(ANSA/CLAUDIO PERI)
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  • lunedì 24 aprile 2017

Una tappa da Michele Scarponi

Quella del 27 maggio 2016, quando fece magnificamente il gregario per Vincenzo Nibali, facendogli vincere il Giro d'Italia

di Gabriele Gargantini
(ANSA/CLAUDIO PERI)

Il ciclista Michele Scarponi è morto sabato 22 aprile, a 37 anni. Scarponi è stato investito sulla strada provinciale 362 di Filottrano – il suo paese, nelle Marche – da un Fiat Iveco, poco dopo le 8 di mattina, quando era appena uscito in bici da corsa per allenarsi. La sera precedente era tornato dal Tour of Alps, dove aveva vinto la sua prima tappa da quando correva per l’Astana, la squadra in cui era arrivato nel 2014 per fare il gregario a Vincenzo Nibali e Fabio Aru.

Il gregario è colui che aiuta, in molti modi, un capitano. E Scarponi era stato capitano a sua volta: nel 2011, quando aveva vinto il Giro d’Italia dopo la squalifica dello spagnolo Alberto Contador. Nel 2007 era stato squalificato anche lui per doping. Poi era tornato e aveva corso per quasi dieci anni senza subire altre sanzioni.

Per vincere un Giro d’Italia bisogna andare forte in salita e forte a cronometro: Scarponi faceva la prima cosa molto bene, decisamente meno la seconda. Era uno scalatore, uno di quelli che riescono a fare la differenza quando si tratta di fare fatica vera sulle salite, meglio se molto lunghe e particolarmente ripide.

Michele ScarponiMichele Scarponi a una conferenza stampa a Belfast, il 7 maggio 2014 (AP Photo/Gian Mattia D’Alberto)

Molti ciclisti si ritirano prima di arrivare a 37 anni. Scarponi invece aveva scelto di fare il gregario, che nella pratica significa andare, se necessario, a prendere le borracce per il proprio capitano; lasciargli la propria bici, se dovesse servire; “tirare” per lui, cioè prendersi il vento al posto suo o pedalare per “fare l’andatura“, per fargli risparmiare le energie. Scarponi lo faceva bene, il gregario. E c’è una storia che lo racconta, e che racconta il tipo di atleta che era.

99esimo Giro d’Italia, terzultima tappa

Era la 19esima tappa del 99esimo Giro d’Italia, la terzultima, da Pinerolo a Risoul, in Francia, appena oltre il confine. Nibali, il capitano della squadra di Scarponi, era quarto a quasi cinque minuti di ritardo dall’allora Maglia rosa, l’olandese Steven Kruijswijk. Scarponi era anche compagno di stanza di Nibali, lo era stato per tutte le tappe di quel Giro e lo sarebbe stato fino alla fine.

Nibali aveva iniziato da favorito, ma fino alla 18esima tappa era andato malino: sembrava stanco, poco in forma, un po’ giù di morale. Qualcuno gli aveva suggerito di ritirarsi, che ormai quel Giro era perso ed era meglio pensare ad altro. Lui non lo fece e le cose andarono in maniera diversa. Nibali vinse e il merito fu anche di Scarponi e di quella tappa Pinerolo-Risoul del 27 maggio 2016.

Pinerolo-Risoul: 27 maggio 2016

Fino a quell’edizione del Giro d’Italia, Kruijswijk aveva vinto giusto un Giro di Svizzera, niente di memorabile. Non era il favorito alla partenza, nemmeno uno dei tre-quattro favoriti, ma se la stava cavando molto bene, sia in salita che a cronometro. Al secondo posto, con tre minuti di ritardo, c’era il giovane scalatore colombiano Esteban Chaves. Al terzo lo spagnolo Alejandro Valverde, fortissimo nelle salite brevi, un po’ meno su quelle più lunghe.

Nella Pinerolo-Risoul c’erano salite molto lunghe. Era una tappa di alta montagna, lunga 162 chilometri. I primi 80 erano in pianura ma nella seconda metà iniziavano i problemi: c’era il Colle dell’Agnello e poi l’arrivo in salita a Risoul, dopo 15 tornanti in 13 chilometri, con una pendenza media del 7 per cento. Il Colle dell’Agnello è un valico alpino al confine piemontese tra Italia e Francia, una salita di 21 chilometri, con pendenza massima al 15 per cento e con gli ultimi chilometri in mezzo alla neve. Era la Cima Coppi di quel Giro, ovvero la salita che arriva più in alto (2744 metri) e che a ogni edizione viene intitolata a Fausto Coppi.

Nella prima metà di quella tappa Scarponi fece bene il suo lavoro da scalatore-gregario di un capitano non particolarmente in forma: andò in fuga per provare a vincere la tappa. Nibali non stava andando forte e per Scarponi c’era una possibilità di giocarsela. Scarponi si staccò dal gruppo con altri 28 corridori, andò forte, poi si mise in testa, guadagnò diversi minuti e passò da solo sul Colle dell’Agnello.

Giro d'Italia 2016Michele Scarponi sul Colle dell’Agnello (ANSA/CLAUDIO PERI)

Intanto, qualche minuto e qualche centinaio di metri dietro, Chaves aveva attaccato e staccato tutti tranne Kruijswijk e Nibali che tenevano il suo passo.

Giro-dÕItalia-2016-CYCLING-ITA-GIROVincenzo Nibali, Esteban Chaves, Steven Kruijswijk e Rafal Majka (AFP / LUK BENIES)

All’inizio della discesa dalla Cima Coppi, Kruijswijk sbagliò una curva e cadde. Forse fu per la stanchezza, forse per il freddo, o forse entrambe le cose. Andò a sbattere contro il muro di neve a bordo strada, e la bici gli volò sopra, danneggiandosi: perse altri secondi.

Davanti a tutti c’era ancora Scarponi, e qualche minuto dietro Nibali e Chaves. Per poter riaprire il Giro, bisognava andare molto forte. Si potevano guadagnare dei secondi su Kruijswijk, ma c’era anche da considerare la tappa del giorno dopo: era un’altra tappa di montagna e le energie andavano calibrate. Per Nibali c’era anche altro. Aveva quasi due minuti di ritardo da Chaves e se voleva vincere il Giro doveva staccare anche lui, non solo Kruijswijk.

L’ammiraglia è l’auto di ogni squadra che segue la corsa e a bordo della quale c’è il direttore sportivo, una specie di allenatore. A pochi minuti dal traguardo, l’ammiraglia dell’Astana, la squadra di Scarponi e Nibali, si avvicinò a Scarponi. Gli disse che avrebbe potuto rinunciare alla possibilità di vincere la tappa, aspettare Nibali e favorirlo. Scarponi praticamente si fermò. Smise di pedalare finché vide Nibali e Chaves, che nel frattempo erano stati raggiunti da altri corridori.

Giro d'Italia 2016 - 99a edizione -  Tappa 19 - da Pinerolo a RisoulMichele Scarponi, Esteban Chaves e Vincenzo Nibali (LaPresse – Fabio Ferrari)

Scarponi si mise davanti a tutti e fece un gran ritmo. Vedendolo tirare, Silvio Martinello, ex ciclista e commentatore di Rai Tre, disse: «Non abbiamo più aggettivi per definire Michele Scarponi oggi». Riccardo Magrini, ex ciclista e commentatore di Eurosport, disse di guardare «quel corridorino [Scarponi era alto 1.74 e pesava poco più di 60 chili] lì davanti che soffia molto però ha un cuore grandissimo».

Francesco Pancani, la prima voce delle telecronache Rai sul ciclismo, disse: «Immediatamente [Scarponi] si è calato di nuovo nei panni del gregario e ci fa un certo effetto usare questo termine anche se con l’accezione più di ammirazione possibile. Però forse è più un luogotenente, di un gregario». Pancani ricordò che fino a un paio di mesi prima Scarponi aveva una clavicola rotta. Scarponi tirò finche riuscì, e poi si staccò. Negli ultimi chilometri della salita e della tappa, Nibali staccò tutti e andò a vincere da solo, guadagnando circa un minuto su Chaves. Il resto dei pochi secondi che gli mancavano per vincere il Giro li recuperò il giorno successivo.

GIRO-CYCLING-ITAVincenzo Nibali (LUK BENIES/AFP/Getty Images)

Negli ultimi chilometri della tappa di Risoul, Kruijswijk perse molti minuti. Arrivò alla fine con quasi cinque minuti di ritardo, perdendo la Maglia rosa. Scarponi arrivò ancora più indietro: 19esimo, con più di sei minuti di ritardo. Li perse negli ultimi chilometri, perché aveva usato tutte le energie per aiutare Nibali ad arrivare in cima. Arrivò stanco, ma sorrise, vedendo com’era finita la gara. Il giorno dopo fece di nuovo il gregario per Nibali.

A fine Giro gli fu chiesto com’è fare il gregario. Lui rispose: «Bello, quando si vince. Una faticaccia e basta quando si perde».

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