Bill Cunningham fotografa una bambina il 27 giugno 2015, a New York (Cindy Ord/Getty Images for European Wax Centers)
  • Moda
  • lunedì 27 Giugno 2016

10 cose su Bill Cunningham

Il leggendario fotografo di moda del New York Times ha ritratto per 40 anni le persone nelle strade di New York ed è morto sabato a 87 anni

di Ludovica Lugli – @Ludviclug
Bill Cunningham fotografa una bambina il 27 giugno 2015, a New York (Cindy Ord/Getty Images for European Wax Centers)

Bill Cunningham, uno dei più famosi fotografi di moda americani, è morto il 25 giugno 2016, a 87 anni. Per 40 anni ha realizzato fotografie di moda e commentato le nuove tendenze delle passerelle e delle strade per il New York Times. Era stato il primo a parlare di stilisti come Azzedine Alaïa e Jean Paul Gaultier negli Stati Uniti, ma oltre a ciò era anche considerato un simbolo della città di New York, dove poteva capitare di vederlo scattare foto ai passanti, ad esempio all’angolo tra la Fifth Avenue e la 57esima strada, dove ci sono le vetrine di Tiffany. Cunningham infatti frequentava le sfilate e le cene di gala ma anche e soprattutto le strade di New York, dove fotografava chiunque indossasse qualcosa di bello che si notasse in mezzo alla folla. Per lui le migliori sfilate erano «quelle che si vedono sulla strada».
Nel mondo della moda era noto a tutti e molto apprezzato nonostante avesse un carattere schivo e vivesse in modo isolato. Anna Wintour, direttrice di Vogue, una volta ha detto: «Ci vestiamo sempre pensando a Bill». Alla notizia della sua morte, Karl Lagerfeld, direttore creativo di Chanel, ha detto: «Povero Bill. Ci mancherà. Ora cosa succederà al suo incredibile archivio?».

Prima dei fashion blogger c’era Bill Cunningham
Sul New York Times Cunningham aveva due rubriche, On the street e Evening Hours. La prima raccoglieva fotografie scattate da Cunningham per le strade di New York, assemblate in modo da mostrare le ultime tendenze individuate dal fotografo; su YouTube c’è una playlist che raccoglie le versioni video di 115 numeri di On the street. L’altra rubrica invece era dedicata alla vita mondana newyorkese. Molto tempo prima di Internet, di The Sartorialist, il blog di Scott Schuman, e degli altri fashion bloggers, Cunningham osservava l’evolvere degli stili nelle strade e come le persone usavano e abbinavano tra loro i capi di abbigliamento disegnati dagli stilisti, vedendo in anticipo di sei mesi quello che ci sarebbe stato alle nuove sfilate.
Nell’autoritratto Bill Cunningham on Bill Cunningham pubblicato per la prima volta sul Times nel 2002 e riproposto dal quotidiano in questi giorni, Cunningham descrisse così il suo lavoro: «Vado sempre in posti diversi e cerco di essere il più discreto possibile. Ciò che devo fare è essere invisibile. Così si ottengono foto più naturali, tra l’altro».
L’ultima On the street è uscita sulla versione cartacea del New York Times il 5 giugno, e sul sito del quotidiano il giorno prima, in versione video. È dedicata a un classico della moda, cioè alla “imbattibile combinazione” di bianco e nero.

Come ha iniziato, dai cappelli al giornalismo di moda
Bill Cunningham si spostò da Boston a New York nel 1948, a 19 anni; dopo un semestre all’Università di Harvard decise che non era fatto per studiare. Iniziò a lavorare nel settore pubblicitario, ma poi cominciò a disegnare e realizzare cappelli, una sua passione fin da bambino, quando durante la messa – la sua era una famiglia cattolica – si distraeva guardando quelli indossati dalle donne. Per i suoi cappelli utilizzava lo pseudonimo nome William J., dato che era molto timido e discreto. Partecipò alla Guerra di Corea e poi tornò a New York (1950-1953), dove riprese a realizzare cappelli. Nel 1963 cominciò a lavorare come giornalista di moda per Women’s Wear Daily (WWD), dove litigò con il direttore John Fairchild su chi fosse il migliore stilista tra Yves Saint Laurent e André Courrèges; Fairchild, che era per Saint Laurent, aveva probabilmente ragione, ma Cunningham volle sempre mantenere la sua libertà, non accettò che gli fosse impedito di scrivere di Courrèges e lasciò WWD. Poi collaborò con il Chicago Tribune e con la rivista Details. Nel 1966 il fotografo David Montgomery gli portò una Olympus Pen-D da 35 dollari dicendogli di usarla «come un taccuino per appunti»: da allora Cunningham smise di scrivere di moda e iniziò a fotografarla.

Al New York Times
La collaborazione con il New York Times iniziò negli anni Settanta, anche se fu solo nel 1978 che Cunningham ottenne una sua rubrica: senza sapere chi fosse, aveva fotografato una donna in strada che aveva attirato la sua attenzione per una stola di pelliccia di nutria. Era l’attrice Greta Garbo, che allora aveva 73 anni. Quell’immagine fu il punto di partenza del primo numero di On the street, in cui fu pubblicata anche una fotografia di Marella Agnelli, pure lei in pelliccia.
greta_garbo_bill_cunningham_onthestreet Dall’account Instagram workforbillc gestito da John Kurdewan, assistente di Cunningham al New York Times

Il documentario Bill Cunningham New York
Nel 2010 il regista Richard Press realizzò un documentario sulla vita e il lavoro di Bill Cunningham: si intitola Bill Cunningham New York e dura circa due ore. Cunningham partecipò alla serata di presentazione del documentario su di lui (ne approfittò per scattare molte foto ai presenti), ma non assistette alla proiezione e pare che non abbia mai visto il film.

L’archivio e le lettere di Jacqueline Kennedy
Nel documentario Bill Cunningham New York si vede il piccolo appartamento in cui Cunningham ha vissuto gran parte della sua vita e dove conservava il suo enorme archivio di negativi: la maggior parte delle sue fotografie non è mai stata pubblicata, ma Cunningham ha voluto documentare ogni cosa che credeva avesse importanza. In Bill Cunningham on Bill Cunningham disse di sentirsi come qualcosa di più di un collezionista: un «conservatore di memorie». Quando a metà degli anni Settanta chiuse la boutique di New York Chez Ninon, dove le donne della famiglia Kennedy andavano ad acquistare i loro abiti, Cunningham recuperò alcune lettere inviate da Jacqueline Kennedy e Rose Kennedy (madre del presidente John Fitzgerald Kenndy) che la segretaria della boutique voleva buttare via per questioni di privacy e le conservò sempre.

Il “monaco” della moda
Nel mondo della moda Cunningham si distingueva per il carattere solitario e ritroso: era presente alle serate mondane per fotografare gli ospiti, ma non beveva o mangiava insieme alle persone che conosceva, per lui era solo lavoro. Spesso è stato descritto come un “monaco della moda”: preferiva restare da parte perché pensava che il lavoro del giornalista fosse quello di osservare. Quando il centro commerciale di prodotti di lusso Bergdorf Goodman dedicò alcune delle sue vetrine a una mostra delle sue fotografie e diede una festa in suo onore, Cunningham passò la serata fotografando gli altri ospiti.
Anche il suo stile di vita era piuttosto spartano: ha abitato quasi sempre in un piccolo appartamento senza cucina e col bagno in comune nel Carnegie Hall Tower, dove un tempo vivevano molti artisti (tra cui la fotografa Editta Sherman, che Cunningham ritrasse nella sua famosa serie Facades, di cui il Post ha pubblicato qualche immagine qui).
Dopo l’uscita di Bill Cunningham New York cominciò a lamentarsi del danno che il documentario gli aveva causato rendendolo famoso: le persone che per la strada gli chiedevano di fare un selfie insieme e disturbavano il suo lavoro. In Bill Cunningham on Bill Cunningham descrive il suo lavoro dicendo: «Il problema è che non sono un bravo fotografo. A essere onesti sono troppo timido, non abbastanza aggressivo. Cioè, per nulla aggressivo. Amavo semplicemente vedere donne vestite magnificamente, ed è ancora così. E questo è tutto».
Carnegie Hall Bill CunninghamBill Cunningham a una festa in suo onore al Waldorf Astoria di New York il 23 aprile 2012 (Brad Barket/Getty Images)

Un simbolo riconoscibile di New York
Riconoscere Bill Cunningham per le strade di New York era particolarmente facile: la sua bici, le scarpe nere e i pantaloni cachi, abbinati alla giacca blu da operaio (o, quando pioveva, al poncho nero riparato con lo scotch da elettricista) e alla macchina fotografica al collo, lo rendevano immediatamente riconoscibile. L’illustratrice del New Yorker Joana Avillez lo ha ritratto con tutti gli elementi della sua “divisa” in un disegno pubblicato su Instagram; l’attrice e scrittrice Lena Dunham lo ha ripubblicato raccontando di aver visto per la prima volta Cunningham in giro per New York quando aveva 7 anni.
Sul New Yorker Lauren Collins ha scritto che le rubriche di Cunningham sono un ritratto di New York in un dato momento, quanto potrebbe esserlo un saggio sociologico o un censimento. Al tempo stesso On the street è anche un “album di famiglia” della città. Ad esempio, il numero del 16 settembre 2001, la prima domenica dopo il crollo delle Torri Gemelle, raccoglieva immagini di bandiere e cartelli con scritte come WE ARE STRONGER NOW (“Siamo più forti adesso”) e fece sentire i newyorkesi tristi e orgogliosi.
bill_cunningham_disegno

La moda secondo Bill Cunningham
Nel 2002 Cunningham scrisse che per lui la moda contemporanea era più vitale e interessante di quanto fosse mai stata; dal tono entusiasta della sua voce nei video di On the street è probabile che abbia continuato a pensarla così. Cunningham diceva di amare la fotografia di strada perché gli permetteva di scoprire le risposte alle domande rimaste irrisolte alle sfilate; la sua rubrica era un modo per «permettere ai lettori di trovare informazioni su come indossare capi alla moda». Per Cunningham era sbagliato seguire solo le sfilate degli stilisti, che sono solo una parte della moda: per sapere davvero cosa le persone indossano bisogna anche andare agli eventi mondani e osservare la gente per strada. Un’altra delle sue idee sulla moda è che i “don’ts”, cioè i consigli su cosa non indossare, sono sbagliati e ognuno può vestirsi come preferisce.

Quelli che fotografò più spesso
Molte persone hanno ispirato Cunningham a lungo e sono state fotografate da lui più volte. Tra queste ci sono in particolare tre donne: la direttrice di Vogue America Anna Wintour, la giornalista di moda italiana Anna Piaggi (1931-2012) e Louise Doktor, una segretaria newyorkese con uno stile molto originale che Cunningham ha fotografato per 25 anni. La maggior parte delle persone che ritrasse più volte non era famosa, semplicemente si distingueva per il gusto nel vestire.
Un’altra donna fotografata spesso da Cunningham è la famosa collezionista, arredatrice di interni e imprenditrice Iris Apfel, diventata famosa per il suo stile quando era già molto anziana (ora ha 94 anni) proprio grazie a Cunningham.
Tra gli uomini che ha ritratto più volte ci sono il diplomatico nepalese e poi stilista Shail Upadhya (1937-2013), noto per i baschi e i completi sgargianti spesso decorati con i pois.
Shail Upadhya Shail Upadhya (Katy Winn/Getty Images for IMG)

Il momento migliore in cui scattare una foto
Secondo Cunningham era durante i temporali, o meglio ancora con la neve, quando le persone sono distratte, si concentrano per non finire dentro una pozzanghera e appaiono come sono veramente.
Durante l’intervista fattagli da Lauren Collins sul New Yorker Cunningham spiegò: «È meraviglioso, l’intera scena della moda cambia quando il vento soffia lungo i viali. Vedere scarpe da seicento o settecento dollari nella fanghiglia è proprio una scena particolare. Una bella bufera di neve e che foto!».