Emmanuel Macron in una scuola a nord di Lille, 14 gennaio 2017 (FRANCOIS LO PRESTI/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 16 Gennaio 2017

Emmanuel Macron sta crescendo

La campagna del candidato indipendente alle elezioni presidenziali in Francia – che dice cose come «Bruxelles siamo noi» – sta andando molto bene

Emmanuel Macron in una scuola a nord di Lille, 14 gennaio 2017 (FRANCOIS LO PRESTI/AFP/Getty Images)

I suoi oppositori all’interno dei partiti tradizionali francesi avevano detto che era una «bolla di champagne» in attesa di scoppiare, un «ologramma» e anche «il candidato dei media». Le cose, però, per Emmanuel Macron, stanno andando diversamente. Macron, ex consigliere del presidente François Hollande e fino all’anno scorso ministro dell’Economia, è in campagna elettorale dallo scorso novembre come candidato indipendente alle elezioni presidenziali del prossimo 23 aprile: nei sondaggi risulta essere tra i politici più apprezzati del paese e secondo alcuni osservatori potrebbe anche arrivare al ballottaggio. Ha 39 anni, non è un politico di sinistra tradizionale, si definisce «né destra né di sinistra», è un ex banchiere (per la banca d’investimento Rothschild) e fino a due anni fa era praticamente sconosciuto. Durante un suo recente comizio a Lille ha fatto quello gli altri candidati alla presidenza della Francia non fanno, di questi tempi: ha parlato di Unione Europea dicendo «l’Europa siamo noi. Bruxelles siamo noi. Abbiamo bisogno dell’Europa».

Sabato 14 gennaio a Lille, città storicamente socialista, erano presenti più di 4.500 persone ad ascoltare Macron: di tutte le età, studenti e e medici, autisti e insegnanti, pensionati e imprenditori locali. Macron si definisce un “progressista liberale” in economia, ma è di sinistra sulle questioni sociali: parla della libertà di praticare ognuno la propria religione in uno stato laico e dice che non bisogna cedere a coloro «che promuovono l’esclusione, l’odio o la chiusura in noi stessi». La curiosità e il successo verso Macron e il suo movimento, En Marche!, sono dovuti non solo al suo talento ma anche alla delusione verso gli altri partiti. I socialisti sono da tempo in crisi e sceglieranno entro la fine di gennaio il loro candidato alla presidenza (che quasi certamente, stando ai sondaggi, non supererà il primo turno). La campagna di François Fillon, il conservatore che ha vinto le primarie della destra, stenta a decollare. E poi c’è Marine Le Pen, del Front National, dalla quale ci si aspetta un grande risultato almeno al primo turno. Le Pen aprirà ufficialmente la sua campagna il 4 e 5 febbraio a Lione.

Chi è, in breve
Macron si è formato alla École nationale d’administration, concludendo gli studi nel 2004. Successivamente ha lavorato come dirigente per il ministero dell’Economia e per un breve periodo nella divisione francese della banca Rothschild. Dal 2006 al 2015 è stato iscritto al Partito Socialista.

Macron era diventato ministro dell’Economia nel 2014, su indicazione del presidente francese François Hollande. Fu nominato dopo una crisi di governo abbastanza complessa, causata principalmente dalle divergenze di opinioni in materia economica tra i ministri dell’ala più moderata del Partito Socialista e quelli dell’ala più di sinistra. In quei mesi di forte crisi il presidente Hollande aveva nominato un nuovo governo: Manuel Valls era stato confermato primo ministro ma Arnaud Montebourg, fino ad allora ministro dell’Economia, era stato sostituito da Macron.

Macron era stato definito da diversi giornali francesi «il più liberale della squadra di governo» e la sua prima proposta di legge sulle liberalizzazioni aveva da subito fatto molto discutere. Il suo nome è infatti legato alla legge che avrebbe dovuto mettere fine alla settimana lavorativa di 35 ore in Francia, che però poi è stata ammorbidita a tal punto da far scrivere allo storico François Huguenin su Le Figaro che «la sua timidezza ha tradito ogni pretesa di riforma». Macron si era poi dimesso da ministro il 30 agosto 2016. Dopo le dimissioni ha fondato un suo partito di centro che si chiama En Marche! (“In marcia!”). Viene considerato un uomo carismatico e un oratore di talento: gli osservatori individuano il suo punto di maggior debolezza nell’inesperienza (non ha mai avuto una carica elettiva) e nel fatto che nella recente storia politica della Francia i tentativi di elezione del cosiddetto “terzo uomo” che rappresentava il cambiamento dello status quo non sono mai andati a finire bene.

La campagna elettorale di Macron
Macron si è ufficialmente candidato a metà novembre, criticando nel suo discorso quelli che chiama «i blocchi» che, secondo lui, paralizzano la Francia: «Il sistema ha smesso di proteggere coloro che doveva proteggere (…) La politica vive ormai per se stessa ed è più preoccupata della propria sopravvivenza che non degli interessi del paese». Per giustificare la sua candidatura fuori dai partiti tradizionali, ha evidenziato la «speranza» che intende rappresentare, in particolare tra i giovani: «Il mio obiettivo non è riunire la destra o la sinistra, ma riunire i francesi». Più di recente ha definito le primarie una «querelle de clans» (una disputa interna ai partiti).

A partire dal giorno della sua candidatura, Macron ha tenuto moltissimi comizi ed è stato molto presente in televisione, alla radio e sulle copertine dei giornali. Lo scorso 10 dicembre ha attirato più di 12 mila sostenitori e curiosi a Parigi; il 6 gennaio a Nevers, in Borgogna, erano un migliaio; il giorno successivo a Clermont-Ferrand erano in 2.500, 4.500 a Lille sabato scorso. E tutto questo, hanno notato alcuni esperti, senza pullman che arrivassero da tutta la Francia per riempire le sale (come di solito accade agli eventi simili organizzati dai partiti tradizionali). «Macron non è un fuoco di paglia», ha dovuto riconoscere un deputato del Partito Socialista: «C’è qualcosa in fase di trasformazione, nella società», ha aggiunto. A tutto questo bisogna aggiungere che il Front National – che finora ha concentrato la propria campagna elettorale contro Fillon – ha cominciato ad attaccare esplicitamente anche Macron. Lo stesso hanno iniziato a fare i Repubblicani, di fatto legittimando i timori che Macron sia diventato un candidato importante.

Il programma di Macron
Lo scorso novembre Macron ha pubblicato un libro che si intitola Révolution, e in cui doveva essere contenuto il programma politico alla base della sua candidatura alle presidenziali. In realtà il libro indica soprattutto la linea politica di Macron senza entrare nei dettagli delle riforme che vorrebbe proporre e sostenere (un programma più esplicito sarà reso noto a febbraio, scrivono i giornali francesi). L’ex ministro dell’Economia si presenta come “liberale” e “di sinistra”, rivendicando di volere una “terza via” che, per esempio, protegga «non i posti di lavoro, ma i dipendenti». Macron si rivolge al “campo progressista” degli elettori e delle elettrici che non si identificano in modo monolitico né con la destra né con la sinistra: si rivolge a ecologisti, liberali, centristi, social-democratici, ma soprattutto a chi non sente di avere un’affiliazione politica precisa. Gli analisti hanno stimato che l’elettorato potenziale di Macron sia il 30 per cento dei francesi che dicono di non sentirsi più vicini ad alcun partito politico.

Macron parla di semplificazione, decentralizzazione, protezione e liberazione: dice di essere «il candidato del lavoro» perché vuole essere «il candidato della giustizia». È a favore di un abbassamento del costo del lavoro attraverso le agevolazioni fiscali per le imprese, vuole «ridurre il divario tra retribuzione lorda e netta» eliminando alcuni contributi pagati da dipendenti e autonomi e vuole una semplificazione della struttura pubblica. Ha poi proposto di «rilanciare lo spirito imprenditoriale» del paese facilitando le decisione di prendersi dei rischi durante le proprie carriere lavorative e difendendo «un diritto universale alla mobilità professionale»: a differenza della destra, non vuole la riduzione progressiva dei sussidi di disoccupazione. Sulle 35 ore – tema molto dibattuto in Francia – ha detto che verranno mantenute ma che sarà possibile trovare degli accordi per renderle più flessibili in base all’età.

Macron dice che la globalizzazione ha favorito i più ricchi dei paesi già sviluppati e le classi medie dei paesi in via di sviluppo. Le classi medie dei paesi sviluppati, invece, si sono indebolite e per questo è soprattutto su di loro che bisogna intervenire: «Le classi medie si sono costruite socialmente, politicamente, ideologicamente sul concetto di progresso e sulla convinzione che i loro figli avrebbero vissuto meglio dei loro genitori. Questo non è più vero». Dice che il programma di François Fillon non è liberale dal punto di vista economico, ma al contrario profondamente conservatore perché difende le rendite e non favorisce la mobilità sociale: in sostanza «favorisce solo coloro che hanno già avuto successo»: «in Francia si confonde molto spesso il liberalismo con il conservatorismo perché non abbiamo una tradizione liberale. Ho grande rispetto per François Fillon, ma è soprattutto un conservatore».

Macron ha infine proposto un pensionamento differenziato a seconda delle carriere lavorative e parla molto di istruzione: è a favore di una maggiore autonomia delle università e degli istituti scolastici e in materia di sicurezza ha promesso «10 mila posti di lavoro per poliziotti e gendarmi». Vorrebbe creare una «polizia di prossimità» e ricostruire «un’intelligence territoriale».

Da qualche settimana Macron sta cercando di lavorare sui propri punti deboli, e cioè sulla sua presunta fragilità a livello internazionale. Martedì è stato ad esempio in visita a Berlino, dove ha parlato soprattutto di Europa e di immigrazione elogiando la politica di accoglienza di Angela Merkel e congratulandosi con lei per «aver salvato i nostri valori comuni facendosi carico dei rifugiati che soffrono». L’Europa è uno dei suoi temi centrali: dice che «è la nostra migliore protezione, di fronte alla concorrenza sleale di cinesi e indiani» e che è «la nostra identità, il nostro sogno». Dice anche che l’Europa unita è fondamentale sia nella lotta al terrorismo che per affrontare i flussi migratori, pensa che la vera sovranità non sia nazionale ma europea e che chiudere le frontiere per proteggere la Francia dai rischi della globalizzazione (come propone Le Pen) sia un’ingenuità. Pensa anche che il problema sia semmai una cooperazione troppo debole tra membri dell’Unione Europea e che lo spazio Schengen – quello dove circolano liberamente merci e persone – sia una buona cosa che ha bisogno di funzionare meglio.

I sondaggi
Prima di vedere che cosa dicono gli ultimi sondaggi sono necessarie due precisazioni: il Partito Socialista non ha ancora deciso il proprio candidato e François Bayrou, del partito centrista UDI, non ha ancora deciso se si candiderà oppure no. Durante un’intervista di qualche giorno fa Bayrou ha detto che nessuno gli sta facendo pressioni: «Ho tempo e sono libero». Da settimane la maggior parte delle indagini dice che al ballottaggio passeranno Fillon e Le Pen, ma secondo una recente ricerca – per la prima volta e ad alcune condizioni – Macron potrebbe arrivare al secondo turno.

Il sondaggio è stato pubblicato dall’istituto Elabe ed è stato condotto fra il 3 e il 4 gennaio. Macron arriverebbe al secondo turno nel caso in cui il candidato socialista fosse Arnaud Montebourg (l’ex ministro dell’Economia che dopo la crisi di governo del 2014 venne sostituito proprio da Macron) e nel caso in cui François Bayrou decidesse di non presentarsi. Negli altri casi al ballottaggio arriverebbero Fillon e Le Pen, ma Macron risulta comunque in terza posizione con percentuali comunque alte che vanno dal 16 per cento (nel caso che le primarie del PS le vinca Manuel Valls) fino al 22 per cento.

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Se al primo turno il candidato del PS fosse Vincent Peillon, e sempre se Bayrou non si presentasse, Macron arriverebbe alla pari con Marine Le Pen. Peillon è un ex ministro della Pubblica Istruzione: nel 2014 ha smesso di fare politica per insegnare filosofia in Svizzera e scrivere romanzi polizieschi e la sua candidatura è stata la sorpresa delle primarie della sinistra.

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