Sergio Ramos, capitano del Real Madrid, mentre alza la coppa (Shaun Botterill/Getty Images)
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  • sabato 28 Maggio 2016

Il Real Madrid ha vinto la Champions League

L’undicesima nella sua storia e la seconda vinta in finale contro i rivali dell’Atletico Madrid, questa volta ai calci di rigore

Sergio Ramos, capitano del Real Madrid, mentre alza la coppa (Shaun Botterill/Getty Images)

Il Real Madrid ha vinto l’undicesima Champions League della sua storia dopo aver battuto l’Atletico Madrid ai calci di rigore. I tempi regolamentari si sono conclusi con il risultato di 1 a 1, con gol di Sergio Ramos per il Real e Ferreira Carrasco per l’Atletico. Ai calci di rigore il Real non ne ha sbagliato nemmeno uno, mentre all’Atletico è bastato un solo errore, quello di Juanfran. Il rigore della vittoria è stato calciato da Cristiano Ronaldo. È la seconda volta in tre anni che il Real Madrid vince una finale di Champions League battendo in finale l’Atletico Madrid.

Il Real Madrid è andato in vantaggio al 15esimo minuto del primo tempo grazie ad un gol di Sergio Ramos, che però si trovava leggermente oltre la linea del fuorigioco quando ha toccato la palla, partita da un calcio di punizione di Toni Kroos deviato di testa da Gareth Bale. Per tutto il primo tempo l’Atletico non si è mai reso veramente pericoloso e ha tirato in porta solo con Antoine Griezmann dal limite dell’area di rigore. Prima di segnare il gol del vantaggio, il Real aveva avuto l’unica grande occasione del primo tempo con una deviazione di Benzema a pochi centimetri dalla porta, parata istintivamente da Jan Oblak.

Meno di cinque minuti dopo l’inizio del secondo tempo, l’arbitro inglese Mark Clattenburg ha fischiato un calcio di rigore a favore dell’Atletico per un fallo in area di Pepe su Fernando Torres, che però Griezmann ha sbagliato calciando sulla traversa. Per la mezz’ora successiva la partita è stata simile a quella vista nel primo tempo. Al 78esimo minuto il Real si è trovato due volte davanti alla porta di Oblak, prima con Lucas Vazquez, poi con Cristiano Ronaldo e Bale, senza però riuscire a segnare. Nell’azione successiva, nonostante il momento di difficoltà, l’Atletico ha pareggiato con Ferreira Carrasco, che è riuscito a deviare in porta un cross di Juanfran dalla fascia destra del campo.

La partita è proseguita poi ai tempi supplementari, dove la stanchezza dei giocatori ha causato un calo generale delle prestazioni delle due squadre. Ai calci di rigore, l’unico errore è stato quello di Juanfran dell’Atletico Madrid.

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La finale di Champions League è questa sera allo stadio San Siro di Milano. La giocano Real Madrid e Atletico Madrid ed è la seconda volta in tre anni in cui le due squadre giocano contro in finale: nel 2013 il Real Madrid vinse una partita incredibile, pareggiando al 93esimo minuto e poi segnando 3 gol nei tempi supplementari. Ma era un altro Real Madrid, mentre l’ossatura e le prestazioni dell’Atletico Madrid sono rimaste più o meno le stesse: motivo per cui quest’anno l’Atletico Madrid è leggermente favorito, almeno a sentire giornalisti e osservatori che si occupano di calcio. Come ad ogni recente partita fra Real Madrid e Atletico Madrid, inoltre, attorno ci sono un sacco di storie: la squadra più ricca e titolata di Spagna, fra le due-tre più famose al mondo e storicamente legata alla monarchia – il Real Madrid – contro la “squadra B” di Madrid, che in Serie B ci è stata per davvero, è stata fondata da studenti baschi e ha sempre avuto meno seguito e soldi per costruire la squadra.

La partita fra Real Madrid e Atletico Madrid inizierà alle 20.45, sarà arbitrata dal 41enne britannico Mark Clattenburg e in caso di parità sono previsti due tempi supplementari ed eventualmente i calci di rigore.

L’Atletico Madrid di Simeone

È una delle squadre più efficaci in circolazione, il cui modo di giocare sta influenzando quello di diverse altre squadre in tutta Europa: un 4-4-2 dove tutti i giocatori pressano gli avversari nei momenti giusti, a intervalli, e che si muove compatto in mezzo al campo per tutti i 90 minuti, senza mai scomporsi – come se i calciatori fossero tutti legati tra loro con una corda invisibile. La dimostrazione che Simeone guarda più al gioco complessivo che ai singoli interpreti la dà il mercato degli ultimi anni: ogni estate l’Atletico Madrid ha sempre venduto i propri giocatori migliori per comprare giovani talenti o giocatori solo parzialmente affermati, riuscendo comunque a restare ad alti livelli. Stasera, ad esempio, il centravanti titolare sarà Fernando Torres, che ha 32 anni ma in molti consideravano bollito già da tre-quattro stagioni (l’anno scorso è anche passato per sei mesi dal Milan, dove ha segnato un solo gol). Il centravanti titolare di inizio stagione, il colombiano Jackson Martinez, è stato ceduto in Cina a gennaio dopo un’offerta da 42 milioni di euro.

In generale l’Atletico subisce pochissimi gol, vince la maggior parte dei contrasti – che vuol dire molte palle recuperate e poche perse – e Simeone ha abituato i giocatori a non rilassarsi mai, neppure per un secondo, e a commettere falli tutte le volte che la situazione lo richiede, cioè quando la disposizione tattica non è riuscita a fermare gli avversari. Nei cinque anni della gestione Simeone, la squadra ha giocato 256 partite, fra campionato, coppa, Champions ed Europa League, e per 135 volte – più della metà delle partite – è riuscito a non prendere gol.

 

I giocatori simbolo di questa squadra sono il difensore Diego Godín – che segnò l’unico gol dell’Atletico Madrid nella finale di due anni fa – l’esperto centrocampista Gabi, il capitano della squadra, e Antoine Griezmann, 25enne attaccante esterno francese che in questa stagione ha già segnato 32 gol. Tutti e tre sono giocatori funzionali allo schema della squadra: un difensore fortissimo di testa e nei contrasti uno contro uno, un mediano intelligente e un attaccante rapido e bravo in contropiede. Ma l’Atletico Madrid non è bravo solo a difendersi e a ripartire: contro squadre particolarmente disordinate o che lo lasciano un po’ giocare, riesce anche a temporeggiare fra difesa e centrocampo per poi lanciare all’improvviso gli attaccanti, con rapidi passaggi in verticale.

In generale, per usare un’espressione un po’ abusata ma calzante, la caratteristica principale dei giocatori dell’Atletico Madrid è che “non mollano mai”. Rimangono sempre concentrati e grintosi per tutta la partita: un atteggiamento che è stato sintetizzato nella parola “cholismo”, dal soprannome da giocatore di Diego Simeone (cholo in Argentina vuol dire “meticcio”). Alcuni commentatori però hanno fatto notare che alla lunga il loro particolare modo di giocare potrebbe aver sfibrato i giocatori dell’Atletico: rimasto in ballo fino alla fine in campionato, ha concluso al terzo posto a tre punti dal Barcellona primo in classifica dopo aver perso l’8 maggio contro il Levante già retrocesso.

Il Real Madrid di Zidane

La stagione in corso è stata una delle più strane degli ultimi anni. La scorsa estate il presidente Florentino Perez decise di mandare via l’allenatore Carlo Ancelotti dopo che in due anni aveva vinto quattro trofei, fra cui una Champions League e un Mondiale per club. Al suo posto venne chiamato Rafa Benítez, reduce da tre stagioni con vari alti e bassi al Napoli. La scelta di Benítez è stata quasi disastrosa: nella prima parte di stagione il Real Madrid ha vinto “solo” 11 partite su 18 – in Spagna il divario fra le 5-6 squadre di prima fascia e il resto delle altre è molto molto ampio – giocando peraltro in modo molto confuso. La partita più significativa della gestione Benítez è probabilmente quella giocata in casa contro il Barcellona il 21 novembre 2015, durante la 12esima giornata di campionato. Il Real Madrid non entrò praticamente mai in partita, lasciando dominare il Barcellona, che vinse per 4-0. Benítez durò ancora un mese, poi fu esonerato dopo un 2-2 contro il Valencia (in quella partita il Real Madrid si fece recuperare per due volte).

Dalla 19esima giornata Benítez è stato sostituito dal 43enne ex Pallone d’Oro Zinédine Zidane, che all’epoca allenava la squadra delle riserve del Real Madrid. Dall’arrivo di Zidane le cose sono migliorate, ma nemmeno troppo: in campionato il Real Madrid ha battuto diverse squadre di basso livello, ha vinto a fatica e a sorpresa contro Barcellona e Valencia e ha perso proprio contro l’Atletico Madrid alla 26esima giornata. Pur restando in corsa fino alla fine per vincere il campionato, è arrivato secondo a un punto dal Barcellona. In Champions League, il Real Madrid è arrivato in finale rischiando molto ad ogni turno ad eliminazione diretta: agli ottavi ha battuto la Roma soprattutto grazie a due gran gol di Cristiano Ronaldo, uno nella partita di andata e uno in quella di ritorno. Ai quarti ha perso 2-0 in casa del Wolfsburg e al ritorno è riuscito a vincere solo grazie a una grandissima partita di Cristiano Ronaldo, che ha segnato i tre gol del 3-0 finale. In semifinale, le due partite col Manchester CIty – in crisi almeno da aprile – sono state fra le più noiose di tutta l’edizione della Champions League: alla fine il Real Madrid è passato grazie a un autogol del centrocampista Fernando nella partita di ritorno.

Nel mezzo, il Real Madrid non ha migliorato più di tanto il suo gioco, fatto perlopiù di iniziative individuali e spesso dipendente dalla vena di Cristiano Ronaldo: Zidane è riuscito comunque a tenere assieme il gruppo, e in questi mesi si è guadagnato la fama di buon “gestore” dello spogliatoio (cosa che a Benítez per esempio non era riuscita).

I due più in forma: Ronaldo e Griezmann

Ronaldo ha giocato un’altra stagione sui livelli delle precedenti (da cinque anni ormai segna più di 50 gol a stagione): al contrario delle scorse stagioni, però, Ronaldo è riuscito a essere spesso decisivo con le sue giocate, e di conseguenza in qualche modo a “nascondere” i problemi più evidenti della sua squadra. Nella partita di andata degli ottavi di finale di Champions League contro la Roma, per esempio, il Real venne messo in difficoltà dall’organizzazione tattica della Roma e da una certa confusione nei suoi schemi (Zidane era arrivato da poco più di un mese). La partita si sbloccò in favore del Real Madrid solo al 57esimo, quando Ronaldo prese palla sulla fascia sinistra nella tre quarti di campo, scartò Florenzi con un colpo di tacco e tirò a giro sul palo lontano: un gran gol, creato praticamente dal nulla. Stasera comunque non sarà affatto semplice, per Ronaldo: nelle ultime cinque partite che ha giocato contro l’Atletico Madrid, non è riuscito a segnare neppure un gol.

Fino a due anni fa, Antonie Griezmann era considerato “solo” un eccellente attaccante esterno. Nelle ultime due stagioni, invece, è ulteriormente migliorato, adattandosi a giocare nell’attacco a due del 4-4-2 di Simeone: in 106 partite giocate negli ultimi due anni ha segnato 57 gol, praticamente uno ogni due partite. Fra poco lo vedremo anche nella Francia che giocherà gli Europei: è l’unico attaccante francese davvero sicuro del posto da titolare nella rosa francese.

Come giocheranno Real Madrid e Atletico Madrid

Nessuna delle due squadre ha grossi problemi di infortuni: nel Real Madrid mancherà il giovane difensore francese Raphaël Varane, che in mezzo alla difesa sarà sostituito da Pepe. A centrocampo e in attacco giocheranno i soliti: Toni Kroos, Casemiro e Luka Modrić in mezzo al campo, e davanti Cristiano Rolando, Gareth Bale e Karim Benzema. Anche l’Atletico Madrid giocherà con la sua formazione-tipo di quest’anno. Sulla fascia destra di centrocampo sarà interessante osservare la partita del 21enne spagnolo Saúl Ñíguez, che da novembre a oggi in campionato ha saltato una sola partita. Il suo finale di stagione è stato di così alto livello che l’allenatore della nazionale spagnola Vicente del Bosque l’ha inserito nei 25 pre-convocati per gli Europei, nonostante in precedenza non fosse mai stato convocato.

Il gran gol di Saúl contro il Bayern Monaco nella semifinale d’andata

Dove vedere la partita

La finale di Champions League di questa sera sarà trasmessa in chiaro su Canale 5 (il collegamento inizierà già dalle 20.30 e la partita si potrà vedere anche in diretta streaming su Mediaset.it).