• Cultura
  • venerdì 30 dicembre 2016

Il successo della fantascienza, dalla Cina alla Russia

È un genere sempre più diffuso nei libri e nell'arte di molti paesi asiatici e mediorientali, come racconta il manifesto in un'ampia rassegna

Da qualche anno la fantascienza sta vivendo un nuovo periodo di sviluppo, non tanto in Europa e negli Stati Uniti, ma nei paesi mediorientali e asiatici. Il 29 dicembre il manifesto ha dedicato il suo inserto sull’Asia – curato dal fondatore del sito China Files, Simone Pieranni –  a una panoramica del genere in diversi paesi e lo ha intitolato I futuri alieni. Tra gli articoli, che si possono leggere online, ce n’è uno che racconta come il dittatore nordcoreano Kim Jong Il produsse il film di fantascienza Pulgasari e come tuttora in Corea del Nord siano più popolari i mostri (Pulgasari è una specie di Godzilla) degli alieni. Un altro articolo parla del romanzo distopico con cui la scrittrice cinese Hao Jingfang ha vinto il premio Hugo, il più importante premio al mondo per la letteratura fantascientifica, e spiega come in Cina la fantascienza sia usata per esprimere le proprie idee evitando la censura.

L’inserto contiene anche un articolo sulla Russia, scritto da Rohan Bianco, che parla di due scrittori che si sono aggiunti alla lunga tradizione fantascientifica russa: Dmitry Glukhovsky, che dal 2010 è uno dei più famosi autori di fantascienza russi, e Fedor Berezin, uno scrittore di libri fantasy che nel 2009 ha immaginato quello che sarebbe poi successo con la guerra in Ucraina, che poi è andato a combattere sul fronte russo.

«Chi conosce Mosca deve avere pensato almeno una volta che le mani migliori del Novecento siano state al lavoro per decenni su un progetto surreale, bello e folle come il Cremlino, per di più sottoterra.

Perché la metropolitana appare sin dal primo sguardo molto più che un sistema di trasporto: è una città dentro la città, quattrocento chilometri di tunnel, acciaio e cemento attraverso la Moscova, gallerie scavate fra caserme e ministeri, e lunghe scale meccaniche che trascinano ogni giorno dieci milioni di esistenze verso stazioni dai nomi potenti e pomposi. Biblioteca Lenin, Prospettiva della Pace, Piazza Rivoluzione.

Il marmo rosso della Burovshina brilla sulle banchine della stazione Marksistkaya, mentre il treno corre verso est. La voce metallica che gracchia alla radio appesa dentro i vagoni scandisce appena quattro lettere quando s’arriva alla Fiera dei Traguardi dell’Economia Nazionale. Dice soltanto «Ve-de-en-kha». Appena fuori, un obelisco di titanio spunta curvo all’orizzonte: è l’ultimo omaggio di Nikita Krushchev agli eroi del cosmo.

La stazione VDNKh conserva i singhiozzi rimasti all’umanità nel libro Metro 2033 dello scrittore Dmitry Glukhovsky, un enorme caso editoriale in Russia con mezzo milione di copie vendute nel 2010, il primo anno di pubblicazione, prima di essere tradotto in una decina di lingue. Nel racconto, la popolazione mondiale è decimata da una sciagura nucleare. A Mosca i sopravvissuti trovano riparo nel labirinto di condotti della metro, senza sapere se, oltre i confini della città, la vita esista ancora».

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