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  • mercoledì 6 agosto 2014

La leader delle Nonne di Plaza de Mayo ha ritrovato suo nipote

Era stato sottratto 36 anni fa dalla dittatura argentina alla figlia della presidente dell'associazione che rintraccia i figli dei desaparecidos

Martedì 5 agosto Estela Carlotto, presidente e storica attivista delle Abuelas de Plaza de Mayo –movimento civile di donne argentine che si occupa di rintracciare i bambini sottratti alle loro madri durante la dittatura militare – ha ritrovato suo nipote, che ora ha 36 anni. Dopo la notizia, che è sulle prime pagine di tutti i giornali argentini, la presidente del paese Cristina Kirchner ha chiamato Estela Carlotto: «Cristina mi ha chiamato piangendo e mi ha chiesto: “è vero?”», ha detto la presidente dell’associazione, «Ho risposto “sì”, e abbiamo pianto di gioia insieme». Si tratta del centoquattordicesimo bambino ritrovato grazie all’associazione.

L’uomo “ritrovato” si chiama Ignacio Hurban, ma il nome che la madre aveva scelto per lui era “Guido”: ora è un musicista, compositore e direttore di una scuola di musica nel sud di Buenos Aires ed è stato identificato attraverso un test del DNA a cui si è sottoposto volontariamente perché «aveva dei dubbi». Il suo DNA – dopo un confronto con il database dell’associazione che conserva le mappe genetiche di tutte le famiglie con bambini scomparsi – è risultato corrispondere al 99,999 per cento a quello di Laura Carlotto, figlia di Estela e militante peronista uccisa dal regime poco più che ventenne nell’agosto del 1978, due mesi dopo aver partorito in un centro clandestino di detenzione. Alla fine di quello stesso anno, il corpo di Laura Carlotto fu restituito alla madre Estela ma del neonato non si seppe più nulla (era stato dato in adozione a una famiglia di Olavarria, comune nella provincia di Buenos Aires).

La dittatura
Jorge Rafael Videla (morto nel maggio dello scorso anno a 87 anni) fu dittatore in Argentina dal 1976. Arrivato al potere con un colpo di stato militare che depose il governo di Isabel Martínez de Perón, il suo governo violò sistematicamente lo stato di diritto e i diritti umani: più di duemila persone morirono e più di trentamila scomparvero nel nulla. Dopo la fine della dittatura Videla fu processato e condannato all’ergastolo, ma restò in carcere solo cinque anni. Nel 1990 l’allora presidente Carlos Saúl Menem, su pressione degli apparati militari, gli concesse l’indulto. Il 25 aprile 2007 la Corte penale federale giudicò incostituzionale la grazia concessa e rese di nuovo valida la condanna all’ergastolo emessa nel processo del 1985.

Il 22 dicembre 2010 Videla subì una nuova condanna all’ergastolo per l’omicidio di trentuno detenuti e nel 2012 fu processato – soprattutto grazie alla pressione esercitata dalle Nonne di Plaza de Mayo – e condannato a cinquant’anni di detenzione per il sequestro sistematico dei figli delle persone scomparse, i cosiddetti desaparecidos. Tra il 1976 e il 1983, durante la dittatura argentina, migliaia di persone e dissidenti politici vennero arrestati e rinchiusi in luoghi segreti di detenzione, senza alcun processo, quasi sempre torturati, a volte per mesi, e solo in pochissimi casi, dopo un processo sommario e senza alcuna reale garanzia legale, rimessi in libertà. Tra loro c’erano anche molte donne incinte, tenute in vita nelle carceri fino al momento del parto.

L’obiettivo del regime militare argentino in quegli anni era infatti riorganizzare la società secondo un modello ideale. I figli degli oppositori politici uccisi o arrestati venivano automaticamente considerati proprietà dello stato e come tali consegnati a famiglie allineate al regime o a famiglie di militari. Circa 500 bambini furono sottratti e privati della loro identità, in molti casi portati a vivere con persone che credevano loro genitori ma che in realtà erano stati autori partecipi o occultatori dell’assassinio dei loro veri genitori.

Madri e Nonne
L’associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo ha sede a Buenos Aires. Nel 2008 e nel 2010 è stata candidata al Premio Nobel per la Pace. Nel 1977 un primo nucleo di mamme, a cui poi si ispirò il gruppo delle nonne, cominciò a marciare ogni settimana in Plaza de Mayo per rivendicare la scomparsa dei figli e ottenere almeno la restituzione dei loro corpi. Alle madri, ben presto si affiancarono le nonne che per la prima volta denunciarono l’esistenza dei neonati desaparecidos chiedendo la sospensione di tutte le adozioni. Inizialmente le nonne si riunivano segretamente in chiese o caffetterie simulando compleanni e cercando di compilare un primo elenco delle figlie o delle nuore incinte imprigionate dal regime.

Rivolsero anche degli appelli formali alla Chiesa Cattolica, all’UNICEF e alla Croce Rossa, senza ricevere però grande attenzione. Alcune di loro uscirono dall’Argentina per appellarsi a vari governi e chiedere aiuto. Dopo la fine della dittatura, il loro lavoro divenne più semplice e intenso. Attualmente possono contare su moltissimi professionisti in campo giuridico, medico, psicologico e genetico. Continuano a lavorare attraverso ricerche personali, denunce e proposte agli organismi nazionali e internazionali.

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