Donald Trump e Marco Rubio. (Chip Somodevilla/Getty Images)

Il surreale dibattito tv tra i Repubblicani

Gli avversari di Donald Trump lo hanno attaccato dall'inizio alla fine, ne è venuta fuori una specie di lunga rissa verbale con toni e argomenti da scuole medie

di Francesco Costa – @francescocosta
Donald Trump e Marco Rubio. (Chip Somodevilla/Getty Images)

«Ha criticato le mie mani. Nessuno ha mai criticato le mie mani. Guardatele. Sono mani piccole? Rubio ha criticato le mie mani per dire che se sono piccole, allora qualcos’altro dev’esser piccolo. Vi garantisco che non c’è alcun problema. Ve lo garantisco». Una delle prime frasi pronunciate da Donald Trump nel dibattito di stanotte organizzato a Detroit da Fox News tra i candidati Repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti è un buon punto di partenza per capire tenore e tono della serata. Il Washington Post l’ha messa così: «Sono successe così tante cose incredibili in questa campagna elettorale che è difficile tenere il conto o sorprendersi ancora. Ogni tanto, però, succede qualcosa che ti fa fermare, fare un passo indietro e rendere conto di quanto questa campagna sia assurda».

Era stato Marco Rubio, senatore della Florida, a prendere in giro qualche giorno fa Donald Trump per le dimensioni delle sue mani (si racconta da anni che Trump abbia il complesso di avere le mani piccole). Rubio è stato considerato a lungo il candidato Repubblicano più eleggibile: piace alla destra del partito ma anche al suo establishment, è relativamente giovane, ha una storia personale affascinante (è figlio di immigrati cubani scappati dal regime di Batista) e sull’immigrazione ha posizioni più ragionevoli dei suoi colleghi. Il suo cammino fin qui alle primarie è stato però deludente: è andato molto bene in Iowa, molto male in New Hampshire, e per il resto si è barcamenato tra il secondo e il terzo posto. Da qualche tempo ha cominciato ad attaccare Trump a ogni occasione, dato che non resta molto tempo per tentare di fermare la sua candidatura alla Casa Bianca.

La stessa consapevolezza ha portato giovedì Mitt Romney, ex candidato Repubblicano alla Casa Bianca, a pronunciare un durissimo discorso contro Donald Trump, definito «una fregatura»: e il dibattito serale ha mantenuto toni del genere per la sua intera durata, somigliando per lunghi tratti a una rissa verbale piuttosto che a una discussione. Jamie Johnson, stratega Repubblicano già collaboratore del governatore del Texas Rick Perry, ha scritto così durante la trasmissione:

Anche Ted Cruz, senatore del Texas molto di destra, ha attaccato Donald Trump accusandolo di non essere abbastanza conservatore, ricordando quando si definiva Democratico, finanziava i Clinton e diceva di essere favorevole al diritto di scelta della donna sull’aborto. Il paradosso infatti è che pur di attaccare Trump, i suoi sfidanti Rubio e Cruz si schierano spesso su posizioni persino più estreme delle sue – in un altro momento del dibattito Rubio ha accusato Trump di aver difeso Planned Parenthood, un’organizzazione di cliniche private che offre tra le altre cose la possibilità di interrompere una gravidanza – oppure lo irridono con le stesse tecniche da professionista dei talk show che Trump sa usare benissimo. Rispondendo a Trump che lo stava interrompendo, Cruz ha detto a un certo punto: «Respira, respira, respira». Trump: «Sto respirando, Ted». Cruz: «Puoi farcela. Respira. Lo so che è complicato. Lo so che è complicato». Rubio si è inserito: «Quando hanno finito di fare yoga, posso dire una cosa?». Cruz: «Spero davvero di non vedere nessuno fare yoga su questo palco». Rubio: «Beh, Trump è molto flessibile, non si sa mai». Trump qualche minuto prima si era difeso dall’accusa di aver cambiato idea su molti temi definendosi «flessibile».

La «flessibilità» di Trump è stato uno dei principali temi del dibattito televisivo, anche perché i moderatori di Fox News in più di un’occasione hanno chiesto a Trump chiarimenti sulle sue posizioni politiche mutevoli e hanno mostrato video delle sue posizioni precedenti su temi come la guerra in Iraq, l’aborto e l’immigrazione. Sull’immigrazione, poi, c’è un’altra questione da qualche giorno: BuzzFeed ha scritto di aver avuto indicazioni che Donald Trump, durante una conversazione a porte chiuse con i giornalisti del New York Times, avrebbe detto che la sua proposta di deportare tutti gli 11 milioni di immigrati irregolari presenti negli Stati Uniti è solo la posizione di partenza di un negoziato, e non qualcosa che intende davvero fare. Trump ha detto che non ha intenzione di diffondere dettagli su cosa è stato detto in una conversazione a porte chiuse.

In un dibattito particolarmente povero sul fronte delle discussioni concrete, e che a tratti è sembrato più una performance, il fatto politico più rilevante è probabilmente l’impegno che si sono assunti sia Marco Rubio che Ted Cruz e John Kasich, il governatore dell’Ohio: se Donald Trump dovesse vincere le primarie del Partito Repubblicano, loro sosterranno la sua candidatura.

Diversi giornali hanno fatto commenti desolati sui toni del dibattito, con l’eccezione dello stesso Kasich, che ha cercato di tenersi il più lontano possibile dalla rissa. «Il tono è stato più simile a quello usato nel cortile di una scuola», ha scritto il Guardian, «rispetto a quello di una discussione concreta. La serata ha oscillato tra una gara di urla e un’occasionale discussione su cose più significative». Molti concordano nel dire che Trump è stato a lungo sulla difensiva – «Trump sotto assedio» è il titolo di Politico – ma nessuno è convinto che quanto accaduto possa davvero cambiare gli equilibri della campagna elettorale: non ci sono stati momenti decisivi. «Per mesi Donald Trump ha attaccato furiosamente i suoi avversari», ha scritto il Wall Street Journal, «mentre Marco Rubio e Ted Cruz cercavano di stare lontani dalla rissa per apparire pragmatici e presidenziali. Giovedì sera i ruoli si sono ribaltati. Trump, ormai il favorito, sembrava volesse già iniziare la campagna per le elezioni di novembre. Rubio e Cruz lo hanno attaccato per impedirglielo. Nessuno è riuscito davvero a fare quello che voleva. Il quarto candidato sul palco, il governatore moderato John Kasich, di tanto in tanto ha scosso la testa e sembrava chiedersi se non fosse entrato nella stanza sbagliata».

Le primarie del Partito Repubblicano proseguono il 5 marzo, quando si voterà in Kentucky, Kansas, Louisiana e Maine, ma la giornata decisiva sarà probabilmente il 15 marzo: si voterà in stati popolosi come Florida (lo stato di Rubio), Ohio (lo stato di Kasich), Illinois, Missouri e North Carolina, e quasi tutti assegneranno i delegati col sistema maggioritario. Rubio e Cruz potrebbero rimontare lo svantaggio accumulato fin qui da Trump, per esempio, oppure Trump potrebbe ottenere un distacco che a quel punto sarebbe difficilmente colmabile. Il prossimo dibattito televisivo tra i candidati Repubblicani si terrà il 10 marzo a Miami, in Florida. I candidati rimasti in corsa sono i quattro che hanno partecipato al dibattito di stanotte: un quinto candidato, l’ex neurochirurgo nero Ben Carson, era politicamente fuori dai giochi da settimane, non ha partecipato al dibattito di Fox e ha detto di star pensando al ritiro.

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