Chris Parker, in un'immagine dell'intervista registrata da ITV News.
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  • giovedì 25 Maggio 2017

La storia dei due senzatetto che hanno aiutato i feriti dell’attentato di Manchester

Si chiamano Chris Parker e Stephen Jones e sono stati molto celebrati per quello che hanno fatto dopo l'esplosione della bomba

Chris Parker, in un'immagine dell'intervista registrata da ITV News.

Da due giorni i giornali di mezzo mondo stanno raccontando la storia di due senzatetto che nei minuti successivi all’attentato di Manchester hanno soccorso e aiutato le persone rimaste ferite nell’esplosione. I due uomini si chiamano Chris Parker e Stephen Jones, hanno rispettivamente 33 e 35 anni e al momento dell’attacco si trovavano fuori dall’entrata della Manchester Arena, lo spazio dove Salman Abedi si è fatto esplodere uccidendo 22 persone. Entrambi sono stati molto celebrati sui giornali e sui social network, dove sono stati esaltati i loro atti di coraggio e altruismo.

Parker, che durante il concerto di Ariana Grande stava chiedendo l’elemosina nel foyer dell’Arena, ha raccontato che l’esplosione lo ha sbalzato via, facendolo cadere ma senza procurargli ferite serie. Subito dopo, ha cominciato ad aiutare le altre persone ferite: è stato accanto a una ragazzina che aveva perso entrambe le gambe, e poi a una donna che sembrava stesse morendo per le ferite riportate. Parker è stato vicino anche a una donna di circa 60anni con delle ferite molto gravi alla testa e a una gamba: «È morta tra le mie braccia. Aveva una sessantina d’anni ed era lì con la sua famiglia. Non riuscivo a smettere di piangere. La cosa più scioccante di tutto questo è che era un concerto per ragazzini».

Jones, che prima dell’attacco stava dormendo in un posto poco lontano da dove si trovava Parker, ha raccontato di avere estratto dalle braccia e dalla faccia di alcuni bambini dei chiodi, che erano stati messi nella bomba insieme ad altri componenti metallici di modo che funzionassero come proiettili, per procurare maggiori danni. Jones ha detto al canale britannico ITV News: «Solo perché sono un senzatetto non significa che non ho un cuore, o che non sono umano. Mi piace pensare che se fossi stato io ad avere bisogno qualcuno si sarebbe avvicinato e mi avrebbe aiutato. C’erano bambini. C’erano molti bambini, con del sangue su tutto il corpo che piangevano e urlavano».

Dopo che le storie di Parker e Jones sono state raccontate dai giornali e sono circolate sui social network, per entrambi sono state messe in piedi delle raccolte fondi che hanno già superato le 40mila sterline ciascuna (qui e qui). Il New York Times ha anche raccontato che dopo avere letto la storia sui giornali, la madre di Parker ha scritto sulla pagina di raccolta fondi del figlio, con cui non aveva più rapporti da molto tempo: «È mio figlio e voglio disperatamente mettermi in contatto con lui. Non siamo in buoni rapporti da molto tempo e non avevo idea che fosse un senzatetto. Sono molto orgogliosa di lui e penso che potrebbe avere bisogno di me ora». Intanto David Sullivan, co-proprietario della squadra di calcio inglese West Ham, ha detto a BBC Radio 5 di avere intenzione di aiutare Jones a «rimettersi in piedi», offrendogli un posto dove dormire per sei mesi e dei soldi per aiutarlo nelle necessità più basilari. Il figlio di Sullivan ha ribadito martedì su Twitter le intenzioni sue e del padre.

Poche ore dopo Dave Sullivan Jr ha annunciato su Twitter che lui e il padre erano riusciti a trovare Parker.