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  • mercoledì 5 ottobre 2016

Cosa c’è di vero in “Narcos”

L'articolo da leggere dopo aver visto la seconda stagione, ora che è passato un mese da quando è uscita su Netflix

Narcos, una delle serie tv più popolari fra quelle disponibili su Netflix, è sempre stato un prodotto in qualche modo ibrido, sin dalla prima stagione. È recitata sia in inglese sia in spagnolo, è ispirata a fatti veri su cui gli autori hanno detto di essersi presi qualche licenza – il produttore Eric Newman ha spiegato che il rapporto fra verità e finzione è di 50 e 50 – e in molti episodi alterna materiale di repertorio alle scene recitate. Mentre la prima stagione racconta i primi 15 anni da narcotrafficante di Pablo Escobar, rispettando l’ordine cronologico degli eventi e “limitandosi” a inventare i dialoghi e creare o romanzare qualche personaggio secondario, la seconda stagione copre l’ultimo anno di vita di Escobar ed è in qualche modo più densa di eventi e cose. Abbiamo messo insieme una piccola guida per quelli che hanno finito la seconda stagione – diffusa il 2 settembre, più di un mese fa – e per i curiosi che vogliono restare al passo delle conversazioni dei loro amici impallinati di serie tv. Netflix ha già rinnovato Narcos per una terza e una quarta stagione, anche se non è chiaro quando verranno diffuse.

(comprensibilmente, da qui in avanti sarà un campo minato di SPOILER per chi non ha ancora finito la seconda stagione)

Le basi
Come dice il titolo di un articolo della rivista Bustle: rimarrete sorpresi da quanto c’è di vero in questa storia. Per chi avesse ancora degli arretrati dalla prima stagione: i protagonisti della serie sono Javier Peña e Steve Murphy, che lavorano come agenti della Drug Enforcement Administration (DEA), l’agenzia federale statunitense che si occupa del traffico illegale di droga, e hanno davvero avuto il compito di smantellare il cartello di cocaina gestito da Escobar. Dopo la morte di Escobar, come ha raccontato il vero Steve Murphy, i due sono stati avvicinati da diversi produttori di Hollywood interessati a raccontare la loro storia: l’unica condizione che hanno posto, a sentire loro, è che il cartello di Escobar non fosse “glorificato”. I due si sono detti molto soddisfatti del lavoro di Narcos, di cui sono stati anche consulenti (oltre a fare un piccolo cameo nella puntata finale della seconda stagione: sono i due tizi che fanno un brindisi quando scoprono dalla tv che Escobar è stato ucciso).

Moltissimi tratti del personaggio di Escobar sono stati romanzati, ma neppure troppo: Escobar era – ed è tuttora – considerato un personaggio largamente positivo da alcuni colombiani, a causa delle sue attività di beneficenza (come costruire un intero quartiere in una zona povera di Medellín, o distribuire soldi ai passanti). Alla fine degli anni Ottanta Escobar era davvero diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, e possedeva veramente una villa gigante con zoo, piscina e aeroporto privato.

La fine
L’ultima parte della puntata finale della stagione si concentra sulle ultime ore di Escobar, e sulla sparatoria nella quale fu ucciso. Tutti i fatti principali mostrati nella scena sono veri: Escobar è stato davvero ucciso durante una sparatoria con le forze speciali colombiane – che lo avevano individuato grazie a un’intercettazione telefonica – sul tetto di una casa di Medellín dove si era nascosto assieme alla sua guardia del corpo. Newman ha detto che la produzione ha girato la scena nello stesso edificio in cui Escobar è stato ucciso – ma non lo stesso tetto, che non esiste più – e che per risultare più fedeli a quanto realmente accaduto hanno parlato con diverse persone e consultato vari documenti. La produzione si è anche impegnata a ricreare nei dettagli la scena conclusiva della sparatoria, quella con Escobar riverso sul tetto con indosso solamente una maglietta sporca e dei jeans col risvolto.

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Come viene mostrato brevemente anche nella serie, la ricostruzione è stata ispirata da una foto scattata subito dopo l’uccisione di Escobar, con Murphy che tiene in mano una manica della maglietta di Escobar come fosse una specie di trofeo di caccia.

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La bomba a Bogotà
Uno degli snodi più importanti della seconda stagione è la bomba piazzata dagli uomini di Escobar nel centro di Bogotá, più o meno come fu l’attentato contro il volo di linea Avianca 203 nella prima stagione. L’esplosione accadde per davvero: morirono almeno 15 persone e più di 100 restarono ferite. Escobar non rivendicò l’attentato, avvenuto nel 1993 nel corso della “guerra” con la milizia paramilitare dei Los Pepes, ma il governo colombiano gli attribuì con certezza l’esplosione. Non fu l’unica, in quei mesi, a Bogotá: tre mesi prima Escobar aveva fatto esplodere un’altra bomba nel centro di Bogotá uccidendo 20 persone e ferendone più di 70.

BOGOTA BOMBINGS Il luogo dell’esplosione nel centro di Bogotá avvenuta il 31 gennaio 1993 (Associated Press)

Horacio Carrillo
Sembra che il personaggio del brutale colonnello colombiano sia basato su Hugo Martinez, un capo militare con la fama di essere incorruttibile che come Carrillo fu a capo del Search Bloc, l’unità creata appositamente per catturare Escobar. Martinez comunque non fu ucciso da Escobar, come Carrillo nel corso della seconda stagione, ed è ancora vivo. In generale anche la sottotrama dei due agenti americani che scoprono pian piano i metodi brutali del Search Bloc è una forzatura: il vero Javier Peña ha spiegato che benché lui e Murphy avessero dei sospetti sui metodi dell’esercito colombiano, non assistettero mai a comportamenti illeciti.

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I maglioni improbabili di Pablo Escobar
Nella serie tv, Escobar indossa dei maglioni molto anni Ottanta con fantasie geometriche e disegni placidamente innocui, che creano un contrasto notevole con la brutalità del personaggio.

Stando ad alcune foto d’epoca, Escobar indossava davvero cose del genere. Non era l’unica stranezza nel suo modo di vestire, come ha spiegato il capo dei costumisti di Narcos Bina Daigeler (che per la serie ha ricostruito 500 costumi fedeli all’abbigliamento di quel contesto in quell’epoca):

Pablo Escobar non aveva un grande gusto nel vestire. Non era una di quelle persone che mostrano immediatamente quanti soldi hanno, per farti capire che ne hanno davvero un mondo. Era un grande ammiratore delle scarpe da tennis bianche. Ne aveva un centinaio, di scarpe da tennis bianche e di jeans. Sul lavoro indossava solo scarpe da tennis bianche: ne aveva una stanza piena.

Los Pepes
È davvero esistito un gruppo paramilitare che si faceva chiamare “People Persecuted by Pablo Escobar”, e che per mesi attaccò vari membri del cartello di Medellín e proprietà di Escobar, anche se qualcosa è stato romanzato. I due fratelli Castaño, che nella serie sono dei signori della guerra colombiani che combattono le milizie comuniste, nella realtà hanno fatto affari per anni con Escobar prima di fondare Los Pepes, quando ormai Escobar era diventato uno degli uomini più ricercati al mondo.

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La prigionia della famiglia Escobar
La moglie di Escobar, Maria Victoria Henao, provò effettivamente a scappare in Germania assieme ai suoi figli su un aereo. Venne fermata a Francoforte e rimandata indietro: una volta ritornata in Colombia, chiese alle autorità colombiane di non tornare a Medellín, e venne sistemata in un hotel di lusso di Bogotà chiamato Tequendama. Come racconta un dettagliato articolo del 2000 del Philadelphia Inquirer, all’epoca «gli ospiti dell’hotel e degli appartamenti decisero di scappare, non appena si sparse la voce che la moglie di Escobar sarebbe venuta ad abitare lì, con grande disappunto della direzione dell’hotel e dei negozianti della zona». La famiglia Escobar rimase al Tequendama fino a dopo l’uccisione di Escobar. Qualche mese più tardi, dopo aver provato a chiedere asilo a vari paesi in giro per il mondo, scapparono in Argentina, dove cambiarono nome e si stabilirono a Buenos Aires. Nel 1999 Henao fu arrestata assieme al figlio perché sospettata di riciclaggio di denaro. AI tempi BBC riportò che secondo alcune voci la moglie di Escobar aveva un patrimonio di circa un miliardo di dollari (altre fonti dicono invece che la famiglia di Escobar rimase quasi senza soldi, dopo la morte di Pablo).

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Il rogo di soldi
Una delle scene più bizzarre della seconda stagione è il rogo di soldi che Escobar accende per tenere al caldo sua moglie e sua figlia appena arrivato in uno dei suoi nascondigli. L’episodio è tratto da un’intervista al figlio di Escobar, che nel frattempo ha cambiato nome in Sebastián Marroquí­n, e che di recente ha elencato 28 “errori” nella seconda stagione di Narcos. Secondo Marroquí­n, una volta suo padre bruciò effettivamente due milioni di dollari in banconote per accendere un fuoco in un rifugio “di montagna” vicino Medellín, perché temeva che sua figlia finisse in ipotermia a causa del freddo.

https://twitter.com/5caleb_/status/774595705528778752

César Gaviria
Eric Newman, il capo della produzione di Narcos, ha detto che nelle sue ricerche per la serie ha incontrato il “vero” César Gaviria, che fu presidente della Colombia fra il 1990 e il 1994. La lotta contro il narcotraffico fu effettivamente uno dei temi principali della sua amministrazione. Fu negli anni di Gaviria che il governo colombiano decise di accordarsi con Escobar per fargli scontare gli anni di prigione alla Catedral, un carcere super lussuoso che Escobar si fece costruire per l’occasione. Ma fu la stessa amministrazione di Gaviria a creare il Search Bloc, l’unità dell’esercito che aveva come l’obiettivo di catturare Escobar. Come mostrato nella serie, Gaviria era anche molto legato agli Stati Uniti (un articolo del 1992 del New York Times parla di “relazioni eccellenti”). Dopo la presidenza della Colombia, Gaviria fu per dieci anni segretario dell’Organizzazione degli Stati americani – la principale organizzazione che raduna gli stati del Nord e Sud America – dal 1994 al 2004.

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