Marie Collins nel maggio del 2014 in Vaticano (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 1 marzo 2017

Una donna si è dimessa dalla commissione contro gli abusi del Vaticano

A causa dell'ostruzionismo di alcuni dicasteri: Marie Collins era stata vittima di molestie da parte di un prete ed era tra le fondatrici di una speciale commissione voluta da papa Francesco

Marie Collins nel maggio del 2014 in Vaticano (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Marie Collins, che quando aveva tredici anni aveva subito degli abusi sessuali da parte di un cappellano durante un ricovero in ospedale in Irlanda, si è dimessa dalla Pontificia Commissione per la protezione dell’infanzia istituita nel 2014 – anche su richiesta di Collins – da papa Francesco proprio per affrontare questo problema. Collins ha annunciato la sua decisione pubblicando una lettera molto dura nella quale parla della sua «frustrazione per la mancanza di cooperazione», di «ostacoli costanti» e «della resistenza di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione». Collins era l’unica persona vittima di pedofilia da parte di un prete rimasta nella Commissione, dopo che nel febbraio del 2016 aveva lasciato anche Peter Saunders. Qualche settimana fa un editoriale del Washington Post accusava papa Francesco di aver detto delle cose giuste sugli abusi sessuali nella Chiesa, ma di aver fatto troppo poco.

La Pontificia Commissione per la protezione dei minori è presieduta dal cardinale Sean O’ Malley ed era stata creata da papa Francesco nel marzo del 2014 con il preciso compito di proporre «le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili». L’obiettivo era fare «tutto il possibile per assicurare che crimini come quelli che si sono verificati non possano più ripetersi nella Chiesa». La Commissione doveva «promuovere la responsabilità locale delle Chiese particolari, unendo i loro sforzi a quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede, per la protezione di tutti i bambini e gli adulti vulnerabili». Ora nella Commissione restano 16 membri sui 18 iniziali.

Nel suo sito, Marie Collins dice di aver inviato la lettera con le sue dimissioni a papa Francesco lo scorso 9 febbraio, con effetto dal primo marzo e spiega di aver preso la sua decisione dopo aver saputo che non si riusciva a rispettare nemmeno «una nuova e fondamentale raccomandazione» avanzata dalla Commissione e «approvata dal papa»: che le lettere inviate al Vaticano dalle persone vittime di molestie e abusi sessuali da parte del clero dovevano «sempre» avere una risposta. E poi: «La raccomandazione della Commissione di istituire un tribunale per giudicare i vescovi negligenti era stata approvata dal papa. Finora la Congregazione per la dottrina della fede (…) ha trovato dei problemi “legali” non meglio specificati, e il tribunale non è mai stato istituito». Nel giugno del 2016 il papa aveva provato senza successo a istituire un tribunale speciale per i casi di negligenza da parte dei vescovi. Dopodiché era stato però emanato un decreto in cui si diceva che il tribunale non era necessario visto che il Vaticano aveva già il potere di sollevare dall’incarico i vescovi che si erano resi complici di abusi nelle loro diocesi.

Dice ancora Collins «Fin dall’inizio del lavoro della Commissione nel marzo 2014 sono rimasta impressionata dalla dedizione dei miei colleghi e dagli auspici sinceri di papa Francesco di fornire un’assistenza alla questione degli abusi sessuali del clero. Credo che la creazione della Commissione, la proposta di farvi partecipare degli esperti esterni per consigliarla su ciò che era necessario per rendere più sicuri i minori, sia stata una mossa sincera. Tuttavia, nonostante il Santo Padre abbia approvato tutte le raccomandazioni fatte dalla Commissione, ci sono state costati battute d’arresto. Questo è accaduto a causa della resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stata vergognosa». Collins conclude spiegando che quando aveva accettato la nomina nella Commissione aveva detto pubblicamente che se avesse trovato «un conflitto tra quello che stava accadendo dietro le porte e ciò che veniva detto pubblicamente» non sarebbe rimasta: «Ecco, questo punto è arrivato. Sento di non avere altra scelta che dimettermi per mantenere la mia integrità». Sul suo sito Collins non fa riferimento ad alcun organismo in particolare, ma in un articolo pubblicato su National Catholic Reporter critica esplicitamente la Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata di vigilare sulla purezza della dottrina della Chiesa cattolica.

Il comunicato diffuso dalla sala stampa del Vaticano dice che Collins ha accettato l’invito del cardinale O’ Malley di continuare a lavorare con la Commissione come esterna. Nel comunicato firmato da O’ Malley si parla poi dello «straordinario contributo» di Collins e si promette che le sue preoccupazioni saranno prese presto in considerazione. Nel febbraio del 2016 era stato costretto a prendersi un’aspettativa dalla Commissione anche Peter Saunders, l’altro membro che come Collins era stato vittima di abusi da parte di un prete pedofilo. Saunders aveva criticato George Pell, un ex vescovo australiano che oggi è un importante funzionario del Vaticano. Pell è da tempo accusato di aver ignorato i casi di pedofilia tra i preti durante il suo periodo in Australia. Saunders lo aveva pubblicamente accusato di aver insabbiato i casi di abusi e ne aveva chiesto le immediate dimissioni. La Commissione aveva preso le distanze dalle parole di Saunders suggerendone poi una sospensione.

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