(Mario Tama/Getty Images)
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  • martedì 3 maggio 2016

In Brasile anche il capo dell’opposizione è accusato di corruzione

La procura ha chiesto l'apertura di un'indagine contro Aécio Neves, sempre per una presunta storia di tangenti

(Mario Tama/Getty Images)

Lunedì 2 maggio il procuratore generale del Brasile, Rodrigo Janot, ha chiesto alla Corte Suprema del paese l’apertura di un’indagine per corruzione e riciclaggio di denaro contro Aécio Neves, senatore, leader dell’opposizione e candidato alle elezioni presidenziali del 2014. Il giorno dopo lo stesso procuratore ha chiesto do poter avviare un’inchiesta per corruzione contro Inácio Lula da Silva, tre ministri di Dilma Rousseff e altre 27 politici.

Neves – che è anche uno dei principali sostenitori della procedura di impeachment della presidente Dilma Rousseff approvata dalla Camera bassa lo scorso 18 aprile – è accusato di essere coinvolto nel grosso scandalo di corruzione Petrobras. Secondo la legge brasiliana, la Corte Suprema deve autorizzare qualsiasi indagine formale verso un membro del Congresso. La richiesta della procura si basa sulle dichiarazioni di Delcídio Amaral, ex capo del gruppo al Senato del Partito dei Lavoratori (PT, al potere) che ha accettato di collaborare con la giustizia dopo essere stato coinvolto, accusato e detenuto per tre mesi relativamente al caso Petrobras.

Petrobras è la grande azienda petrolifera pubblica del Brasile e una delle più grandi società al mondo del settore (il suo fatturato corrisponde al PIL di una piccola nazione ed è considerata una delle principali imprese dell’economia brasiliana, oltre che un’importante fonte di entrate per il governo). Circa due anni fa i giudici hanno scoperto un vasto sistema di corruzione che ha messo nei guai sia la società che il governo. Nell’inchiesta – aperta nel marzo del 2014 – sono coinvolte decine di persone: vari ex alti dirigenti di Petrobras (alcuni dei quali già condannati) e altre aziende brasiliane per la costruzione e i lavori pubblici (BTP) oltre a diversi politici che appartengono soprattutto al Partito dei Lavoratori, quello della presidente Dilma Rousseff, ma anche al PMDB e al Partito progressista (PP, di destra). Al centro dello scandalo ci sono appalti, distrazioni illecite di fondi pubblici e scambi di tangenti. Gli ex dirigenti di Petrobras sono accusati di aver gonfiato contratti da centinaia di milioni di euro con alcune società di costruzioni (le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici, BTP) per realizzare infrastrutture petrolifere al largo delle coste brasiliane. In cambio i partiti avrebbero ricevuto tangenti e finanziamenti illeciti.

Nella sua testimonianza, il senatore Amaral ha detto agli investigatori che Neves, in particolare, avrebbe beneficiato «senza alcun dubbio» di un giro di corruzione e tangenti costituito all’interno della società elettrica pubblica Furnas e di alcune BTP. Amaral accusa Neves anche di aver cercato di nascondere dei dati bancari che dimostrerebbero il suo coinvolgimento nel sistema chiamato dai giornali “scandalo del mensalão” quando era governatore dello Stato di Minas Gerais dal 2003 al 2010: mensalão vuol dire “mensile” e si riferisce a un corrispettivo mensile di denaro dato ad alcuni politici perché venissero votati dei particolari progetti. A quel tempo era presidente Lula da Silva.

Secondo il procuratore, anche Lula da Silva è coinvolto nell’ambito di un nuovo filone delle indagini sul caso di corruzione Petrobras: l’ex presidente era stato nominato qualche mese fa a capo di gabinetto del governo Rousseff (guadagnando l’immunità) e era già indagato per corruzione e riciclaggio. Il procuratore ha aggiunto due nuove accuse e ha dichiarato che «questa organizzazione criminale non avrebbe mai potuto lavorare per così tanti anni e in modo così diffuso e aggressivo nell’ambito del governo federale senza che l’ex presidente Lula non partecipasse» ha detto il procuratore generale. A seguito delle dichiarazioni di Amaral la procura ha chiesto di poter avviare anche diverse altre inchieste contro, ad esempio, il ministro delle Comunicazioni sociali e ex tesoriere della campagna elettorale di Rousseff Edinho Silva (PT), il presidente della Camera, Eduardo Cunha, già indagato e sul cui ruolo è atteso un voto del senato la prossima settimana, e il presidente del Senato, Renan Calheiros, entrambi del PMDB.

La situazione politica e economica del Brasile è molto delicata e complicata, da mesi: il paese sta attraversando la crisi peggiore dagli anni Trenta, si è diffusa un’epidemia del virus Zika, ci sono state grandi manifestazioni di protesta contro il governo, quest’estate arriveranno persone da tutto il mondo per le Olimpiadi e il 18 aprile oltre due terzi dei deputati della Camera bassa hanno votato a favore dell’impeachment dell’attuale presidente Dilma Rousseff. Ora spetterà al Senato votare sull’impeachment: prima con un voto a maggioranza semplice che potrebbe portare a una sospensione temporanea di Rousseff e poi, dopo i 180 giorni previsti per le discussioni in Senato, con un voto definitivo a maggioranza dei due terzi. Se Rousseff venisse rimossa dall’incarico sarebbe almeno in teoria sostituita dal vicepresidente Michel Temer, ora uscito dalla coalizione e in passato suo alleato. Anche Temer è però coinvolto nell’inchiesta su Petrobras. Toccherebbe allora al presidente della Camera bassa Eduardo Cunha, ma anche la sua situazione potrebbe complicarsi.

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