie alla personale campagna di Michaels per diffonderne l’uso negli anni Sessanta, Ms. diventò prima il nome di una famosa rivista femminile americana (Ms. appunto) e poi cominciò a essere preferito da moltissime donne non solo negli Stati Uniti, ma anche nel Regno Unito e negli altri paesi anglofoni.

Nel necrologio dedicato a Michaels, il New York Times ha raccontato la sua storia e come è riuscita a diffondere l’uso di Ms.. Michaels nella sua vita fu un’attivista per i diritti civili (degli afroamericani, prima che di quelli delle donne), una tassista, una studiosa della Bibbia, una editor di testi tecnici, e negli anni Ottanta gestì un ristorante giapponese insieme a quello che all’epoca era suo marito, lo chef Hikaru Shiki. Il proprio rapporto con la sua famiglia la rese particolarmente sensibile alla questione dei titoli di cortesia.

Michaels nacque a St. Louis, nel Missouri, l’8 maggio 1939 e le fu dato il cognome Michaels dal nome dell’allora marito di sua madre, sebbene il suo padre biologico fosse un noto avvocato esperto di diritti civili che si chiamava Ephraim London. Ancora bambina le fu cambiato cognome in Kessler, dopo che sua madre si era risposata un’altra volta. Tornò a chiamarsi Michaels da adulta, per via del suo impegno per i diritti civili degli afrocamericani: nel 1963 fu arrestata ad Atlanta, in Georgia, per la sua partecipazione alle proteste e agli scontri tra la popolazione nera e quella bianca e su richiesta del patrigno, che aveva degli interessi economici negli stati del sud e non voleva rovinarsi la reputazione, tornò al suo primo cognome. In precedenza, sempre per le sue idee politiche, Michaels era stata espulsa dal College of William and Mary di Williamsburg, in Virginia: aveva scritto un editoriale contro la segregazione razziale sul giornalino dell’università.

Il fatto di dover cambiare cognome – raccontò poi – la fece riflettere sui titoli di cortesia femminili e del retaggio storico per cui suggerivano che una donna appartenesse al proprio padre o al proprio marito. Per questo fu entusiasta quando scoprì che esisteva l’espressione Ms.. L’Oxford English Dictionary ne attesta l’esistenza fino dal 1901 – forse nacque come abbreviazione di Mistress alternativa a Mrs., anche se l’etimologia è confusa – ma all’inizio degli anni Sessanta era usata di rado. Michaels ne venne a conoscenza solo perché era usata dalla rivista marxista News & Letters, per le spedizioni alle proprie abbonate, una delle quali era la coinquilina di Michaels. Quando lesse «Ms. Mari Hamilton» sulla copia di News & Letters arrivata per posta, Michaels pensò che si trattasse di un refuso, ma poi scoprì che la rivista marxista utilizzava questa espressione per ragioni politiche. Così cominciò quella che la stessa Michaels definì una «timida crociata durata otto anni».

Un’intervista del 2009 in cui Michaels raccontò tutta la storia di Ms.:

Ci volle un po’ di tempo perché altre femministe – compresa la stessa Hamilton – appoggiassero la campagna di Michaels: inizialmente le dissero che quello del titolo di cortesia era un problema secondario, che le cose più importanti per cui impegnarsi erano altre. La svolta avvenne grazie a un’intervista alla radio newyorkese WBAI, nel 1969. Michaels era invitata in quanto membro del collettivo per i diritti delle donne Feminists. A un certo punto della trasmissione colse l’occasione per parlare di Ms. e dire per quale ragione voleva che si usasse. Poco tempo dopo, la giornalista femminista Gloria Steinem fu ispirata da quella trasmissione per dare un nome a una nuova rivista per donne che stava collaborando a fondare (altre opzioni per il titolo che erano state prese in considerazione erano Sojourner e Sisters).

La rivista Ms. uscì per la prima volta alla fine del 1971 come inserto della rivista New York. Nel primo numero c’era scritto che il titolo Ms. era uno «standard per rivolgersi alle donne che vogliono essere riconosciute come individui, invece che essere identificate in relazione a un uomo». All’inizio non era in programma che la rivista diventasse una pubblicazione regolare, ma continuò a essere venduta con il New York per un anno e poi, dal luglio del 1972, divenne una rivista indipendente mensile. Dal 2001 appartiene all’organizzazione no profit Feminist Majority Foundation e viene pubblicata quattro volte all’anno.

La copertina del primo numero di Ms., disegnata da Miriam Wosk (Ms.):

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Nel 1986 il New York Times cominciò a usare il titolo di cortesia Ms. per le donne di cui non conosceva lo stato civile o per quelle che lo preferivano, ritenendo che ormai l’espressione fosse diventata abbastanza comune nell’uso.

Anche in altri paesi ci sono state delle discussioni sui titoli di cortesia femminili e sul loro, spesso involontario, sessismo. Nel 2012 il governo francese ha deciso di smettere di usare Mademoiselle, il corrispettivo di “Signorina” (e oltre a questo, curiosamente, anche il nome di una rivista femminile americana), da tutti i documenti amministrativi, insieme alle espressioni «cognome da nubile» e «cognome da coniugata», per far finire «una forma di discriminazione tra uomini e donne». In Italia sia era parlato di fare una cosa simile nel 1982, ma il progetto naufragò. Nel 2009 il Parlamento Europeo ha pubblicato un opuscolo intitolato La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento europeo per raccomandare di chiamare le donne solo con titoli che non dessero informazioni (o facessero supposizioni) sullo stato civile negli atti legislativi e nei documenti interni dello stesso Parlamento.

Tuttora molte donne italiane considerano “Signora” un titolo da usare solo con le donne sposate o almeno per le donne non più giovani, mentre altre ritengono inadatto e sessista “Signorina”.

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