(Carl Court/Getty Images)

Che cos’è la sindrome da visione al computer

Riguarda moltissime persone che passano le giornate a fissare uno schermo, ma basta qualche accorgimento per tenerla sotto controllo

(Carl Court/Getty Images)

Con la massiccia diffusione di smartphone e computer in buona parte del mondo, negli ultimi anni gli schermi sono diventati la cosa che osserviamo di più durante una giornata. Alle otto ore che molti passano davanti al PC al lavoro, se ne sono aggiunte almeno un altro paio trascorse a guardare il cellulare per vedere gli ultimi aggiornamenti sui social degli amici, un video di YouTube o la GIF del momento. Avere un affare davanti che emette luce per lungo tempo richiede una notevole ginnastica da parte dei nostri occhi, e in alcuni casi può portare alla “sindrome da visione al computer” (CVS), una condizione molto diffusa e che con intensità diverse riguarda tra il 70 e il 90 per cento delle persone che passano molto tempo davanti a uno schermo, spesso inconsapevoli di soffrirne.

Cos’è la sindrome da visione al computer
I sintomi della CVS sono vari e sono di tipo visivo, neurologico e muscolo-scheletrico; non si presentano necessariamente tutti insieme e variano molto da persona a persona, a seconda delle abitudini e del modo in cui si sta davanti al computer, la televisione o di come si utilizzano smartphone e tablet. Di solito chi soffre del disturbo dopo qualche ora davanti allo schermo dice di avvertire bruciore agli occhi, affaticamento della vista, mal di testa e dolori al collo dovuti alla posizione della testa per fissare il monitor. La CVS è solitamente transitoria e i suoi sintomi si attenuano con qualche ora di riposo, passata a debita distanza dagli schermi.

Finora l’analisi della CVS da parte dei ricercatori non è stata molto approfondita, anche se i primi studi sugli effetti degli schermi sulla visione umana risalgono a più di 65 anni fa. Nel 2015 è stata pubblicata un’interessante revisione degli articoli scientifici più significativi sull’argomento, in cui si ammette che a oggi non sono ancora chiare fino in fondo le cause fisiologiche della sindrome. Lo studio si conclude auspicando l’avvio di nuove ricerche per approfondire il tema, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo degli schermi di smartphone e tablet, disponibili solo da qualche anno e che richiedono una visione ancora più ravvicinata per essere utilizzati.

Occhi e computer
Nella CVS i sintomi che riguardano gli occhi sono i più frequenti: visione sdoppiata od offuscata, bruciore, prurito, rossore del bulbo oculare e secchezza. Si presentano di solito dopo due o tre ore di lavoro e in molti casi condizionano la resa di chi ne soffre, con un calo della concentrazione unita a sensazioni di ansia e disagio. Oltre a una predisposizione, se per esempio si hanno particolari difetti di vista, ci possono essere molte cause per questi sintomi:

• la luce emessa dagli schermi ha una forte componente blu, poco naturale e che affatica la vista;
• soprattutto sui monitor con scarsa risoluzione i caratteri non hanno contorni ben definiti, cosa che costringe gli occhi a provare costantemente a metterli a fuoco senza poterci riuscire completamente;
• istintivamente il nostro sguardo tende sempre a posarsi su punti più lontani per riposarsi, ma se abbiamo sempre uno schermo fisso davanti a noi questi movimenti diventano più complicati e faticosi da compiere per gli occhi.

Altre ricerche hanno rilevato che quando si osserva a lungo uno schermo si chiudono gli occhi con minore frequenza. In condizioni normali li apriamo e chiudiamo tra le 17 e le 20 volte al minuto, mentre quando lavoriamo al computer passiamo a 12-15 volte. Una minore frequenza nella chiusura delle palpebre può contribuire al senso di secchezza e affaticamento, e in alcune persone rende più probabile l’arrossamento.

Rimedi contro la CVS
Per quanto fastidiosa, la CVS porta a sintomi temporanei e non sono noti casi di danni nel lungo periodo, salvo che la persona interessata non avesse già di suo qualche problema di vista non diagnosticato. Alcuni oculisti descrivono la sindrome facendo l’analogia con i lavori fisici pesanti: così come si ha mal di schiena dopo una giornata passata in cantiere, si ha fastidio agli occhi dopo un giorno davanti al computer, ma se non ci sono altri problemi di salute dopo qualche ora di riposo passa tutto, sia per l’edile sia per l’impiegato. Ci sono comunque alcuni accorgimenti che possono aiutare a ridurre sintomi e fastidi dovuti alla CVS.

L’utilizzo di uno schermo ad alta definizione può rendere meno faticosa la lettura a video, grazie ai caratteri più definiti e al maggiore contrasto. Il monitor dovrebbe essere tenuto a una distanza di 50-70 centimetri dagli occhi, con il suo bordo superiore alla stessa altezza degli occhi, in modo da tenere la testa lievemente inclinata verso il basso. Molti tendono ad avvicinarsi o a tenere lo schermo molto più vicino, se notate di farlo spesso potrebbe essere utile una visita dall’oculista, per valutare un’eventuale miopia. La luminosità dello schermo deve essere di poco superiore a quella dell’ambiente circostante, e l’ambiente di lavoro dovrebbe essere non troppo luminoso e privo di riflessi che confondono la vista, obbligando gli occhi a fare sforzi maggiori.

Chi porta occhiali da vista può valutare l’utilizzo di lenti fatte apposta per la visione al computer: accentuano, di pochissimo, i toni caldi contrastando la luce fredda dello schermo. Ci sono anche software per rendere più gialla la luce emessa dai monitor e di recente Apple ha aggiunto un’opzione simile anche su iOS, il sistema operativo degli iPhone e degli iPad. Non ci sono ancora prove scientifiche convincenti circa l’utilità di questa soluzione, ma molte persone dicono di trovarsi meglio e di avvertire un minore affaticamento agli occhi. Esistono inoltre lenti da vista con una correzione lievemente più bassa nella loro parte inferiore: non sono multifocali vere e proprie, ma aiutano gli occhi dei miopi nell’aggiustamento della messa a fuoco quando si sposta lo sguardo da qualcosa di distante allo schermo.

La nostra vista si è evoluta in milioni di anni e per la maggior parte del tempo in contesti molto diversi da quelli attuali, in ambienti enormi e sconfinati con grandi orizzonti. La visione di cose a breve distanza ci è meno congeniale, almeno da un punto di vista biologico, e richiede quindi qualche accorgimento. Esempio: per dare un po’ di tregua agli occhi, ogni 20 minuti circa può essere utile osservare qualcosa a una decina di metri di distanza per almeno 20 secondi. Quando lo fate, potete approfittarne per alzarvi e muovervi un po’, il vostro collo ve ne sarà riconoscente.

Gli effetti di ore prolungate davanti al computer sono abbastanza noti perché studiati da tempo, mentre ci sono meno dati e ricerche sull’utilizzo di schermi mobili come quelli di smartphone e tablet. Hanno in media display più definiti rispetto a quelli dei monitor delle postazioni di lavoro, ma sono anche più piccoli e utilizzati in contesti dove non si possono tenere sotto controllo le condizioni di luce. Per vedere meglio, molti inclinano di 60 gradi circa la testa per avvicinarsi di più allo schermo, assumendo una posizione che porta a inarcare la schiena in modo anomalo che a lungo andare può causare la gobba. Per migliorare la postura, il consiglio è di tenere spalle e testa all’indietro mentre si usa lo smartphone, avvicinando il suo schermo alla faccia e non viceversa: comporta un piccolo sforzo in più per le braccia, ma la salute non ha prezzo, come dicono quelli.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.