Jeremy Corbyn a un raduno a Cambridge, il 6 settembre 2015 (Rob Stothard/Getty Images)
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  • domenica 4 settembre 2016

Quelli che stanno con Jeremy Corbyn

Nonostante inciampi e sondaggi sfavorevoli il capo del Partito Laburista britannico sarà probabilmente rieletto, grazie a una base molto motivata

di Alex Morales e Thomas Seal – Bloomberg
Jeremy Corbyn a un raduno a Cambridge, il 6 settembre 2015 (Rob Stothard/Getty Images)

Una sera di agosto a East London, un uomo di 67 anni con dei pantaloni di chino beige e una camicia azzurra con il colletto sbottonato guardava con gli occhiali in equilibrio sulla punta del naso il suo pubblico adorante. L’uomo, il cui aspetto ricordava più un goffo professore universitario che una celebrità, poi è sceso dal palco per raggiungere la folla di sostenitori che sperava di ottenere un selfie o una stretta di mano. «E poi dicono che è ineleggibile», ha detto una donna, indicando la folla entusiasta. È uno sguardo nel mondo di Jeremy Corbyn, capo del Partito Laburista, il principale partito di opposizione britannico. I suoi sostenitori sono così appassionati da essere riusciti a impedire che i colleghi di Corbyn in Parlamento si sbarazzassero di lui. Nonostante stando ai sondaggi con Corbyn il Labour abbia oggi poche – se non nessuna – speranza di tornare al potere nel Regno Unito, la base del partito fondato 116 anni fa sembra in grandissima maggioranza decisa a continuare a sostenerlo alle elezioni interne per la guida del partito, per la seconda volta in un anno.

«Non è l’oratore migliore di questo mondo, ma il suo carisma viene dalla sincerità», ha detto Maria Ellis, un’insegnante di inglese di 51 anni che era tra le circa 700 persone che hanno assistito al raduno di Corbyn nel salone in stile vittoriano. Ellis sperava di riuscire a fare una foto con lui. «Mi sono iscritta al Labour per lui. Prima che arrivasse non ero interessata alla politica».

Il perdurare del potere di Corbyn è emblematico di come le figure populiste siano ormai radicate nelle democrazie occidentali: basta pensare a Donald Trump negli Stati Uniti, a Beppe Grillo in Italia e al primo ministro greco Alexis Tsipras. Questo cambiamento nel panorama politico oggi sembra permanente più che passeggero, come le divisioni economiche e sociali che lo hanno alimentato, e ha reso l’elettorato più deciso che mai ad allontanarsi dai centri del potere politico e finanziario.

Fallimento di sistema

«La sensazione è che la vecchia politica abbia fallito», ha detto Steven Fielding, professore di storia della politica alla University of Nottingham. «C’è bisogno di un cambiamento davvero radicale prima che le persone decidano che protestare non è più necessario. L’economia deve funzionare in modo più equo e non ci sono segnali che lascino sperare che la cosa possa succedere a breve». Quello che colpisce è come di fatto i sostenitori più fedeli di Corbyn siano riusciti a “sequestrare” uno dei principali partiti britannici col risultato di consolidare la leadership dei Conservatori nel prossimo futuro, nonostante le agitazioni seguite al voto su Brexit di giugno.

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Come per i sostenitori di Trump all’altro estremo dell’ideologia politica, in molti considerano Corbyn un salvatore. Tutti i passi falsi, le stroncature nei sondaggi e le continue prese in giro sui giornali britannici vengono archiviati come falsità o complotti, come nei casi delle accuse secondo cui Corbyn non è riuscito a impedire che i sostenitori del Labour votassero a favore di Brexit, o la recente polemica con la società ferroviaria Virgin sulla mancanza di posti a sedere su un treno da Londra a Newcastle.

L’incontro di mercoledì nel distretto Newham di Londra è stato il 26esimo in due settimane per Corbyn, che sta cercando di contrastare la sfida alla sua leadership nel partito da parte del più giovane e brillante Owen Smith, che ha 46 anni. Ad ascoltare il messaggio anti-austerità e anti-capitalismo di Corbyn c’erano 65mila persone. Un sondaggio di YouGov pubblicato mercoledì dà Corbyn in vantaggio al 62 per cento contro il 38 di Smith, mentre le agenzie di scommesse danno a Smith meno del 20 per cento di possibilità di ottenere il controllo del Labour, che prima di essere sconfitto alle elezioni del 2010 e del 2014 ne aveva vinte tre consecutive.

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Jeremy Corbyn e Owen Smith prima di un dibattito a Glasgow, in Scozia, il 25 agosto 2016 (Jeff J Mitchell/Getty Images)

Secondo Tim Bale, professore di politica della Queen Mary University of London, Corbyn «è quasi bravo ad andare male. Riesce a incantare un gran numero persone. Sembra suscitare un’attrazione “da setta” in molti dei suoi sostenitori: è una cosa piuttosto insolita per la politica britannica». Volendo fare un’analogia, per Bale il personaggio politico più simile a Corbyn è Bernie Sanders, il senatore socialista del Vermont che nelle primarie del Partito Democratico americano ha messo in difficoltà Hillary Clinton più del previsto. Entrambi hanno fatto politica per decenni, prima di salire alla ribalta attirando gli elettori più giovani. Il portavoce di Corbyn, Sam Tarry, ha raccontato che i responsabili della campagna elettorale di Corbyn hanno contattato via Skype i collaboratori di Sanders, cercando di convincere il senatore ad andare nel Regno Unito per sostenerlo.

Corbyn conosce i metodi della politica moderna e sa come coinvolgere l’elettorato. La sua campagna elettorale ha un’app per gestire i volontari che da casa chiamano al telefono gli elettori, e i sostenitori possono fare donazioni con un SMS. Ma come Trump e Sanders negli Stati Uniti, è la percezione che Corbyn “dica le cose come stanno” a fare breccia nei suoi sostenitori. «In quest’epoca di superficialità, sentire qualcuno che pensa a quello che dice – e lo sostiene con opinioni forti – è una cosa nuova», ha detto Alicia Francis, una donna di 51 anni che gestisce un’organizzazione che si occupa di iniziative per lo sviluppo della comunità ed era presente al raduno di Newham.

Socialista vecchio stampo

Corbyn entrò per la prima volta in Parlamento nel 1983, quando il Labour Party assomigliava più a un partito socialista vecchia maniera. Da allora ha sempre vinto nel suo distretto nel nord di Londra. Tra le sue proposte politiche, Corbyn vuole aumentare l’imposta sul reddito per chi guadagna di più, spendere milioni di sterline in investimenti sulle infrastrutture, far tornare le ferrovie sotto il controllo del governo ed eliminare le armi nucleari del Regno Unito. Il suo seguito ha contribuito a raddoppiare gli iscritti al Labour dalle elezioni politiche del maggio 2015: oggi, tra iscritti e affiliati, sono oltre 640mila. La cosa che fa preoccupare il partito è che i sondaggi mostrano che questo entusiasmo non è diffuso in generale tra l’opinione pubblica britannica. Un sondaggio svolto da BMG Research per l’Independent ha scoperto che il 60 per cento dei 1.668 adulti interpellati si aspetta che Corbyn mantenga la guida del Labour alla fine della campagna elettorale a settembre. Sempre secondo il sondaggio, il 71 per cento delle persone interpellate preferisce però l’attuale primo ministro Theresa May alla guida del paese. Le prossime elezioni sono previste nel 2020. «Il Labour ha un grosso problema», ha detto John Mills, uno dei maggiori finanziatori del partito, mercoledì ai giornalisti. «Molti dei suoi valori e delle sue ambizioni non sono in sintonia con gran parte degli elettori».

Infiltrazioni

Il Labour ha spianato la strada all’ascesa di Corbyn e a una visione più radicale cambiando il metodo con cui elegge i suoi leader, dando ugual peso a ogni voto. All’elezione dell’anno scorso Corbyn, che non aveva mai ricoperto una posizione importante nel partito, ha vinto perché diversi parlamentari lo hanno votato in modo che raggiungesse la soglia di voti necessari e ampliasse il dibattito, pensando che non avrebbe vinto. Dopo che il referendum di giugno su Brexit ha sconvolto l’establishment, molti hanno cercato di rimuoverlo dalla guida del partito, sostenendo che la sua incapacità a mobilitare i sostenitori del Labour per votare “Remain” ha dimostrato che non sarebbe in grado di vincere alle elezioni politiche. Smith ha deciso di candidarsi perché Corbyn si è rifiutato di dimettersi dopo che decine dei suoi collaboratori si erano dimessi, e dopo aver perso un voto di fiducia tra i parlamentari del Labour per 172 a 40.

La settimana scorsa Smith si è detto preoccupato per il cosiddetto “entrismo”, cioè il fenomeno per cui si verificano “infiltrazioni” nel partito da parte di nuovi membri che si iscrivono appositamente per sostenere il loro candidato in un’elezione (lo facevano nel Novecento i gruppi trotskisti allo scopo di far diventare rivoluzionari i partiti di sinistra più moderata). All’evento di Newham ci sono state prove di questa tendenza. Pauline Rowe, una donna di 72 anni, ha raccontato di essere stata membro di un gruppo trostkista fino agli anni Novanta, e di aver pagato 25 sterline per registrarsi e poter votare per Corbyn. Fuori dall’evento di Newham, uno stand del Partito Socialista distribuiva volantini. «Vogliamo vedere Jeremy Corbyn vincere», ha detto Sarah Sachs-Eldridge, un donna di 38 anni che lavora per il Partito Socialista. «Vogliamo vedere la rinascita di un Labour anti-austerità»

© 2016 – Bloomberg

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