(AP Photo/Wilfredo Lee)

Un dibattito fra Repubblicani “diverso”

Per la prima volta non ci sono stati insulti e attacchi personali: Rubio ha fatto una buona figura, gli altri hanno tenuto botta

(AP Photo/Wilfredo Lee)

Nella notte fra giovedì 10 e venerdì 11 marzo si è tenuto il 12esimo dibattito fra i candidati Repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti. Dopo qualche settimana di scrematura, sono rimasti quattro candidati: il controverso imprenditore Donald Trump, che finora ha vinto in più della metà degli stati in cui si sono tenute le primarie, il senatore del Texas Ted Cruz, quello della Florida Marco Rubio e il governatore dell’Ohio John Kasich. Nonostante quello di stanotte fosse l’ultimo dibattito prima di un importante e forse decisivo nuovo giro di votazioni – il 15 marzo si vota in Florida e Ohio, due stati molto popolati e “di casa” per Rubio e Kasich – il dibattito, organizzato da CNN, è stato molto più civile e posato del solito, un po’ a sorpresa (nel dibattito precedente, a un certo punto si era persino parlato della lunghezza del pene di Trump). Anche Trump se n’è accorto: a un certo punto, con un tono molto mite, ha detto: «siamo tutti sulla stessa barca. troveremo delle soluzioni, delle risposte ai problemi. E per il momento non riesco a credere quanto siamo stati civili quassù».

È stata complessivamente una buona serata per Rubio – che giocava in casa, con un pubblico nettamente dalla sua parte: il dibattito si è tenuto all’università di Miami, in Florida – mentre Trump e Cruz hanno cercato di mostrarsi più “presidenziali” del solito, lasciando perlopiù da parte insulti e attacchi personali. Rubio aveva comunque l’assoluta necessità di farsi notare, ieri sera: finora ha vinto solamente in due stati in cui si sono tenute le primarie – Minnesota e Porto Rico – e nei sondaggi è molto indietro a Trump persino in Florida.

In uno dei rari momenti in cui due candidati si sono scambiati delle battute, Trump ha interrotto una risposta di Cruz alla domanda su come farebbe a convincere gli elettori di Trump a votare per lui, in caso riuscisse a ottenere la nomination. Trump ha si è avvicinato al microfono e ha detto rivolto a Cruz: «nominami presidente». Cruz ha risposto: «Donald, sarai il benvenuto se vorrai fare il presidente dello Smithsonian [un importante istituto di ricerca e divulgazione sostenuto dal governo]».

Nel corso del dibattito si è comunque insistito molto su temi più concreti del solito: si è parlato ad esempio di cambiamento climatico, conflitto israelo-palestinese, welfare e tasse sulle importazioni. Rubio ha ottenuto l’applauso più convinto della serata quando ha parlato di cosa intende fare per normalizzare le relazioni con Cuba – per esempio ha preteso che in un ipotetico nuovo accordo Cuba accetti libere elezioni e smetta di incarcerare i dissidenti – e secondo diversi commentatori in generale ha dato risposte molto più realiste di Trump senza per questo essere insultato o deriso. Rubio ha spiegato ad esempio che bisogna collaborare assieme ai musulmani moderati per combattere quelle radicali mentre Trump –  che poco prima aveva detto che «molti» dei 1,6 miliardi di musulmani presenti nel mondo odiano l’America – si è dimostrato ancora molto fragile sulle sue proposte politiche: a un certo punto Cruz lo ha attaccato sulla sua proposta di lasciare il sistema pensionistico così com’è, Trump ha risposto vagamente: «farò tutto quello che è in mio potere per lasciare intatto il sistema, rendere di nuovo ricco il paese, creare nuovi posti di lavoro, abbassare i deficit, tagliare gli sprechi, le speculazioni e gli abusi, che in questo paese sono in aumento».

E quando gli è stato fatto notare che mentre oggi si lamenti delle leggi sul lavoro, in passato abbia impiegato molti dipendenti stranieri, Trump ha spiegato: «sono un imprenditore. Posso farlo, e quindi me ne approfitto. È la legge. Nessun altro su questo palco sa come cambiarle più del sottoscritto, credetemi». Il giornalista politico del Washington Post Chris Cillizza ha paragonato le risposte di Trump sulla politica concreta a quando uno si presenta impreparato a un’interrogazione scolastica.

I quattro candidati hanno poi avuto qualche difficoltà ad affrontare il tema del cambiamento climatico, ancora molto poco popolare nel loro elettorato. Rubio in particolare ha dato una risposta molto articolata e un po’ debole, cercando di non deludere né i Repubblicani moderati – che ammettono che il problema esiste, e che bisogna fare qualcosa – né quelli più radicali, che negano che il clima stia cambiando per effetto dell’uomo.

Nonostante la sua candidatura sia molto a rischio – i sondaggi dicono che persino in Ohio ha un vantaggio molto ridotto su Trump – John Kasich ha tenuto il solito atteggiamento composto e misurato, senza attaccare gli altri candidati o alzare mai la voce. In particolare, è stato l’unico fra i quattro che ha ammesso di non essere in grado di poter fornire un piano dettagliato che preveda la pace in Israele e Palestina, preferendo parlare di un programma che abbassi la tensione giorno per giorno.

Il 12 marzo sono previste le primarie sotto forma di caucus in Guam e nel District of Columbia. Il 15 marzo si voterà invece – oltre che in Ohio e in Florida – anche in Missouri, North Carolina, Illinois e nelle isole Marianne settentrionali.

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