Enrique Pena Nieto alle Nazioni Unite, 20 settembre 2016 (Drew Angerer/Getty Images)
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  • lunedì 26 settembre 2016

Una pessima storia dal Messico

Un'importante commissione per i diritti umani chiede di aprire un'indagine sugli stupri di dieci anni fa a San Salvador Atenco

Enrique Pena Nieto alle Nazioni Unite, 20 settembre 2016 (Drew Angerer/Getty Images)

La Commissione inter-americana sui diritti umani (CIDH) ha chiesto che venga aperta un’inchiesta sulle violenze sessuali subite da almeno 11 donne messicane più di dieci anni fa. L’indagine potrebbe coinvolgere direttamente il presidente del Messico Enrique Peña Nieto, che a quel tempo era governatore dello stato dove si verificarono gli abusi, lo Stato del Messico. La CIDH fa parte dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ed è stata creata nel 1959 per promuovere il rispetto dei diritti umani in tutti gli stati membri, cioè i 35 stati indipendenti delle Americhe. Ha sede a Washington.

La richiesta della Commissione fa parte di un’indagine che prosegue da diversi anni sulle gravi violazioni commesse nel 2006 quando Peña Nieto ordinò alla polizia di reprimere una manifestazione nella città di San Salvador Atenco. Durante quell’intervento due persone furono uccise e centinaia di contadini vennero arrestati. Furono portate in prigione anche più di quaranta donne dove subirono abusi e violenze sessuali da parte della polizia.

I fatti di San Salvador Atenco
Le attività principali degli abitanti di San Salvador Ateneo erano l’agricoltura di sussistenza e il commercio. Nel 2002 il governo espropriò una serie di terreni per costruire un aeroporto internazionale. Centinaia di contadini cominciarono a protestare e nel giro di qualche mese si organizzarono in un movimento in difesa delle loro terre chiamato Frente de los Pueblos en Defensa de la Tierra (FPDT), a cui si unirono anche altri gruppi locali. L’FPDT ebbe la meglio e il governo fu costretto a cancellare il progetto dell’aeroporto.

Nel 2005 il Frente de Pueblos si alleò con l’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) del Subcomandante Marcos che nel frattempo, dopo la pubblicazione di un documento chiamato “sesta dichiarazione della Selva Lacandona”, si era impegnato nella cosiddetta “Altra Campagna” a sostenere e a lavorare insieme a qualunque altra organizzazione che volesse costruire un progetto politico alternativo a quello del governo.

L’FPDT e gli zapatisti iniziarono dunque a sostenere a San Salvador Atenco e in altre città vicine diverse lotte e resistenze locali: tra queste, quella dei floricoltori di Texcoco che vendevano, nonostante non fossero autorizzati, i loro prodotti sulla strada, fuori dal mercato. La mattina del 2 maggio un gruppo di floricoltori venne sgomberato dalla polizia. Il giorno dopo l’FPDT e i membri zapatisti di “Altra campagna” organizzarono, con il sostengo degli abitanti, una resistenza a San Salvador Atenco che degenerò in una serie di scontri. Circa 200 poliziotti furono respinti e alcuni di loro furono anche presi in ostaggio. Il 4 maggio il governatore del Messico Enrique Peña Nieto approvò una massiccia operazione di polizia contro i membri dell’FPDT.

Alle sei del mattino circa 2.500 poliziotti entrarono a San Salvador Atenco. La popolazione non oppose resistenza, molte abitazioni vennero violate dagli agenti, gli ostaggi vennero liberati, ci furono degli incendi, i blocchi dei manifestanti vennero forzati. La strada principale della città divenne un campo di battaglia, ma le forze in campo erano molto sbilanciate. Le televisioni locali e indipendenti mostrarono tra le altre cose le immagini di dieci o quindici poliziotti picchiare con violenza un’unica persona. Due uomini furono uccisi e più di 200 persone vennero arrestate, alcune direttamente nelle loro case. Tra loro c’erano anche dei minori e decine di donne che vennero caricate sui furgoni e portate in prigione. Il giorno dopo il Subcomandante Marcos organizzò una marcia di protesta e di solidarietà con i contadini di San Salvador Atenco e Texcoco.

Gli stupri
La Commissione inter-americana sui diritti umani – a cui si sono rivolte in particolare undici donne coinvolte nei fatti di San Salvador Atenco – ha raccolto una serie di prove che dimostrano come la polizia abbia commesso a quel tempo gravi reati sui detenuti e sulle detenute dopo gli arresti. Le donne vennero stuprate, picchiate, penetrate con oggetti di metallo, derubate e umiliate. Una di loro fu costretta a fare sesso orale su diversi poliziotti. Dopo l’arresto, passarono poi diversi giorni prima che potessero essere visitate e curate.

Dopo le violenze, il governo locale negò le accuse delle donne contro i poliziotti. Peña Nieto disse che si trattava di una tattica dei gruppi radicali che avevano convinto alcune donne ad accusare la polizia di violenza sessuale per screditare il suo governo. Altri politici fecero dichiarazioni simili. Nessuno venne condannato per gli stupri di Atenco. Di recente, cinque medici accusati di aver ignorato le prove di quegli abusi sono stati assolti.

La Commissione ritiene che le indagini governative sugli abusi sessuali del 2006 siano state inadeguate e in alcuni casi ostacolate. Sostiene che il governo di Peña Nieto minimizzò e nascose quanto accaduto e che il governo nazionale decise addirittura di perseguire le vittime incriminando cinque di loro e incarcerandole per più di un anno con l’accusa di aver aggredito dei poliziotti. Una donna ripetutamente stuprata, sostiene la Commissione, ha trascorso due anni in carcere con false accuse.

La Commissione ha dunque chiesto a un tribunale indipendente con competenza in Messico l’apertura di un’inchiesta più approfondita sui fatti del 2006 per stabilire ai vari livelli la responsabilità di quello che accadde. Se il giudice dovesse concordare con il parere del Comitato, è possibile che Peña Nieto venga indagato.

Il caso, scrive il New York Times, è uno dei tanti esempi degli ostacoli che in Messico qualsiasi vittima deve superare per ottenere giustizia, è un simbolo del fallimento dello stato di diritto nel paese e dell’impunità diffusa. Queste donne «si sono rifiutate di farsi da parte». Dalle loro interviste emerge un unico desiderio: che venga riconosciuto pubblicamente ciò che è accaduto e che vengano individuati dei responsabili. Tutte parlano della stigmatizzazione causata dall’aver subito delle violenze sessuali e tutte descrivono la loro vita come divisa in due da quello che accadde.

Il presidente messicano più impopolare degli ultimi decenni
Per Peña Nieto i fatti di San Salvador Atenco sono un nuovo grande problema. Lo scorso luglio è stato il mese con più omicidi da quando Peña Nieto è stato eletto presidente nel 2012. Il Messico è da decenni un paese molto violento, ma nella sua campagna elettorale Peña Nieto aveva promesso fra le altre cose di riportare sotto controllo la criminalità organizzata dei cartelli della droga.

Ancora più dannosa per Peña Nieto è stata la gestione delle indagini sul massacro di 43 studenti avvenuto in una cittadina rurale del Messico centrale nel settembre del 2014. Gli studenti erano stati uccisi da un gruppo di poliziotti corrotti con l’aiuto di alcuni uomini dei cartelli. Il rapporto conclusivo degli investigatori è stato duramente criticato da un gruppo di esperti indipendenti e i familiari degli studenti hanno organizzato proteste in varie città del Messico. Secondo molti, Peña Nieto non è riuscito ad intaccare in maniera efficace la corruzione degli amministratori locali e della polizia, una delle principali cause del massacro. Alcuni esponenti del suo partito, poi, il Partito rivoluzionario istituzionale (PRI), sono stati colpiti da scandali e accuse. Lo stesso Peña Nieto è stato coinvolto personalmente in alcuni di questi episodi.

Anche se è improbabile che il governo condurrà un’indagine sul ruolo diretto dell’attuale presidente nei fatti del 2006 o su un suo potenziale insabbiamento di quanto successo, l’avvertimento di un’organizzazione internazionale così importante «è un grosso guaio per lui», scrive il New York Times ed è anche un promemoria per gli innumerevoli casi che rimangono irrisolti nel paese.

Lo scorso aprile, quasi dieci anni dopo gli eventi di San Salvador Atenco, Peña Nieto ha visitato la città. I media locali hanno coperto l’evento. Il presidente ha tenuto un discorso davanti a una folla di donne e bambini. Né lui né i media hanno accennato a quanto accaduto nel 2006, sponsorizzando piuttosto una nuova iniziativa a favore dell’istruzione prescolare.

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