Beppe Grillo alla festa del M5S a Palermo, 24 settembre 2016 (ANSA/FACEBOOK BEPPE GRILLO)
  • Italia
  • lunedì 26 Settembre 2016

Il Movimento 5 Stelle a Palermo

Le cose più importanti che sono successe e che sono state dette durante il raduno "Italia 5 Stelle"

Beppe Grillo alla festa del M5S a Palermo, 24 settembre 2016 (ANSA/FACEBOOK BEPPE GRILLO)

Sabato 24 e domenica 25 settembre il Movimento 5 Stelle ha organizzato un raduno al Foro Italico di Palermo chiamato “Italia 5 Stelle”. C’erano tre palchi, un centinaio di gazebo, hanno parlato Beppe Grillo, Davide Casaleggio, ma anche i componenti del cosiddetto “direttorio” e altri rappresentanti del Movimento: il tutto in un momento particolarmente delicato per il partito, per i problemi che sta incontrando Virginia Raggi a Roma a poche settimane dal referendum costituzionale.

Beppe Grillo è il capo
Prima dell’inizio degli interventi sul palco, Beppe Grillo – che è intervenuto sia sabato che domenica – ha risposto ad alcune domande dei giornalisti. A uno di loro, che gli domandava della sua passata decisione di farsi da parte nella guida del partito, Grillo ha fatto capire che quella strategia non ha funzionato, aggiungendo: «Io sono il capo».

Grillo ha anche parlato di Gianroberto Casaleggio, cofondatore del Movimento morto lo scorso aprile, dicendo che prima era con lui che prendeva le decisioni: «Adesso sono da solo. Ci sono a tempo pieno, nessun passo di lato. Vogliamo dimostrare che possiamo governare Torino, Roma, Palermo, Genova, Livorno anche con gli sbagli che abbiamo fatto. Questa storia ci serve e ci dà degli anticorpi».

Grillo ha citato anche il cosiddetto “direttorio”, gruppo formato da cinque parlamentari del Movimento incaricati di coordinarne l’attività e all’interno del quale si sono fatti notare soprattutto Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Nei loro confronti, ha detto Grillo, forse c’è un po’ di invidia, «ma è normale, del resto la tv è immagine, c’è quello che funziona di più o quello che funziona meno». La settimana prossima uscirà comunque un regolamento, ha precisato Grillo, «e in tv andrà solo chi dovrà parlare di un tema, del nostro programma. Si va in tv sulla base dei programmi».

Grillo ha parlato infine di Matteo Renzi dicendo che è un «menomato mentale» e ha fatto riferimento alla riforma costituzionale che si voterà nei prossimi mesi con un referendum (oggi, lunedì 26 settembre, il consiglio dei Ministri deciderà la data): «La Costituzione è stata fatta negli anni Cinquanta. I padri fondatori l’hanno fatta in un modo semplice, che si potesse capire, perché c’era un laureato ogni due milioni di abitanti».

Grillo ha anche parlato dei giornalisti che ha definito «feticisti». E ancora: «I nostri giornalisti fanno articoli meravigliosi sulla Raggi che ha i peli sulle gambe! Questo è il giornalismo medio di oggi».

Julian Assange e il giornalismo
Domenica sera c’è stato un collegamento Skype con Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks che da più di tre anni vive nell’ambasciata ecuadoriana di Londra per evitare l’arresto da parte delle autorità britanniche. Assange ha detto: «Le menzogne che noi leggiamo sulla stampa hanno come conseguenza la guerra. Secondo me, ogni giornalista è responsabile, mediamente, di almeno dieci morti».

Virginia Raggi
La sindaca di Roma è arrivata domenica, dopo una riunione con Grillo e Casaleggio di cui non si conoscono i dettagli. Ha parlato di Roma, della situazione difficile in cui ha trovato la città e dei continui attacchi nei suoi confronti: «Il premier ci attacca. Proprio Renzi che non ha rottamato nessuno. Lui siede al tavolo con i Malagò, i Berlusconi, i Verdini. Sono i suoi amici, ci fa le leggi. Ecco con chi governa. Ecco perché quando abbiamo detto no con forza alle Olimpiadi hanno tremato. E con il no al referendum, Renzi e gli altri vedranno la loro fine».

Al suo arrivo al Foro Italico ci sono stati alcuni momenti di caos. Alcuni militanti hanno gridato «buffoni» e «venduti» ai giornalisti presenti che seguivano Raggi e ci sono stati anche degli scontri da cui il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale e altri deputati in Parlamento hanno preso le distanze.

Il figlio di Casaleggio
A Palermo è intervenuto sul palco anche Davide Casaleggio, che da mesi affiancava il padre nella gestione quotidiana delle cose del partito: «Non sono qui a sostituire Gianroberto ma a ricordarlo e onorarlo». E ancora: «Questo sogno una volta era di mio padre, ora è di milioni di persone, di tutti noi. Dobbiamo restare uniti, uniti realizzeremo il nostro sogno».

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio
Di Battista è arrivato in motorino e sul palco, per circa venti minuti, sono state trasmesse le immagini della carovana di scooter che lo seguivano sul lungomare di Palermo. Sia lui che Di Maio hanno criticato Renzi, hanno parlato del referendum costituzionale e della situazione di Roma. Di Maio ha anche fatto riferimento alle elezioni regionali in Sicilia che si terranno nel 2017: «Spero di trovarvi qui tra poco più di un anno per festeggiare, e poi tutti insieme in marcia verso la sfida del 2018 non solo per vincere le elezioni nazionali ma per cambiare il paese».

Chiara Appendino e il Salone del Libro
La sindaca di Torino Chiara Appendino ha parlato soprattutto del Salone del Libro: la storia era cominciata lo scorso febbraio quando il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Federico Motta si era dimesso dal consiglio di amministrazione della fondazione che controllava e amministrava il Salone di Torino. Le dimissioni erano motivate, oltre che da problemi nella gestione del Salone, dalla volontà degli editori di contare di più e avere un ruolo più centrale. A luglio quattro persone erano state arrestate in relazione alla gara per la gestione del Salone e si era cominciato a parlare dell’eventuale spostamento dell’evento a Milano. Alcuni giorni dopo l’amministratore delegato di Fiera Milano, Corrado Peraboni, aveva presentato un progetto per organizzare una nuova fiera a Milano in collaborazione con l’AIE, che aveva votato per valutare la proposta: 17 case editrici a favore, 8 astenute, 7 contrarie. La spaccatura all’interno dell’associazione aveva portato all’uscita di 11 editori dall’AIE, motivata non solo da affetto per la storia trentennale del Salone del Libro di Torino, ma anche dalla gestione della questione da parte di AIE e dalla preoccupazione che si dovesse a una precisa volontà dei due maggiori editori italiani, entrambi milanesi, Mondadori e Rizzoli, che poi si sono fusi creando un gruppo editoriale ancora più grande.

Appendino ha detto: «In passato sono stati commessi molti errori. Quando mi sono insediata avevo due possibilità: dare la caccia ai responsabili o rimboccarmi le maniche e salvare questo evento trentennale della città. Ho scelto la seconda strada. Sono convinta che organizzeremo un grande Salone, non sarà un grande editore a scipparcelo e a portarlo a Milano».