I giocatori del Chapecoense all'Arena Condà, lo stadio del club, durante il tributo ai membri della squadra morti nell'incidente aereo avvenuto lunedì in Colombia (DOUGLAS MAGNO/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 1 Dicembre 2016

Che farà ora il Chapecoense?

Nonostante i rinvii, prima o poi dovrà ricominciare a giocare: all'inizio con i giovani e con chi non era partito, poi forse con qualche grande nome

I giocatori del Chapecoense all'Arena Condà, lo stadio del club, durante il tributo ai membri della squadra morti nell'incidente aereo avvenuto lunedì in Colombia (DOUGLAS MAGNO/AFP/Getty Images)

Da un giorno all’altro, una squadra di calcio della prima divisione brasiliana che stava andando in Colombia per giocarsi la partita più importante della sua storia, contro la squadra detentrice della Coppa Libertadores — la competizione calcistica più importante del Sud America — non esiste più. A bordo dell’aereo di linea che lunedì si è schiantato in Colombia con a bordo 81 persone c’erano anche i giocatori, i dirigenti e lo staff del Chapecoense, squadra che negli ultimi anni era riuscita ad arrivare ai vertici della Serie A brasiliana. Solo sei persone sono sopravvissute allo schianto, fra cui tre giocatori del Chapecoense: tutti gli altri membri del club sono morti. Per il Chapecoense quella contro l’Atletico Nacional sarebbe stata una partita storica: non aveva mai disputato una finale internazionale e meno di dieci anni fa giocava nella Serie D brasiliana.

Le ultime notizie sull’incidente aereo
L’autorità per la sicurezza del volo colombiana ha diffuso la notizia secondo cui l’aereo è probabilmente caduto per una totale mancanza di carburante poco prima di tentare un atterraggio di emergenza. L’autorità, che sta continuando a indagare, ha indirettamente confermato il contenuto di un audio fatto circolare da fonti non ufficiali in cui si sente una conversazione tra i piloti e i controllori di volo, dove viene comunicata la mancanza di carburante e lo spegnimento dei sistemi elettrici.

Alfredo Bocanegra, responsabile dell’aviazione civile in Colombia, ha detto in una conferenza stampa: «Dopo essere stati sulla scena dell’incidente e avere ispezionato tutti i resti e i rottami dell’aereo, possiamo dire, chiaramente, che l’aeroplano non aveva carburante al momento dell’impatto. Di conseguenza, abbiamo avviato un’indagine per capire i motivi per cui non ci fosse più carburante poco prima dell’incidente». Durante lo stesso incontro con i giornalisti, un altro funzionario dell’aviazione civile ha spiegato che i regolamenti prevedono che ogni aereo sia dotato di carburante in più, per garantire almeno 30 minuti di autonomia aggiuntiva, in modo da poter raggiungere un aeroporto alternativo in caso di emergenza: «In questo caso l’aereo non aveva carburante per raggiungere un altro aeroporto. I motori sono la principale risorsa per l’energia elettrica a bordo, quindi senza carburante i sistemi elettrici erano completamente persi».

Ciò che resta del Chapecoense
Ieri, con un comunicato pubblicato sul sito del club, la dirigenza del Chapecoense ha diffuso le ultime notizie riguardanti i membri sopravvissuti della squadra. Al portiere brasiliano Jakson Ragnar Follmann è stata amputata una gamba e potrebbe essere necessaria anche l’amputazione del piede. Follmann è ancora in terapia intensiva ma le sue condizioni sono stabili. Il terzino Allan Ruschel è stato sottoposto a un intervento alla spina dorsale ma i suoi arti inferiori non hanno subito gravi danni e avrà ancora la possibilità di muoverli. Nonostante le sue numerose ferite, le sue condizioni sono stabili e i medici sostengono che potrà migliorare nei prossimi giorni. L’ultimo giocatore a essere stato recuperato – in condizioni critiche – è il difensore brasiliano Neto, che ora è in condizioni stabili e mostra buoni segnali di miglioramento. A bordo dell’aereo precipitato c’era anche il giornalista brasiliano Rafael Henzel, che ha subito un trauma toracico e la frattura di una gamba. Le sue condizioni sono ancora critiche ma anche per lui i medici prevedono miglioramenti nei prossimi giorni. Per i medici dell’ospedale in cui sono ricoverati i giocatori tuttavia, la maggior preoccupazione al momento è l’alto rischio di infezioni che potrebbero verificarsi nelle prossime ore, considerando la forte contaminazione delle ferite riportate dai superstiti.

A bordo dell’aereo c’erano in tutto ventidue giocatori, 19 dei quali sono stati dichiarati morti: i loro nomi sono Danilo, Gimenez, Dener, Caramelo, Marcelo, Filipe Machado, Thiego, Josimar, Gil, Sérgio Manoel, Matheus Biteco, Cleber Santana, Arthur Maia, Kempes, Ananias, Lucas Gomes, Tiaguinho, Bruno Rangel, Canela. I membri del club morti nell’incidente, compresi gli ex calciatori a seguito della squadra, in carriera avevano giocato in 14 diversi paesi per 188 club, tra cui Italia (Filipe Machado, alla Salernitana nel 2009), Spagna e Svizzera.

Ieri notte la squadra avrebbe dovuto giocare la semifinale della Coppa Sudamericana a Medellin, in Colombia, contro l’Atletico Nacional. Al posto della partita, il club colombiano ha organizzato una commemorazione per i morti nell’incidente, a cui hanno partecipato più di sessantamila persone. A Chapecó invece, città di circa 180mila abitanti in cui ha sede il club, è da giorni che migliaia di persone vanno a lasciare fiori e altri oggetti nei pressi dell’Arena Condá, lo stadio della squadra.

Cosa succederà da qui in avanti
Dalla notizia dell’incidente, decine e decine di club da tutto il mondo hanno promesso aiuto al Chapecoense. Il Club Libertad di Asunción, per esempio, ha offerto al Chapecoense la sua intera squadra; l’AFA, la federazione calcistica argentina, ha garantito che tutti i club del paese offriranno giocatori in prestito a titolo gratuito. Lo stesso hanno fatto i portoghesi del Benfica. Già lunedì, invece, la federazione brasiliana ha annunciato che tutti i club del paese potranno mandare i propri giocatori in prestito a titolo gratuito al Chapecoense e inoltre ha annunciato che per tre anni il club non potrà essere retrocesso.

La squadra, considerando che i tre giocatori sopravvissuti non torneranno più a giocare a calcio, è rimasta con dieci giocatori, cioè quelli che non erano partiti per la Colombia. Sono Alejandro Martinuccio, Nenem, Demerson, Marcelo Boeck, Andrei, Hyoran, Nivaldo, Matheus Saroli, Moises e Rafael Lima. Uno di questi, il portiere di riserva Nivaldo, dopo l’incidente ha annunciato il suo ritiro. Durante la commemorazione di ieri all’Arena Condá, i giocatori rimasti in Brasile sono entrati in campo mano nella mano.

 

Dopo la partita con l’Atletico Nacional, il Chapecoense avrebbe dovuto giocare l’ultima partita della Serie A brasiliana contro l’Atletico Mineiro, in casa, il prossimo 11 dicembre. La partita è stata rinviata in via precauzionale ma dovrà essere giocata, e potrebbe anche disputarsi ugualmente l’11 dicembre. Il presidente ad interim del club infatti ha confermato al presidente della federazione brasiliana Marco Polo Del Nero la volontà del club di giocare l’ultima partita di campionato con i giocatori delle giovanili (come fece il Torino dopo la tragedia di Superga o il Manchester United dopo il disastro aereo di Monaco), anche se dei giornali brasiliani sostengono che alcuni di loro preferirebbero non giocare.

Intanto, molti giocatori svincolati o non più in attività si sono resi disponibili per la prossima stagione. In Argentina alcuni giornali sportivi sostengono che Juan Roman Riquelme, uno dei più noti calciatori argentini degli ultimi due decenni ritiratosi nel 2015, starebbe valutando la possibilità di giocare gratuitamente per il Chapecoense. Oltre a Riquelme, molti tifosi brasiliani stanno chiedendo a Ronaldinho, attualmente svincolato, di posticipare il ritiro e giocare almeno qualche mese con la squadra.