Emmanuel Macron, 7 settembre 2016 (THIERRY ZOCCOLAN/AFP/Getty Images)
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  • sabato 10 settembre 2016

La Francia a sette mesi dalle elezioni

I grandi partiti si preparano per le primarie: di chi si parla, cosa dicono i sondaggi e soprattutto cosa farà Hollande

Emmanuel Macron, 7 settembre 2016 (THIERRY ZOCCOLAN/AFP/Getty Images)

Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi si terrà tra diversi mesi, cioè il prossimo 23 aprile; l’eventuale ballottaggio tra i due candidati più votati sarà il 7 maggio. Anche se manca ancora un po’ di tempo, le cose da quelle parti si stanno già muovendo: circolano i nomi di alcuni candidati e i principali partiti faranno delle primarie per scegliere il loro. Circolano anche dei sondaggi fatti sulle diverse ipotesi e Le Monde ha aperto da qualche giorno un liveblog che terrà aggiornato da qui ai prossimi mesi.

Hollande e i socialisti
A sinistra la situazione è molto confusa. I giornali francesi scrivono che ci sono state delle lentezze nello stabilire tempi e modalità delle primarie che si svolgeranno comunque tra il 22 e il 29 gennaio. Le candidature andranno presentate entro metà dicembre. La principale ragione di questa confusione è che a differenza di molti altri presidenti del passato (Giscard d’Estaing nel 1981, Mitterrand nel 1988, Chirac nel 2002 e Sarkozy nel 2012) il presidente uscente François Hollande non è riuscito a imporsi come “candidato naturale” della sua area politica di riferimento per un secondo mandato.

Hollande era molto impopolare già poche settimane dopo l’elezione del 2012. La disoccupazione e il fatto che la crescita economica della Francia in questi anni sia stata costantemente inferiore a quella dei maggiori paesi europei hanno peggiorato le cose; lo stesso vale per i molti attentati terroristici che hanno colpito la Francia. I sondaggi dimostrano che gli elettori francesi, socialisti compresi, semplicemente non hanno più fiducia nella capacità di Hollande di guidare il paese. In un libro pubblicato il mese scorso, Hollande aveva detto di avere “il desiderio” di candidarsi per un secondo mandato, ma che non avrebbe messo il suo nome davanti a quello di altri se fossero arrivati segnali contrari a una sua possibilità di vittoria. Non sembra che le cose andranno così.

Giovedì 8 settembre Hollande ha pronunciato un discorso piuttosto atteso su democrazia e terrorismo: ha parlato per quasi un’ora e il suo discorso ha ampiamente superato quei temi. Secondo molti osservatori è stata l’occasione per mettere in evidenza i temi della sua futura campagna presidenziale e per rispondere alle critiche da parte dell’opposizione: in alcune recenti dichiarazioni Nicolas Sarkozy si è detto pronto a sacrificare un po’ di democrazia per una maggiore sicurezza, se venisse eletto, e Hollande gli ha fatto notare che i principi costituzionali e la presunzione di innocenza non sono dei cavilli di legge. Le Monde ha scritto che quello di Hollande è stato un discorso da candidato.

Alle primarie del centrosinistra – ma a sinistra di Hollande e con il sostegno di alcuni “frondeur” e cioè di alcuni deputati interni al partito critici con il governo di Valls e del presidente uscente – si sono candidati Arnaud Montebourg, ex ministro dell’Economia, e Benoît Hamon, ex ministro dell’Istruzione, che ha 49 anni. Tra gli scontenti dell’attuale governo si sono candidati anche la senatrice Marie-Noëlle Lienemann, il sindacalista Gérard Filoche, il deputato François de Rugy e Jean-Luc Bennahmias, presidente del partito Front démocrate. Nei prossimi mesi gli anti-Hollande, così li definisce Le Monde, dovranno organizzarsi tra loro per decidere chi è nella posizione migliore per rappresentare un’alternativa al presidente uscente con il rischio, altrimenti, di promuoverne la candidatura.

La destra dei Repubblicani
A destra, i Repubblicani faranno le primarie nel mese di novembre (primo turno il 20, secondo turno il 27) e ci sarà molto probabilmente uno scontro tra l’ex presidente Nicolas Sarkozy e l’ex premier Alain Juppé. La lista dei candidati alle primarie della destra è comunque per ora piuttosto affollata: quella definitiva sarà pubblicata il 21 settembre. Ma il 9 settembre sono scaduti i termini per la presentazione dei documenti con le firme necessarie alla candidatura e li hanno depositati otto candidati sui tredici che inizialmente avevano detto di voler partecipare. Si tratta comunque di una situazione piuttosto insolita per la destra francese, abituata a concentrare il proprio sostegno intorno a due o tre candidati al massimo.

I documenti per partecipare alle primarie sono stati depositati da sette uomini e una donna. I candidati sono: Alain Juppé, Nicolas Sarkozy, François Fillon, primo ministro dal 2007 al 2012, Bruno Le Maire, ex ministro dell’Agricoltura nel governo di Sarkozy, Jean-François Copé, ex presidente dell’UMP (il vecchio nome del partito Les Républicains), Jean-Frédéric Poisson, presidente del Partito Cristiano Democratico e Hervé Mariton, deputato e sostenitore di una linea piuttosto conservatrice. Infine c’è la deputata Nathalie Kosciusko-Morizet, unica donna candidata.

Nicolas Sarkozy sta attraversando diversi guai giudiziari, di cui si è ricominciato a parlare con insistenza ieri quando la procura di Parigi ha detto che farà richiesta di processarlo per presunte irregolarità nei finanziamenti alla sua campagna elettorale presidenziale del 2012 (si tratta del cosiddetto “affaire Bygmalion” che avevamo spiegato qui). Il principale avversario di Sarkozy sembra essere Juppé, sindaco di Bordeaux, che è stato primo ministro della Francia tra il 1995 e il 1997 e che viene ricordato soprattutto per aver causato il penultimo grande sciopero generale nel paese dopo aver tentato di portare avanti una riforma delle pensioni (l’ultimo grande sciopero ha invece a che fare con la contestata riforma del lavoro del governo Valls, poi approvata). Juppé è dall’agosto del 2014 che dice di voler partecipare alle primarie della destra e se le vincesse e se venisse eletto, sarebbe presidente a quasi 72 anni: non è malvisto dall’elettorato socialista deluso e moderato, e nemmeno dai repubblicani meno intransigenti.

Venerdì 9 settembre ha annunciato la sua candidatura anche Henri Guaino, ex consigliere di Nicolas Sarkozy. Guaino ha detto di essere riuscito a raccogliere il sostegno e le firme necessarie per partecipare alle primarie della destra, ma che non vi prenderà comunque parte perché sono, secondo lui, solo «il teatro di manovre e calcoli politici»: Guaino si presenterà dunque direttamente e da indipendente dal partito Les Républicains.

Gli altri
Anche al centro ci sono diversi candidati: su tutti c’è François Bayrou, presidente del partito Mouvement démocrate (MoDe) e già candidato nel 2002, 2007 e 2012. Bayrou ha detto che potrebbe candidarsi se le primarie di destra venissero vinte da Sarkozy e che invece si farà da parte se dovesse vincere Juppè, più moderato, a cui darebbe il proprio appoggio. Il Fronte Nazionale, nel frattempo, sarà rappresentato da Marine Le Pen, già candidata alla presidenza nel 2012 e dalla quale ci si aspetta un grande risultato almeno al primo turno.

Tra gli altri ci sono Nathalie Arthaud e Philippe Poutou, entrambi già candidati nel 2012 per l’estrema sinistra, Jean-Luc Mélenchon per il Front de Gauche, Nicolas Dupont-Aignan, presidente di Debout la France (partito gaullista e nazionalista) e Cécile Duflot, la principale candidata delle primarie degli ecologisti (che saranno tra il 19 ottobre e il 4 novembre) di cui si parla nelle ultime ore perché avrà come responsabile della propria campagna la cofondatrice di Osez le féminisme!, importante e influente gruppo femminista francese.

E infine c’è Emmanuel Macron
Il fatto politico più rilevante delle ultime settimane sono state le dimissioni di Emmanuel Macron da ministro dell’Economia del governo Valls. Macron, che ha 39 anni, ha fondato un suo partito di centro che si chiama En Marche! (In marcia): si parla in modo sempre più insistente di una sua possibile candidatura alle presidenziali.

Macron era diventato ministro dell’Economia nel 2014 dopo una crisi di governo abbastanza complessa, causata principalmente dalle divergenze di opinioni in materia economica tra i ministri dell’ala più moderata del partito socialista con quelli dell’ala più di sinistra: in quei mesi di forte crisi il governo del socialista Manuel Valls si era dimesso, il presidente Hollande aveva nominato un nuovo governo, Manuel Valls era stato confermato primo ministro mentre Arnaud Montebourg, fino ad allora ministro dell’Economia, era stato sostituito da Macron. Macron era stato definito da diversi giornali francesi «il più liberale della squadra di governo» e la sua prima proposta di legge sulle liberalizzazioni aveva da subito fatto molto discutere. Macron non ha né confermato né smentito le voci su una sua possibile candidatura, ma dimettendosi da ministro dell’Economia ha detto di voler lavorare a dei progetti che possano «trasformare la Francia».

I sondaggi
In questa situazione molto incerta e molto affollata, il quotidiano francese Le Figaro ha pubblicato un sondaggio condotto tra il 2 e il 5 settembre. Dice quattro cose importanti:

1. Macron è un pericolo per i candidati di sinistra. A una settimana dalle sue dimissioni dal governo, e senza nemmeno essersi candidato, è al terzo posto nelle intenzioni di voto al primo turno delle elezioni presidenziali del 2017, dietro a Marine Le Pen e al candidato dei Repubblicani (Nicolas Sarkozy o Alain Juppé). Macron è invece davanti rispetto ai potenziali candidati di sinistra ed estrema sinistra, ed è dato tra il 15 e il ​​20 per cento delle intenzioni di voto a seconda delle varie combinazioni. Secondo l’indagine, se Macron si candidasse farebbe perdere otto punti a Juppé e cinque a Sarkozy, mentre i dati degli altri possibili candidati di sinistra resterebbero piuttosto invariati se lui ci fosse oppure no.

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2. I risultati sarebbero in ogni combinazione possibile disastrosi per François Hollande. Il presidente uscente è in quarta o quinta posizione nelle intenzioni di voto, ed è costantemente dietro a Macron se quest’ultimo si candidasse. Hollande otterrebbe tra l’11 e il 15 per cento dei voti in base a nove possibili combinazioni. E in ogni caso non passerebbe al secondo turno.

3. Nelle varie combinazioni considerate, Marine Le Pen passerebbe sempre il primo turno: a seconda delle combinazioni è data tra il 26 per cento delle intenzioni di voto e il 29: il risultato più basso lo otterrebbe con Sarkozy come candidato della destra e Macron della sinistra; i risultati più alti li raggiungerebbe se si candidasse Hollande e non Macron. Tenendo ferma quest’ultima ipotesi: se il candidato dei Repubblicani fosse Sarkozy, Marine Le Pen vincerebbe il primo turno per 29 a 27, se invece il candidato dei Repubblicani fosse Juppé, Le Pen perderebbe 29 a 33.

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4. In ogni caso, uno tra Alain Juppé e Nicolas Sarkozy si qualificherebbe per il secondo turno delle elezioni presidenziali. Juppé però ha un vantaggio su Nicolas Sarkozy e, come risulta dal punto precedente, oggi sembrerebbe l’unico che riuscirebbe a battere Marine Le Pen al primo turno: questo nell’ipotesi però che François Hollande fosse il candidato della sinistra e senza la presenza di Emmanuel Macron.

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