(Christopher Furlong/Getty Images)

I libri costano di più

Nell'ultimo anno il loro prezzo, in Italia, è aumentato per la prima volta dal 2011, dopo cinque anni di calo costante

(Christopher Furlong/Getty Images)

Gli editori italiani stanno alzando il prezzo dei libri, un modo per bilanciare il calo di vendite. È la prima volta che accade dal 2011, da quando – secondo il  Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2015 dell’AIE, l’Associazione Italiana Editori – i prezzi dei libri in Italia non hanno fatto altro che scendere. È possibile che l’inversione di tendenza sia incominciata già nel 2015. Quello che si sa oggi – basandosi sulla Book Weekly Overview dell’aprile 2016 della GFK, la più grande società di rilevazione del mercato editoriale presente in Italia – è che il prezzo medio dei libri in commercio è più alto di quanto non fosse un anno fa. L’aumento medio riguarda la quasi totalità degli editori sul mercato e la totalità dei formati, anche se in proporzioni diverse, a seconda della quota di mercato, dei successi del momento e delle politiche di prezzo attuate dagli editori.

Il dato si ricava dalla differenza tra i risultati in termini di fatturato nei primi quattro mesi dell’anno, che appaiono mediamente stabili rispetto all’anno precedente, e il numero di libri venduti che, invece, sono molti meno che nel 2015. Da gennaio ad aprile in Italia sono stati venduti 5 milioni 411 mila libri singoli, nello stesso periodo, l’anno scorso, erano stati 5 milioni 536 mila, cioè 125 mila di più – una differenza che proiettata sull’anno si traduce in quasi un milione di libri venduti in meno, 824 mila per la precisione. Eppure i soldi incassati, al netto di sconti e promozioni, sono cresciuti di 2 milioni 437 mila euro nei primi quattro mesi, che nell’arco dell’anno diventeranno 3 milioni 701 mila euro – se il mercato rimarrà stabile e non ci saranno aumenti ulteriori. Detto in altri termini: a un calo annuale del 3,2 per cento  in quanto a copie vendute corrisponderà una crescita dello 0,8 quanto a fatturato. GFK calcola, in particolare, che dal dicembre 2015 (come avevamo scritto, Natale è andato molto bene: +15 per cento) all’aprile 2016 il numero di libri venduti è calato del 2,3 per cento, ma gli incassi sono cresciuti del 3,6. L’unica spiegazione possibile – dal momento che si può escludere che all’improvviso si stiano vendendo solo i libri che costano tanto, viste le classifiche – è che gli editori stiano rispondendo al calo di vendita alzando i prezzi medi dei loro libri.

Dividendo il denaro incassato per il numero di libri venduti, è anche possibile calcolare che il costo medio di un libro nei primi quattro mesi del 2016 è 13,11 euro rispetto ai 12,38 dell’anno precedente. Ogni libro in commercio in Italia costerebbe, cioè, mediamente, 0,73 centesimi in più.

La tendenza riguarda quasi tutti gli editori, con l’eccezione di deAgostini che in controtendenza sembra avere aumentato le vendite (+6,2), ma perso fatturato (-3) e di Rizzoli che – su proiezione annua – perde sia per numero di copie (-8,7 per cento) che, di più, per fatturato (- 9,2). Gli altri, sempre su proiezione 2016, sembrano avere contenuto il calo di vendite facendo prezzi più alti: Mondadori perde il 10,2 per cento a volume ma solo il 3,2 di fatturato, il Gruppo Gems perde il 6,6 per cento di copie e il 6,2 di fatturato, Adelphi perde il 17,6 in copie ma il 13,9 in fatturato. L’aumento dei prezzi riguarda anche gli editori che hanno avuto risultati positivi: Sellerio guadagna molto in copie (+15,9 sull’anno) e ancora di più in fatturato (+16,9), Feltrinelli qualcosa in copie (+1,2) ma molto di più in incassi (+7,2), la stessa crescita di vendite registrata da Giunti, che però incassa un po’ meno (+5,2). Non è una politica soltanto dei grandi gruppi editoriali: anche i piccoli editori – i cosiddetti indipendenti – che occupano ormai intorno al 40 per cento del mercato (nel buon andamento sono determinanti le vendite di Elena Ferrante) cresceranno nel 2016 del 15,9 ma incasseranno il 16,9 in più.

Un altro dato che si ricava dall’analisi dei dati di GFK è che l’aumento del prezzo non si concentra in un settore particolare di mercato: riguarda sia gli hardcover, cioè le prime edizioni – che appaiono sostanzialmente stabili quanto a numero di copie vendute (solo 55 mila copie in meno nei primi quattro mesi) ma sono in crescita di fatturato di quasi 3 milioni di euro – che i paperback, cioè le edizioni tascabili a prezzi più bassi – che perdono qualcosa in volume, ma crescono un po’ in incassi, anche se la sproporzione, non essendo possibile alzare più di tanto i prezzi per i tascabili, alla fine dell’anno sarà poco evidente.

Va detto che i prezzi dei libri in Italia sono piuttosto bassi e scendono ininterrottamente dal 2011 (ne abbiamo scritto qui): negli ultimi cinque anni la minore incidenza dei costi industriali di stampa – con il digitale stampare costa sempre meno – e la crisi economica avevano spinto gli editori ad abbassare i prezzi. Da qualche tempo il processo sembra essersi interrotto e invertito e i prezzi dei libri stanno ricominciando a salire, e non di poco. È impossibile dire se sia perché i libri interessano a meno persone oppure perché gli interessati, pur meno di prima, sono disposti a pagarli di più. La cosa da sapere – leggendo il prossimo articolo che parla della tenuta del mercato del libro – è che questa tenuta si deve all’aumento dei prezzi ed è impossibile dire per quanto tempo questa politica pagherà.

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