Chi è Davide Casaleggio

Marco Imarisio racconta sul Corriere storie e informazioni sul figlio ed erede del cofondatore del Movimento 5 Stelle, dagli scacchi agli sport estremi

Davide Casaleggio al funerale di Gianroberto Casaleggio. (ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)

Con la morte di Gianroberto Casaleggio, cofondatore del Movimento 5 Stelle, la guida della società Casaleggio Associati – e quindi, in qualche modo, anche del Movimento 5 Stelle – passerà a suo figlio, Davide Casaleggio, che da mesi affiancava il padre nella gestione quotidiana delle cose del partito. Non si sanno molte cose di Davide Casaleggio, che è nato nel 1976 e lavora da molti anni in Casaleggio Associati; un articolo di Marco Imarisio pubblicato oggi sul Corriere della Sera contiene molte storie su di lui e sul suo passato.

«Devi conoscere Davide». Negli ultimi mesi Gianroberto Casaleggio aveva fissato una serie di appuntamenti, milanesi e anche romani. Con un obiettivo preciso. «È bravo», premetteva sempre. Solo che Davide non parlava. C’era, ma era come se non ci fosse. Appariva laconico al punto che qualcuno tra i meno informati sulle inclinazioni familiari arrivò a pensare che tra padre e figlio non corresse buon sangue. Sbagliavano. Le persone presenti a quegli incontri ne uscirono con la sensazione che il futuro erede della Casaleggio&Associati non avesse interesse all’idea che gli interlocutori si facevano di lui. E su questo forse avevano ragione. Eppure conoscere Davide Casaleggio, nato a Milano il 14 gennaio 1976, primogenito di Gianroberto, che incontrò sua madre, la linguista inglese Elizabeth Clare Birks, dopo il suo colloquio per l’assunzione in Olivetti, o almeno provarci, significa farsi un’idea della direzione futura del Movimento 5 Stelle. Fin dall’infanzia Davide è stato il progetto di Gianroberto, che aveva preso molto sul serio l’educazione del figlio. «La considerava un lavoro» racconta chi lo ha conosciuto bene. «E lui era un lavoratore ossessivo, che fissava regole precise alle quali non ammetteva deroghe».

A 12 anni è un bambino prodigio, classificato tra i primi cinque scacchisti under 16 d’Italia. «Buon potenziale, dotato di notevole capacità previsoria» scrive nel 1989 una rivista specializzata. Gli adolescenti dell’epoca sono attratti dall’ascesa di Gerry Kasparov, giovane e irriverente, oppure dal mito folle di Bobby Fischer. A giudicare dalle valutazioni dei maestri che lo esaminano, lo stile di Davide risulta ispirato dal razionalismo di Anatoly Karpov, che fu il contraltare degli altri due campioni. Laurea in economia aziendale alla Bocconi, tesi su «Impatto strategico di Internet nel settore dei corrieri espresso», un master a Londra. I compagni di università ne serbano pochi ricordi. «Gentile, mai una parolaccia. Qualche volta veniva alle feste ma stava per conto suo. Un solitario». Gianroberto aveva la capacità di non guardare mai in faccia l’interlocutore. «Davide invece ti fissa in modo quasi invadente» raccontano in azienda. Calmo, serafico. «Il padre gli ha insegnato a essere di gomma». Non ha le sue ossessioni, le sue paure, e la sua capacità di intimidire. Evita in ogni modo i contrasti che il genitore invece non disdegnava.

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