Un gruppo di donne dell'associazione Abuelas de plaza de Mayo durante una manifestazione per il rispetto dei diritti umani a Buenos Aires, in Argentina, il 4 maggio 2017; sul cartello si legge: «Non dimentichiamo, non perdoniamo, non ci riconciliamo: mille anni di prigione» (AP Photo/Victor R. Caivano)
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  • venerdì 5 Maggio 2017

In Argentina gli attivisti per i diritti umani protestano contro la Corte Suprema

Perché ha concesso uno sconto di pena a un uomo condannato per aver commesso rapimenti e torture durante la dittatura di Videla, creando un precedente per molti casi simili

Un gruppo di donne dell'associazione Abuelas de plaza de Mayo durante una manifestazione per il rispetto dei diritti umani a Buenos Aires, in Argentina, il 4 maggio 2017; sul cartello si legge: «Non dimentichiamo, non perdoniamo, non ci riconciliamo: mille anni di prigione» (AP Photo/Victor R. Caivano)

Il più alto tribunale argentino ha votato in favore della riduzione della pena di Luis Muiña, un uomo che durante la dittatura di Jorge Rafael Videla (1976-1983), faceva parte di un gruppo paramilitare che prendeva ordini dai capi dell’esercito ed è stato condannato per avere rapito e torturato almeno cinque persone nel 1976. La sentenza tiene conto degli anni che Muiña ha passato in carcere prima di essere condannato. La decisione dei cinque giudici della Corte Suprema argentina è passata grazie ai voti di due giudici scelti recentemente dal governo di centrodestra del presidente Mauricio Macri, eletto alla fine del 2015. I gruppi di attivisti per i diritti umani argentini, tra cui le Abuelas de plaza de Mayo, l’associazione di nonne che chiedono di conoscere la sorte dei propri nipoti dati in adozione in modo coatto dopo l’uccisione dei loro genitori durante il regime militare, hanno contestato la sentenza del tribunale perché potrebbe essere un precedente per i casi di numerosi altri condannati per crimini avvenuti durante la dittatura.

Muiña, arrestato nel 2007, fu condannato a tredici anni di carcere nel 2011; la sentenza divenne definitiva nel 2013 e Muiña è stato scarcerato l’11 novembre 2016. Prima che la Corte Suprema confermasse la decisione, infatti, un tribunale penale aveva già concesso a Muiña lo sconto di pena, con la formula detta “due per uno”, per cui gli anni trascorsi in carcere prima della condanna valgono doppio. Una delle ragioni per cui la sentenza della Corte Suprema è criticata è che la formula “due per uno”, che finora non era mai stata applicata nei casi di crimini contro l’umanità, si basa su una legge entrata in vigore nel 1994 e poi sostituita nel 2001, il cui scopo era rendere più eque le condanne tenendo conto dei tempi lunghi del sistema giudiziario argentino. La ragione per cui la Corte Suprema ha ritenuto valido applicarla in questo caso è che, nonostante i reati di Muiña siano avvenuti prima che la legge entrasse in vigore e il suo arresto sia avvenuto dopo che era stata abrogata, i crimini contro l’umanità possono essere ritenuti «permanenti» e quindi si può considerare che siano avvenuti nel periodo di tempo in cui la legge del “due per uno” era in vigore.

Secondo l’avvocato Rodolfo Yanzon, che rappresenta i famigliari di molte persone morte durante la dittatura, la decisione della Corte Suprema è una «amnistia virtuale» e avrà un «effetto domino» nei casi di circa 350 altre persone condannate per crimini commessi in quel periodo e che con molta probabilità ora faranno ricorso perché il “due per uno” sia applicato anche nei loro casi. Secondo i parenti delle persone rapite, torturate e uccise negli anni della dittatura la sentenza su Muiña fa parte di una campagna del governo per sminuire gli abusi commessi dal regime militare. Estela de Carlotto, leader delle Abuelas de plaza de Mayo, ha detto che la decisione della Corte Suprema è «abominevole» e che il governo vuole che le persone dimentichino ciò che è successo durante la dittatura.

Non è la prima volta dall’inizio della presidenza di Macri che il governo viene criticato dai gruppi di attivisti per i diritti umani: il presidente era già stato attaccato dopo che aveva detto che forse i desaparecidos, cioè le persone rapite e uccise senza che i loro corpi fossero restituiti alle famiglie durante la dittatura, sono molti meno della stima comunemente accettata di 30mila persone. Ultimamente anche la Chiesa cattolica argentina è intervenuta nel dibattito pubblico su questo tema: i vescovi hanno invitato tutti gli argentini alla riconciliazione tra i militari e i famigliari delle persone che subirono abusi. La riconciliazione però è rifiutata dagli attivisti per i diritti umani: le Abuelas de plaza de Mayo vogliono che prima siano rivelati i destini di molti dei bambini dati in adozione, quelli di cui non si conoscono ancora le identità.