Selahattin Demirtas (sinistra) e Figen Yuksekdag a Istanbul, nel 2015 (STR/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 4 novembre 2016

In Turchia sono stati arrestati i leader curdi

Tra cui Selahattin Demirtaş, il più carismatico degli oppositori di Erdoğan: è l'ennesima azione repressiva decisa dal governo dopo il tentato colpo di stato di luglio

Selahattin Demirtas (sinistra) e Figen Yuksekdag a Istanbul, nel 2015 (STR/AFP/Getty Images)

Giovedì sera in Turchia i due leader del Partito Democratico dei Popoli (HDP), un importante partito filo-curdo di sinistra, sono stati fermati dalla polizia insieme ad altri 10 parlamentari turchi (in mattinata sono circolate diverse cifre, Reuters scrive che le persone arrestate sono in totale 12). Selahattin Demirtaş e Figen Yüksekdağ sono stati fermati rispettivamente ad Ankara, la capitale della Turchia, e a Diyarbakir, la principale città curda nel sud-est del paese, con l’accusa di non avere collaborato con le autorità in alcune indagini legate alla “propaganda terroristica”. Nella notte il governo ha compiuto diverse perquisizioni anche in altre due città turche a maggioranza curda, Van e Bingol, e ha limitato l’accesso a Twitter, Facebook e WhatsApp in diverse zone della Turchia. I fermi e le perquisizioni, hanno scritto diversi giornali, fanno parte delle durissime politiche repressive decise dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan dopo il tentato e fallito colpo di stato dello scorso 15 luglio.

L’HDP è il terzo partito nel parlamento turco con 59 seggi su 550 totali. In Turchia i parlamentari beneficiano normalmente dell’immunità parlamentare – un istituto introdotto per garantire la libera manifestazione del pensiero nell’esercizio dell’attività parlamentare – ma le cose sono cambiate nel maggio di quest’anno. La decisione di sospendere l’immunità ai parlamentari, approvata dallo stesso parlamento, è stata voluta da Erdoğan, che ha accusato l’HDP di appoggiare gli attentati terroristici compiuti dai curdi nel sud-est della Turchia e di avere legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), che il governo turco considera un gruppo terroristico (l’HDP ha negato le accuse). Tra i parlamentari fermati ci sono anche Sırrı Süreyya Önder, che in passato era stato il punto di contatto tra il governo e lo storico leader del PKK Abdullah Öcalan, e İdris Baluken, il capogruppo dell’HDP nel parlamento turco.

Il fermo di cui si sta parlando di più è quello di Selahattin Demirtaş, uno dei due leader dell’HDP. Demirtaş è un politico molto carismatico che in passato si era opposto all’ambizioso piano di Erdoğan di adottare un sistema presidenziale, che secondo l’HDP avrebbe portato all’instaurazione di una dittatura. Secondo alcuni analisti, Demirtaş è anche l’unico politico in Turchia con lo spessore e il carisma sufficiente per sfidare Erdoğan.

I rapporti tra governo turco e curdi sono diventati molto tesi nel 2015, quando è collassata la tregua in vigore dal marzo 2013. La situazione è peggiorata dopo il tentato colpo di stato di luglio, quando Erdoğan ha ordinato l’arresto di migliaia di ufficiali, soldati, giornalisti e funzionari pubblici accusati di avere appoggiato il golpe. Lunedì di questa settimana la polizia turca ha arrestato 13 giornalisti del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, tra cui anche il direttore Murat Sabuncu. Il Wall Street Journal ha scritto che i fermi di giovedì sera sono la decisione più repressiva che il governo turco ha preso contro i curdi dal tentato colpo di stato, per il quale Erdoğan ha accusato Fethullah Gülen, un religioso turco molto potente che si trova dal 1999 in esilio auto-imposto negli Stati Uniti. Il governo non si è limitato comunque a individuare le persone sospettate di avere dei legami con Gülen o di avere sostenuto il colpo di stato, ma ha cominciato rapidamente a colpire tutti gli oppositori politici, tra cui i curdi.

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