Marco Rubio e Donald Trump. (Michael Ciaglo-Pool/Getty Images)

Rubio ha messo in difficoltà Trump

Nell'ultimo dibattito tv tra i candidati alle primarie Repubblicane prima del Super-Tuesday, Donald Trump è stato preso di mira come mai era successo fin qui

di Francesco Costa – @francescocosta
Marco Rubio e Donald Trump. (Michael Ciaglo-Pool/Getty Images)

A cinque giorni dal momento più importante delle primarie dei Repubblicani statunitensi – il Super-Tuesday, cioè il martedì in cui si vota in 13 stati contemporaneamente – è successa una cosa inedita: un candidato ha preso di petto Donald Trump durante un dibattito televisivo e lo ha ripetutamente messo in difficoltà e irriso. Ad aggiungere sorpresa, quel candidato è stato Marco Rubio, senatore della Florida, la cui candidatura era quasi deragliata quattro settimane fa proprio dopo un pessimo dibattito televisivo. Trump e Rubio sono due dei cinque candidati Repubblicani rimasti, e tra i più forti: l’altro candidato importante è Ted Cruz, senatore del Texas molto conservatore. Gli altri due candidati, John Kasich e Ben Carson, sono molto indietro nei sondaggi e anche nel dibattito di stanotte non sono riusciti a farsi notare (Carson a un certo punto ha scherzosamente sbottato: «Qualcuno attacchi anche me!»).

Gli attacchi di Rubio sono stati notevoli perché fin qui in campagna elettorale i candidati avevano evitato di criticare con questa continuità Donald Trump, per non alienarsi i suoi elettori, per paura delle efficaci ritorsioni di Trump (che ha praticamente distrutto Bush con una sola parola, «low-energy») e per l’idea che prima o poi la sua candidatura si sarebbe sgonfiata da sola. Dato però che quest’ultima cosa non è accaduta, e anzi Trump ha vinto tre delle quattro primarie che si sono tenute fin qui e appare oggi il chiaro favorito alla vittoria della nomination, Rubio ha cambiato approccio e ha attaccato Trump sulle cose su cui è più forte – le sue idee sull’immigrazione, la sua carriera da imprenditore – ma anche su Israele, sulla religione, sulla sanità e sulla sua credibilità personale. Inoltre lo ha fatto quasi sempre sorridendo, senza dare l’impressione di essere impegnato – com’era in realtà – nell’aggressivo tentativo di demolizione di un avversario.

Lo scambio più discusso della serata ha riguardato la riforma sanitaria. Trump ha detto che intende abolire la riforma dell’amministrazione Obama e che pensa di rimpiazzarla con una legge che permetta a tutte le assicurazioni sanitarie di vendere polizze in tutti gli stati, così da aumentare la concorrenza. Rubio ha detto che è un po’ pochino come piano, e gli ha chiesto se fosse tutto qui: «Gli do un minuto del mio tempo se ci spiega il suo piano». Al che Trump ha continuato a ripetere la storia dei «confini degli stati da cancellare», una, due volte, e Rubio lo ha interrotto «Ora si sta ripetendo», facendo un riferimento sarcastico e auto-ironico al suo pessimo dibattito di qualche settimana fa, quando Christie fece notare quanto Rubio ripetesse sempre le stesse cose. «Dici sempre le stesse cose», ha detto Rubio. «Tutti sono stupidi, renderò l’America grande, sono in vantaggio nei sondaggi, bisogna togliere i confini tra gli stati, tutte le sere». Visibilmente alterato, Trump non ha saputo dire molto se non continuare a ripetersi.

In un altro momento della serata, Rubio ha ricordato come Trump nel corso della sua carriera da imprenditore abbia assunto moltissimi lavoratori non americani, alcuni anche entrati clandestinamente nel paese. «Sei l’unico su questo palco che sia mai stato multato per aver assunto qualcuno illegalmente», ha detto Rubio. Trump ha risposto con efficacia – «Sono l’unico su questo palco che abbia mai assunto qualcuno, punto» – ma Rubio ha replicato ricordandogli un altro caso: «Trump ha detto bugie sulla storia dei suoi lavoratori immigrati polacchi». Trump: «Sì, sì, va bene, è una storia di 38 anni fa». Rubio: «Oh, ha detto bugie ma 38 anni fa. Dev’esserci la prescrizione per le bugie».

Rubio ha attaccato Trump anche nella qualità che gli riconoscono molti suoi avversari, cioè la sua capacità imprenditoriale. «Sei un imprenditore scadente. Io non so niente di come funziona una bancarotta. Io non so niente di come si mette in piedi un’università farlocca. Ci sono persone che hanno pagato 36.000 dollari per iscriversi a una scuola finta messa in piedi da te. E sapete cos’hanno ottenuto? Una foto con un cartonato di Donald Trump. Per 36.000 dollari». Quando Trump ha risposto attaccando Rubio per la sua complicata situazione economica di qualche anno fa – ha avuto molti debiti – gli è arrivato un altro duro attacco: «Se non avesse ereditato 200 milioni di dollari, sapete dove sarebbe Donald Trump adesso? A vendere orologi per strada a Manhattan».

Trump è stato messo in difficoltà anche quando è stato interpellato sulle sue dichiarazioni dei redditi, che fin qui si è rifiutato di diffondere come fanno invece per prassi i candidati alle elezioni statunitensi: Trump ha detto che le sue dichiarazioni dei redditi sono sotto esame da parte dell’agenzia delle entrate americana e che le diffonderà presto. Rubio e Cruz hanno detto che diffonderanno le loro dichiarazioni dei redditi nel fine settimana.

Ted Cruz non si è fatto notare moltissimo nel dibattito di stanotte, e questo potrebbe essere un problema per lui: quelli che vanno a votare nel Super-Tuesday sono soprattutto stati meridionali e molto religiosi, cioè quelli su cui più ha investito la sua candidatura. Se dovesse andare male – facendosi battere da Trump o dallo stesso Rubio – la sua campagna elettorale sarebbe probabilmente finita o quasi. Quando è intervenuto, però, stanotte Cruz ha deciso di non attaccare Rubio bensì aiutarlo a colpire Trump: quando si è discusso dell’università, per esempio, Cruz ha ricordato che Trump è formalmente accusato di truffa e per questo a luglio dovrà presentarsi in tribunale. «Se state valutando di votare quest’uomo come candidato Repubblicano, tenete in considerazione il fatto che a luglio dovrà presentarsi in tribunale e rispondere alle domande degli avvocati perché accusato di truffa. Come pensate che se ne occuperanno le televisioni?».

Il Guardian ha scritto che gli attacchi di Rubio «possono potenzialmente scuotere l’intera campagna elettorale dei Repubblicani», Politico ha definito quella di Rubio «un’imboscata». Il New York Times ha scritto che Rubio «ha finalmente mostrato l’aggressività che l’establishment Repubblicano aspettava di vedere da mesi. Rubio ha interrotto Trump, lo ha interrogato, lo ha imitato, gli ha parlato sopra e lo ha spiazzato». Il dubbio di molti analisti, naturalmente, è se sia o no troppo tardi: se il consenso per Donald Trump sia ormai così radicato nell’elettorato Repubblicano da non poter essere scosso più di tanto a questo punto, soprattutto finché i suoi avversari continuano a essere due o tre e quindi a togliersi consensi e spazio sui media a vicenda. Dopo il Super-Tuesday il numero dei candidati Repubblicani si sfoltirà ulteriormente, ma non è detto che sarà abbastanza: a meno che non arrivi per esempio un exploit di Rubio, e diventi a tutti gli effetti una lotta a due.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.