Nicolas Sarkozy (LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)
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  • martedì 16 febbraio 2016

Nicolas Sarkozy è in stato di accusa

L'ex presidente francese è sospettato di aver finanziato illegalmente la sua campagna presidenziale del 2012 avendo superato di diversi milioni di euro il limite delle spese elettorali stabilito dalla legge

Nicolas Sarkozy (LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è in stato di accusa nell’inchiesta sul cosiddetto “affaire Bygmalion”: è sospettato di «finanziamenti illeciti» alla sua campagna presidenziale del 2012 «per avere, come candidato, superato il limite legale delle spese elettorali». Nella stessa inchiesta Sarkozy è stato indicato anche come “testimone assistito” con l’accusa di falsificazione di documenti, frode e appropriazione indebita. L’avvocato dell’ex presidente francese si è detto “soddisfatto” perché a Sarkozy è stata contestata una «violazione formale» ma non risulta alcuna sua partecipazione diretta al sistema di false fatture che sono al centro dell’inchiesta Bygmalion. Sarkozy, ha precisato l’avvocato, non è stato incriminato per atti fraudolenti, ma semplicemente posto sotto lo stato di “testimone assistito”. Sarkozy era sotto interrogatorio dalla mattina di martedì 16 febbraio.

L’atto d’accusa (in francese “mise en examen”) è previsto dall’articolo 80-1 del codice di procedura penale francese e dice che una persona può essere incriminata se «nei suoi confronti vi sono indizi gravi o coerenti che rendono probabile la sua partecipazione come autore o complice nella commissione di un reato»: nel sistema italiano, è qualcosa di paragonabile a un avviso di garanzia. Quella di “testimone assistito” è una posizione intermedia fra quella del testimone semplice e quella dello stato di accusa. La definizione di “testimone assistito” si trova nell’articolo 1123-2 e rispetto a quella di “stato di accusa” manca solo la precisazione delle prove come “gravi o coerenti”. Il “testimone assistito” è dunque una persona «contro la quale vi sono indizi che rendono probabile la sua partecipazione come autore o complice nella commissione di un reato».

L’affaire Bygmalion
L’inchiesta Bygmalion era stata aperta nel giugno del 2014 per stabilire se l’UMP (l’ex partito di Sarkozy che ora si chiama Les Républicains) avesse finanziato in maniera illecita la campagna presidenziale di Sarkozy del 2012 attraverso una serie di false fatture emesse dalla società Bygmalion. L’accusa sostiene che una parte dei costi sostenuti per la campagna presidenziale non è passata attraverso l’associazione creata proprio per questo scopo, come previsto dalla legge, ma attraverso la società Bygmalion, impresa che gestiva la comunicazione e la campagna presidenziale di Sarkozy. Bygmalion avrebbe emesso delle fatture all’UMP con il pretesto di aver organizzato per il partito una serie di eventi che in realtà non si sono mai svolti. Questo sistema sarebbe stato organizzato per non superare ufficialmente il limite massimo previsto dalla legge francese sui finanziamenti della campagna presidenziale (fissato a 22,5 milioni di euro). Sarkozy lo avrebbe ampiamente superato beneficiando di una serie di servizi (tra cui l’organizzazione di eventi) impropriamente fatturati al partito.

Tra il gennaio e il maggio del 2012 erano stati organizzati 44 eventi per Sarkozy: un numero molto alto. Per capirci, nello stesso periodo Hollande ne aveva organizzati 10. L’organizzazione di questi meeting era stata affidata alla società Bygmalion diretta da due persone vicine all’UMP. Nel marzo del 2012 – dato che i costi di questi incontri avrebbero fatto superare il limite previsto dalla legge – le fatture cominciarono ad essere addebitate all’UMP. Tra gli atti dell’inchiesta risultano una serie di documenti che dimostrano la doppia contabilità di Bygmalion: sulla prima colonna c’è la cifra effettiva delle fatture, sulla seconda una cifra inferiore e sulla terza la differenza tra la prima e la seconda. Sono queste ultime cifre ad essere state fatturate direttamente all’UMP. Si parla di circa 18,5 milioni di euro in false fatture.

Per farsi un’idea, il grafico riporta le spese per gli eventi di campagna elettorale nelle varie città della Francia: in blu ci sono gli importi formalmente dichiarati dal candidato UMP alla commissione francese che deve controllare i conti delle varie campagne elettorali, in azzurro quelli che si presume siano stati nascosti nelle false fatture.

Sarkozy

L’indagine – condotta da tre giudici a Parigi, Serge Tournaire, Roger Le Loire e Renaud Van Ruymbeke – ha portato fino ad ora a mettere in stato di accusa tredici persone: i responsabili di Bygmalion, tre funzionari di alto livello dell’UMP e altre persone che lavoravano alla campagna elettorale di Sarkozy. La mattina di martedì 16 febbraio, i giudici hanno convocato Sarkozy per stabilire il suo ruolo in questo sistema e se ne fosse a conoscenza. L’incontro è durato circa dodici ore. Sarkozy ha da poco pubblicato un libro autobiografico, intitolato “La France pour la vie” (“La Francia per la vita”), dove ha detto di non aver mai sentito nominare la società Bygmalion, fino all’inizio dell’inchiesta giudiziaria.

Le conseguenze dell’inchiesta sulla sua candidatura alle prossime presidenziali del 2017 potrebbero comunque essere piuttosto pesanti e ci sono perplessità anche all’interno del suo stesso partito. Sarkozy è coinvolto in altre sei inchie­ste giudizia­rie che lo riguardano e dal luglio del 2014 è in stato di accusa per corruzione e traffico d’influenza nella cosiddetta “inchiesta delle intercettazioni telefoniche” da cui risulta che l’ex presidente e il suo avvocato hanno cercato di ottenere informazioni riservate da un magistrato promettendo in cambio un prestigioso incarico.

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