La storia vera di “Saving Mr. Banks”

Il rapporto tra Walt Disney e l'autrice di "Mary Poppins" nella realtà fu un po' diverso da come è raccontato nel film

(ANSA)

Saving Mr. Banks, il film del 2013 che verrà trasmesso su RaiUno questa sera alle 21.15, racconta in forma romanzata la storia del viaggio a Los Angeles di Pamela Lyndon Travers, l’autrice di Mary Poppins, per incontrare Walt Disney e i membri del team che stavano lavorando all’adattamento cinematografico del libro, che sarebbe uscito al cinema nel 1964. Il film è stato diretto dal regista John Lee Hancock, ed ha per protagonisti Emma Thompson, che interpreta Travers, e Tom Hanks nel ruolo di Walt Disney. Nel film recitano anche Paul Giamatti, che interpreta l’autista che fa da guida a Travers a Los Angeles, e Colin Farrell nel ruolo del padre della scrittrice. Dopo essere partito come progetto indipendente, il film è stato acquistato e prodotto dalla stessa Disney, a cui la produzione inizialmente aveva chiesto di poter utilizzare alcune scene di Mary Poppins.

Il film

Saving Mr. Banks si svolge nel 1961: P. L. Travers è in difficoltà economiche e, su insistenza del suo agente, decide di andare a Los Angeles per incontrare Walt Disney, che da anni le proponeva senza successo di acquistare i diritti di Mary Poppins per trarne un film, promettendole anche che l’ultima parola sulla sceneggiatura sarebbe spettata a lei. Agli studi Disney di Burbank la scrittrice conosce i membri del team creativo che Disney aveva incaricato di lavorare alla riduzione del libro: lo sceneggiatore Don DaGradi e i compositori Richard e Robert Sherman. Se non volete sapere niente della storia del film non leggete altro, che ci sono SPOILER.

Fin da subito Travers fa capire che le sue idee su come devono essere raffigurati i personaggi, in particolare Mary Poppins e Mr. Banks, sono diverse da quelle che hanno in mente Disney e i suoi collaboratori. Durante questi confronti, Travers ricorda attraverso dei flashbacks alcune vicende della sua infanzia – come l’alcolismo cronico del padre e il tentativo di suicidio della madre – che le avevano dato l’ispirazione per i personaggi del libro: a causa del riemergere di questi ricordi, mentre gli sceneggiatori iniziano a cambiare alcune cose, Travers si mostra sempre più disinteressata alla collaborazione.

Grazie alle modifiche apportate alla sceneggiatura e alle musiche, e dopo averle fatto visitare il parco di Disneyland, Disney riesce a coinvolgerla nuovamente nel lavoro finché la scrittrice scopre che nel film ci sarà una scena di animazione, a cui lei era esplicitamente contraria: Travers quindi rinfaccia a Disney di non aver mantenuto le promesse e torna a Londra. Disney decide di seguirla in Gran Bretagna e si presenta alla sua porta: le dice che anche lui ha avuto un’infanzia difficile e finalmente riesce a convincerla a dare il suo consenso alla sceneggiatura. L’ultima parte del film mostra Travers che assiste alla prima di Mary Poppins, al Chinese Theatre di Los Angeles, nel 1964: all’inizio è scettica, ma poi apprezza il risultato finale e l’evoluzione di Mr. Banks.

La storia vera

Le cose tra Disney e Travers andarono un po’ diversamente da come sono raccontate in Saving Mr. Banks, come si può leggere in un lungo e dettagliato articolo di Caitlin Flanagan dedicato alla vita di Travers: nell’articolo, pubblicato sul New Yorker nel 2009, viene anche raccontata molto bene la genesi del libro Mary Poppins a partire dagli eventi che avevano scandito l’infanzia di Travers, in particolare il rapporto con i genitori e con la prozia Helen Morehead, che in qualche modo ha ispirato il personaggio di Mary Poppins.

P. L. Travers – il cui vero nome era Helen Lyndon Goff ed era nata in Australia nel 1899 –  aveva pubblicato Mary Poppins nel 1934, e già nel 1938 Disney – le cui figlie si erano innamorate del libro e gli avevano chiesto di farne un film – aveva cercato di convincere la scrittrice a cedergli i diritti. Travers aveva però sempre rifiutato perché temeva che una versione cinematografica non sarebbe stata fedele alla sua opera. Inoltre, a quel tempo Disney era conosciuto soprattutto come autore e produttore di cartoni animati, e Travers non voleva che il suo libro fosse trasposto in un cartone. Dopo anni di tentativi, Disney – che nel frattempo aveva iniziato a produrre anche film non di animazione – riuscì a convincerla, offrendole un compenso da centinaia di migliaia di dollari, una percentuale sugli incassi del film e l’ultima parola sulla sceneggiatura – cosa che in precedenza Disney non aveva mai concesso a nessuno.

Nel 1961, Disney, i cui sceneggiatori erano già molto avanti nel lavoro di riduzione, invitò Travers a Los Angeles con lo scopo di convincerla a dare la sua approvazione alla loro sceneggiatura: diversamente da quanto si vede nel film, Disney non fu sempre presente durante la visita di Travers: al contrario, annunciò il suo arrivo agli sceneggiatori poco prima di partire per passare qualche tempo nel suo ranch di Palm Springs. Il confronto tra la scrittrice e il team di lavoro durò parecchi giorni e fu molto diretto: da una parte c’erano gli sceneggiatori che cercavano di “venderle” la versione immaginata da Disney, dall’altra Travers che voleva conservare più dettagli possibili del suo libro anche nel film. Le sessioni di lavoro furono tutte registrate – alla fine di Saving Mr. Banks se ne possono ascoltare alcuni pezzi – e nei nastri si sente Travers interrompere, correggere e riprendere più volte con molto vigore gli sceneggiatori.

Anche dopo essere tornata a Londra, Travers continuò a scrivere a Walt Disney ponendo obiezioni e proponendo correzioni alla sceneggiatura, ma finalmente diede il suo benestare, e la produzione del film poté incominciare. Durante i due anni di riprese, Travers continuò comunque a scrivere a Disney: “apparentemente – scrive Flanagan – la sua intenzione era quella di distanziarsi dal progetto – una polizza assicurativa nel caso il film fosse stato un fallimento”. Travers vide il film solo la sera della prima a Hollywood, continua Flanagan, e per lei fu uno shock:

non aveva ricevuto un invito, ma aveva costretto in modo molto spudorato un dirigente Disney a portarla con sé. Come ha raccontato Richard Sherman, alla festa dopo la proiezione – che si svolse sotto un enorme tendone bianco nel parcheggio del Chinese Theatre – Travers andò da Disney e gli disse ad alta voce: “Bene, la prima cosa da tagliare è la sequenza animata”. Disney la guardò freddamente e le rispose: “Pamela, la barca è salpata”.  Poi passò oltre e si diresse verso una folla di sostenitori, e la lasciò lì da sola, una donna anziana in abito satinato e guanti da sera, che aveva fatto oltre ottomila chilometri per partecipare a una festa a cui non era attesa.

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