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  • martedì 31 maggio 2016

I Golden State Warriors ce l’hanno fatta

La miglior squadra di basket della NBA ha vinto le semifinali dei playoff contro Oklahoma, dopo un'incredibile rimonta

Stephen Curry (Ezra Shaw/Getty Images)

Questa notte si è giocata gara-7 delle semifinali dei playoff NBA tra Golden State Warriors e Oklahoma City Thunder. La partita – che si è giocata a Oakland, in California, in casa dei Warriors – è stata vinta proprio dai Golden State Warriors per 96 a 88. Golden State ha portato così la serie sul 4-3, passando il turno e qualificandosi per le finali NBA che giocherà contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James, per il secondo anno consecutivo.

La vittoria di Golden State è notevole per diverse ragioni, soprattutto per come è arrivata. Fino a una settimana fa i Warriors sembravano spacciati: erano sotto nella serie contro i Thunder per 3-1 e solo nove volte nella storia della NBA una squadra era riuscita a ribaltare un simile svantaggio nei playoff; e sembrava anche che non avessero soluzioni contro il gioco di Oklahoma, una squadra molto talentuosa che aveva dato l’impressione di poter dominare fisicamente i suoi avversari.

Partiamo dall’inizio. Golden State è la squadra campione in carica della NBA. Lo scorso anno ha battuto in finale i Cleveland Cavaliers, che però avevano giocato senza due dei tre suoi giocatori più importanti, che erano fuori per infortunio. Quest’anno ha fatto la migliore stagione regolare della storia della NBA, vincendo 73 partite e superando il record dei Chicago Bulls di Michael Jordan della stagione 1995-1996 (record che sembrava imbattibile). Fino alla serie contro Oklahoma, i Golden State erano andati bene, nonostante gli infortuni di Stephen Curry, il giocatore più forte dei Warriors ed MVP della stagione regolare (l’MVP è il Most Valuable Player, il premio che viene dato al giocatore che si è dimostrato più importante per la sua squadra). Oklahoma arrivava invece da una serie sorprendente contro i San Antonio Spurs, una delle squadre favorite per vincere il torneo. In pochi avrebbero scommesso qualcosa su Oklahoma, visto com’era andata tra alti e bassi la stagione regolare. Nei playoff, comunque, i Thunder erano riusciti a sistemare i problemi che avevano avuto durante l’anno.

Dopo avere battuto per 4-2 San Antonio, Oklahoma aveva iniziato benissimo la serie contro i favoriti Golden State: aveva vinto gara-1 a Oakland. Poi aveva perso gara-2, sempre a Oakland, ma aveva vinto le due successive partite, giocate a Oklahoma, portando la serie sul 3-1 (è stata anche la prima volta in tutta la stagione che Golden State perdeva due partite consecutive). Ma soprattutto sembrava che Oklahoma avesse trovato il modo per fermare Golden State: dominando sotto canestro con i suoi giocatori più alti e grossi, come il neozelandese Steven Adams, e difendendo in maniera molto aggressiva sui più piccoli, rovinando loro le percentuali di tiro da tre punti. Le difficoltà di Golden State erano anche legate alle non eccezionali prestazioni di due dei suoi migliori giocatori: Steph Curry, condizionato da alcuni guai fisici, e Draymond Green, praticamente inesistente in attacco e con diverse difficoltà anche in difesa.

Da gara-5 le cose però sono cambiate. Oklahoma aveva tre partite a disposizione per chiudere la serie e le ha perse tutte e tre. Il gioco di Golden State è migliorato partita dopo partita: in gara-5 è sembrato che Oklahoma potesse chiudere la serie, ma Golden State ha rimontato negli ultimi minuti dopo avere giocato così così. In gara-6 – giocata a Oklahoma – i Warriors si sono salvati per una prestazione straordinaria di Klay Thompson, nel complesso il miglior giocatore dei Warriors in questa serie: Thompson ha segnato 11 canestri da tre, alcuni dei quali di una difficoltà notevole (senza ritmo, fuori equilibrio, con il difensore attaccato, eccetera). Anche Steph Curry e Andre Iguodala hanno contribuito alla vittoria: Curry ha fatto delle grandi giocate nell’ultimo quarto della partita, per esempio la penetrazione in area a 15 secondi dalla fine con la difesa di Serge Ibaka, molto più grosso di lui; Iguodala ha difeso con grande aggressività su Kevin Durant, il miglior attaccante di Oklahoma insieme a Russell Westbrook.

In gara-7 Golden State e Oklahoma hanno cominciato piano, forse per la tensione della partita, ha scritto ESPN. Oklahoma è partita meglio, perché è la miglior squadra della lega per rimbalzi in attacco: anche se sbaglia il primo tiro, spesso riesce a gestire un secondo possesso palla senza dover tornare in difesa. Golden State ha fatto fatica a trovare gli spazi in attacco e in generale il punteggio alla fine del primo tempo non è stato altissimo. Nel secondo tempo i Warriors hanno cominciato a tirare molto meglio, soprattutto da tre, e Curry ha cominciato a giocare ai suoi livelli migliori: in tutta la partita ha fatto 36 punti con 7 canestri su 12 tentativi da tre punti; e quando c’era in campo lui Golden State ha fatto registrare un +18 di parziale sugli avversari. Oklahoma ha mostrato i problemi che l’avevano resa una squadra di alti e bassi durante tutta la stagione regolare: pochi giocatori in grado di dare il cambio ai titolari e una predisposizione a farsi rimontare negli ultimi minuti di una partita, tra le altre cose.

Gara-1 delle finali NBA si giocherà a Oakland alle 4 della notte italiana tra giovedì e venerdì, e sarà trasmessa da Sky Sport 2. Qui c’è il calendario completo delle partite della serie finale tra Golden State e Cleveland.

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